lunedì 18 luglio 2016

Su Aulonia

Si tratta di un blog sperimentale con cui ancora non so che fine farà però ho voluto provare anche se con qualche clima di incertezza.
Quindi se avete fiducia in me, in quello che in questi quasi due anni ho potuto scrivere, vi chiedo di seguire anche l'altro e di scoprire piano piano chi sia in realtà Aulonia e che vita faccia.


Così scrivevo cinque anni fa per annunciare il nuovo blog di Aulonia e a rileggerlo, un po' mi risolleva.
Sì perché al di là dello sconforto sono serena: raccontare una storia attraverso un blog dove ogni post rappresenta un capitolo di sicuro non è un'impresa facile (fare in modo di suscitare l'interesse, rileggere i capitoli precedenti e capire come proseguire...) ma se l'ho fatto è perché sentivo di farlo. 
Così come la decisione di finire, di non scrivere più non è stata avventata, ma neanche troppo ragionata. Diciamo che è cresciuta in un angolo e ha cominciato a svilupparsi non soltanto perché vedevo sempre di più un disinteresse nonostante il mio continuo proporre la storia realizzando concorsi e giveaway ma anche una maggior fatica nel continuare. 
Il disinteresse è responsabilità mia? Potrebbe anche essere. Dopotutto ho fatto da sola. Di certo non avevo un team di esperti del settore se non i commenti e il sostegno di chi ha continuato a seguirmi e si è anche dispiaciuto quando ho scritto che non avrei più continuato (grazie). 
Ho cominciato senza sapere che cosa mi avrebbe portato, a cosa mi avrebbe condotto e credo che questo sia lo stesso per chiunque voglia fare un blog (di qualsiasi genere) o anche partire per una meta, aprire un'attività. 
Se mi sono pentita? No, per niente. 
Qualche ora fa è comparsa nella mia bacheca di Facebook questo disegno perché la condivisi in questo stesso giorno qualche anno fa. 



La mia piccola creatura... 
Anche se non scrivo più la sua storia, non vuol dire che ho smesso di pensare a lei. Anzi, non vuol dire che lei ha smesso di abitare il mio mondo interiore. 
Non vuol dire che io l'abbia abbandonata del tutto. Diciamo che è finita una fase e mando il mio più profondo ringraziamento a tutti coloro che hanno voluto accompagnarci. 
Il blog rimane e sembra particolare come nell'ultimo post ci sia una chiusura del cerchio ma così non è o almeno per quanta riguarda il blog potrebbe anche essere. 
Lei continuerà ad esserci, ad accompagnarmi e magari crescerà, diventerà donna. 
Anche perché non si può restare dei figli per tutta la vita. 






P.S.: Il fatto che io scriva poco non è perché io abbia abbandonato il blog e neanche perché io mi sia data alla pazza gioia estiva. Semplicemente, ho dei problemi al computer che uso di solito e quindi adesso uso altro (il mio tablet) che però fa presto a usare tutta la connessione disponibile e quando è finita, è lento e molte opzioni tipo allegare un link ancora non riesco a fare. 
Un bacio! 


mercoledì 29 giugno 2016

13 giugno 2016, riprese del mediometraggio Clizia


Federica Navarria ovvero Clizia

Dal 13 giugno sono cominciate le riprese del mediometraggio Clizia di Alessandro Lonzi del quale ve ne avevo già parlato qui ed è stato proprio il 13 giugno, giorno tra l'altro del mio 33esimo compleanno, il giorno nel quale ho partecipato.
Ma prima desidero presentarvi il luogo ovvero Il Giardino Incantato di Elio Minguzzi che sta a Villanova di Bagnacavallo, via Aguta 34, in provincia di Ravenna.
Entrare in questo giardino è come entrare direttamente nell'anima di colui che ha fatto in modo che ci fosse ovvero Elio Minguzzi.
Il giardino vive da sé ed è essenziale non raccogliere niente e non portare niente dal di fuori. Bisogna lasciarlo così come lo si è trovato.
Così facendo, ci si rende conto che siamo ospiti del giardino.

mercoledì 1 giugno 2016

Giorgio Gaber e il Circolo degli Attori

E se lunedì vi ho parlato dello spettacolo del Circolo degli Attori basato sulla Commedia dell'Arte, sui suoi personaggi e canovacci, stavolta vi parlerò di Via Giorgio Gaber, 39 un po' anticipatamente visto che domani è festa e quindi non so se ci sono persone che lo leggeranno.
Prima un attimo di dietro le quinte.
In realtà l'impostazione dello spettacolo e il titolo sono venuti dopo.
Il regista, Davide Allevi, voleva fare uno spettacolo utilizzando testi di Giorgio Gaber ma ancora non c'era il contesto.
Quello che ci chiedeva era di leggere i testi di Gaber e scegliere quello che ci intrigava.
Io scelsi un testo (ve lo presenterò dopo) e all'inizio fui titubante perché una delle possibilità di recitarlo era qualcosa che desideravo non fare perché volevo toccare altre possibilità di interpretazione.
In pratica, mi si chiedeva di farlo come una vecchia, quasi simile a una strega.
Era un ruolo troppo simile ad altri che avevo fatto.
Cercai altri testi, ma quel testo rimaneva sempre.
E così quello che ci chiedeva Davide era "Perché dici quel testo? Che cosa c'è prima? Tu chi sei in quel momento?", domande che sono state fatte a tutti noi.
Inoltre desidero fare un'altra premessa: ogni ruolo sarà accompagnato da un video dove c'è Giorgio Gaber, ma questo non vuole assolutamente creare un paragone tra noi e lui.
Non era questo il nostro intento e anche se lo fosse stato, avremmo perso già in partenza.
Nostra intenzione non era imitarlo, ma prendere i suoi testi (scritti anche da Sandro Luporini) e incarnarli con quello che siamo noi.
Mi è sembrato doveroso specificare ciò.



E adesso, come è stato per Amore e Destino, vi accompagnerò lungo questo spettacolo tramite delle foto.
Stavolta sono più i fotografi, i quali mi hanno gentilmente concesso di usare le loro foto.
Le uniche foto sulle quali non è specificato il nome sono di Chiara Roncuzzi che sono le più numerose. Delle altre indicherò il nome.


Siete pronti? 





lunedì 30 maggio 2016

La Commedia dell'Arte e il Circolo degli Attori


E adesso posso permettere alla stanchezza di avermi così come a quella malinconia di venire dopo che ho concluso gli spettacoli teatrali. Penserò a quei lunedì e giovedì sera senza più incontri e prove. E nonostante ciò, sono felice.
Si dice che ci sono poche cose sicure nella vita. Io posso dire che quando mi esprimo con il teatro, coi miei compagni di avventura (ai quali ringrazio fortemente così come tutti coloro che vengono a vedermi) sento autenticità e verità. E potrebbe sembrare strano considerando che il teatro è visto come un mondo di finzione. Questo però visto dal di fuori perché ci vuole un enorme sincerità con se stessi e permettere anche ai quei lati in ombra, anche a quei sentimenti cosiddetti cattivi, di uscire.
Possiamo trasformare le nostre brutture, la nostra vergogna in pura bellezza.
E tanta, tanta merda per coloro che ci saranno domani allo spettacolo finale.


Così ho scritto venerdì 27 dopo che il 26 ho recitato in uno spettacolo (assieme a quello del 23)
Due spettacoli diversi, due ruoli diversissimi tra di loro che mi hanno anche permesso di esplorare nuovi lati della mia capacità teatrale.

Prima, un po' di dietro le quinte.

Dal 23 al 28 maggio (pausa il 27), al Tamo di Ravenna si è tenuta una rassegna teatrale dove ogni giorno c'era uno spettacolo diverso fatto dal primo, secondo, terzo anno del Circolo degli Attori più due Urban Officina dove i ragazzi erano mischiati.
Il 23 alle 21, il terzo anno (dove ci sono anch'io) ha inaugurato con due spettacoli ispirati dalla Commedia dell'Arte (ne avevo già parlato qui in occasione del Carnevale)
Gli spettacoli erano basati su due canovacci ideati da Roberto Guidobaldi intitolati Amore e Destino e La follia dello Zanzi (Zanzi non è il nome di una maschera, ma il cognome di uno dei nostri componenti, Paolo Zanzi)
Io ero nel primo e facevo lo Zanni, il servitore.
Ecco a voi un po' di foto-cronaca grazie alle foto di Chiara Roncuzzi, l'aiuto regista, che gentilmente mi ha concesso di pubblicarle qui.

Amore e Destino viene presentato da Rita Lugaresi che in questo spettacolo ha un doppio ruolo, quello del presentatore e del Capitano Matamoros (nome ideato da lei stessa)
Pubblico rispettabile, sono arrivati a voi i guitti
Già nel suo monologo sono presentate domande come Siamo noi che formiamo il nostro destino o stiamo solo procedendo verso di esso?
E l'amore in relazione al destino?
Spetta solo guardare lo spettacolo


Ed eccomi qua.



mercoledì 25 maggio 2016

La timidezza e la recitazione

Tre giorni fa una ragazza mi ha spedito un'e-mail ringraziandomi per il blog (grazie a te e a tutti voi che leggete) e per chiedermi qualcosa.
Tra le domande fatte c'era una che si può riassumere così: chi è timido può fare teatro?
In effetti appena vediamo qualcuno recitare sul palco non penseremo mai che lui in realtà sia timido e che magari fuori da quel palco, da quel set, in realtà non ha nessuna voglia di andare alle feste, di partecipare ad eventi e preferisce starsene tranquillo.
Anzi, si aspetterebbe da lui o lei la stessa spavalderia, lo stesso coraggio scenico che ha mentre recita anche quando è fuori.
Il punto è che un attore timido è quasi inconcepibile e se lo è, di solito agli altri sembra solo asociale e scontroso.
Eppure il punto è questo: la timidezza non è un ostacolo alla recitazione così come l'introversione.
Prima di fare teatro ero chiusa, quasi a livello ermetico.
Poi è arrivato il teatro e me ne sono innamorata. Prima mi ha permesso di trovare un modo per esprimermi, poi un luogo dove sento di appartenere.
Ma forse il mio esempio non è tanto importante o significativo quindi vi parlerò di coloro che sono timidi e famosi. Due esempi sono Robert de Niro e Johnny Depp.
Johnny Depp ci ha abituato ormai con mille trasformazioni a volte riuscite, altre volte no eppure è proprio il suo mascherarsi che lo porta a recitare, a tirare fuori la sua recitazione.



Quest'anno ha tre film in uscita, uno diverso dall'altro, compresa la commedia Mortdecai. Con quale genere si sente più a suo agio?
"Nell'irriverenza. Mi sono sempre sentito più a mio agio in ruoli comici, perché ti offrono più scelta. E poi sapete che mi è sempre piaciuto nascondermi dietro una maschera, perché posso fare di più con il mio personaggio. Io, Johnny, sono timido, ma quando mi nascondo dietro una maschera non ho paura di niente". (stralcio di questa intervista)




Maya Kitajima di Suzue Miuchi
(vai qui per i post dedicati al manga La maschera di vetro)

giovedì 19 maggio 2016

Le risposte per Aulonia e una comunicazione molto importante

Potrei parlare un po' dell'amarezza e anche un po' di rabbia quando continui a proporre iniziative per stimolare la curiosità verso la storia di Aulonia che alla fine ci si chiede: sto per caso sbagliando qualcosa?
Sì perché come è successo quando ho proposto il Disegna Aulonia a modo tuo (che per inciso, ho voluto poi che continuasse), solo una persona ha voluto partecipare.
Ecco, se volessi davvero parlare appunto dell'amarezza e della sensazione di sconforto quando vedi qualcosa, un tuo progetto, creatura, che porti avanti da alcuni anni, perderei di vista la persona che ha voluto partecipare: una carissima blogger, affezionata lettrice del mondo di Aulonia ovvero Romina Tamerici (questo il suo blog)
Nella scorsa iniziativa, ovvero scrivere un capitolo della storia, ho scelto proprio il suo.
Inoltre non devo dimenticare che alcune persone (tra le quali la stessa Romina) hanno voluto condividere questa iniziativa.
Ecco le sue risposte:


1) Da quanto tempo conosci Aulonia?
Da un bel po'. Quando ho iniziato a seguire il blog c'erano già alcuni post (forse una ventina) però ho iniziato a leggere dall'inizio e poi l'ho seguita.

sabato 14 maggio 2016

R.I.P. Pinuccio Sciola, colui che faceva cantare la pietra




La Sardegna, quest'isola misteriosa e arcana, è ricca di eccezionali maestri che fondano la propria arte sull'antichità della loro terra.
Fanno arte attraverso la natura e ogni volta sembra che stiano pregando in una cerimonia sacra.
In passato avevo parlato di Chiara Vigo, la tessitrice del bisso, di Maria Lai e delle sue dita filanti.
Questa volta invece vorrei trattare di Pinuccio Sciola in una triste circostanza: ieri è morto a causa di una malattia.
Di lui ne avevo già sentito parlare e soprattutto, rimasta incantata da quello che riusciva a fare ovvero far cantare la solida pietra.






domenica 8 maggio 2016

Iside, la scandalosa e la magnifica

Premessa: dopo una segnalazione (che ringrazio fortemente) su alcune incertezze nel post, ho ripreso mano al post. Chiedo scusa a chi studia egittologia se non è totalmente completo, ma se volessi raccontare tutto su di lei, un post non mi basterebbe.
Spero almeno che sia un post giusto.



Domenica scorsa ho deciso di realizzare una nuova bacheca su Pinterest e questa volta alla dea Iside (sì, in inglese è Isis e non ha nulla a che fare con il gruppo terroristico omonimo).



di Susan Seddon Boulet


Essa fa parte del pantheon egiziano e il suo nome in origine è Aset. (nota: Isis è la traduzione greco-latina da cui appunto proviene l'italiano Iside. A volte, per un migliore adattamento, viene chiamata Isi.)
Iside rappresenta una forma della Grande Madre. Lei stessa è protettrice della natura, della magia, dell'agricoltura, dei bambini; il suo nome indica in origine la sua posizione regale (il trono) ed una vera regina è pari al suo re.
Suo sposo è il dio Osiride e in alcune pitture lo si può vedere col caratteristico colore verde della pelle.
Entrambi sono figli di Nut, la dea del cielo e di suo fratello Geb, il dio della terra. 



Nut coperta di stelle rappresenta La Via Lattea. Sotto Geb
In mezzo troviamo Shu, figlio di Ra (dio del sole) e padre dei due dei.
Shu rappresenta l'atmosfera


sabato 7 maggio 2016

Il demone del pasticcio nel disegno


A volte succede che quando sono all'opera nel disegno, venga fuori il demone del "Ma sì! Scombiniamo tutto e facciamo un gran pasticcio! Buahahahhahahhahahahah!!!"
Nei primi tempi era più un "Cosa ho fatto? Dov'ero quando l'ho fatto? Oddio, è orrendo! E' inguardabile. Niente, lo butto."
Adesso è più un "E ora? Lavoriamoci ancora su. Poi deciderò."





Così ho scritto due giorni fa su Facebook.
Il 12 maggio dalle 18 c'è una raccolta fondi e la presentazione del mediometraggio Clizia di Alessandro Lonzi (di questo progetto ve ne ho parlato già qui) e io mi sono proposta per fare dei disegni da venderli. Parte del ricavato andrà alla raccolta fondi.
Stavo facendo un disegno con uno di quei pennarelli giapponesi ad inchiostro quando poi... 
Ci butto l'acqua e inizio a muovere il foglio in modo che l'acqua lo copri tutto.
Dopo che ho gettato l'acqua che era rimasta il dubbio era: "Che faccio? Cosa mi è preso?"
Molte volte ho gettato fogli oppure tralasciato disegni perché non erano come li immaginavo e qualcosa è andato storto.
E' un po' come volerci mettere il caos in quello che fai, l'entrare in una stanza e cominciare a scalciare tutto e scaraventare oggetti non tanto per rabbia, bensì per puro piacere.
Solo che poi viene il fatidico senso di colpa anche per l'impotenza di rimediare a quello che sembra solo un pasticcio sconclusionato.
Però anche il voler gettare a volte capita che non ci si riesca e così spesso lo si accantona nei suoi simili.
Questa volta mi sono detta "Bene, se pasticcio deve essere, che pasticcio sia."
Scherzosamente ho scritto poi che sarebbe meglio fare una preghiera al demone del pasticcio per aiutarmi.
Non ho fatto foto del prima perché c'era ancora un senso di vergogna assieme al "Che diavolo salterà fuori?"
Comunque alla fine ecco qui il mio lavoro




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