venerdì 3 febbraio 2012

Il segreto racchiuso nella poesia

La poesia, forse molto più della prosa porta in sé un segreto che è quello che dice Giuseppe Ungaretti, l'immenso, in questa intervista.



E il segreto non sta nella parola.



E' un segreto notturno poiché I poeti scrivono di notte



E si sa com'è la notte: è gelosa dei suoi stessi segreti e non accetta che chiunque, senza alcun rispetto, li scoprano.

Accostarsi alla poesia è come accostarsi a un momento magico racchiuso nel suono, nelle sensazioni, nelle visioni che essa ti provoca.



Nella poesia si può sentire il suo respiro.


giovedì 2 febbraio 2012

R.I.P. Wislawa Szymborska





Ho scoperto Wislawa Szymborska due mesi fa leggendo su una rivista una sua poesia e questa mi aveva tanto colpito che ho voluto realizzare un post (eccolo qua).
Stamattina leggo che è morta. Aveva 88 anni.
Ho scelto delle poesie qui per voi


Tutto


Tutto -
una parola sfrontata e gonfia di boria.
Andrebbe scritta fra virgolette.
Finge di non tralasciare nulla,
di concentrare, includere, contenere e avere.
E invece è soltanto
un brandello di bufera.





La gioia di scrivere


Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
Ad abbeverarsi ad un'acqua scritta
che riflette il suo musetto come carta carbone?
Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
da sotto le mie dita rizza le orecchie.
Silenzio - anche questa parola fruscia sulla carta
e scosta
i rami generati dalla parola "bosco".

Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
lettere che possono mettersi male,
un assedio di frasi
che non lasceranno scampo.

In una goccia d'inchiostro c'è una buona scorta
di cacciatori con l'occhio al mirino,
pronti a correr giù per la ripida penna,
a circondare la cerva, a puntare.

Dimenticano che la vita non è qui.
Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
Un batter d'occhio durerà quanto dico io,
si lascerà dividere in piccole eternità
piene di pallottole fermate in volo.
Non una cosa avverrà qui se non voglio.
Senza il mio assenso non cadrà foglia,
né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

C'è dunque un mondo
di cui reggo le sorti indipendenti?
Un tempo che lego con catene di segni?
Un esistere a mio comando incessante?

La gioia di scrivere
Il potere di perpetuare.
La vendetta d'una mano mortale.





Le tre parole più strane


Quando pronuncio la parola Futuro
la prima sillaba va già nel passato.

Quando pronuncio la parola Silenzio,
lo distruggo.

Quando pronuncio la parola Niente,
creo qualcosa che non entra in alcun nulla.



Amore a prima vista


Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
È bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
Uno "scusi" nella ressa?
Un 'ha sbagliato numerò nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.





Il cielo


Da qui si doveva cominciare: il cielo.
Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
Un'apertura e nulla più,
ma spalancata.

Non devo attendere una notte serena,
né alzare la testa,
per osservare il cielo.
L'ho dietro a me, sottomano e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva dal basso.

Perfino le montagne più alte
non sono più vicine al cielo
delle valli più profonde.
In nessun luogo ce n'è più
che in un altro.
La nuvola è schiacciata dal cielo
inesorabilmente come la tomba.
La talpa è al settimo cielo
come il gufo che scuote le ali.
La cosa che cade in un abisso
cade da cielo a cielo.

Friabili, fluenti, rocciosi,
infuocati e aerei,
distese di cielo, briciole di cielo,
folate e cumuli di cielo.
Il cielo è onnipresente
perfino nel buio sotto la pelle.

Mangio cielo, evacuo cielo.
Sono una trappola in trappola,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.

La divisione in cielo e terra
non è il modo appropriato
di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere
a un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari:
incanto e disperazione.





Lode della cattiva considerazione di sé


La poiana non ha nulla da rimproverarsi.
Gli scrupoli sono estranei alla pantera nera.
I piranha non dubitano della bontà delle proprie azioni.
Il serpente a sonagli si accetta senza riserve.
Uno sciacallo autocritico non esiste.
La locusta, l'alligatore, la trichina e il tafano vivono come vivono e ne sono contenti.
Non c'è nulla di più animale della coscienza pulita, sul terzo pianeta del sole.





Alla sua poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d'umana realtà

(Motivazione Premio Nobel Letteratura 1996)

mercoledì 1 febbraio 2012

Neve, di Maxence Fermine





La neve cade sulla città di Utagawa Hiroshige, 1840






La neve possiede cinque caratteristiche.
E' bianca.
Congela la natura e la protegge.
Si trasforma continuamente.
E' sdrucciolevole.
Si muta in acqua.


Un fiume tra montagne nevose di Utagawa Hiroshige 


Quando ne parlò al padre, questi vi trovò solo aspetti negativi, come se la strana passione del figlio per la neve gli rendesse l'inverno ancor più ostile.
"E' bianca; pertanto è invisibile e non merita di essere.
Congela la natura e la protegge; la superba, chi si crede d'essere per pretendere di rendere statua il mondo?
Si trasforma continuamente; pertanto è perfida.
E' sdrucciolevole; chi mai può provare piacere a cadere sulla neve?
Si muta in acqua; lo fa per meglio inondarci durante il disgelo."


Due uomini alla porta tra le montagne di Utagawa Hiroshige 


Yuko invece nella sua compagna vedeva cinque caratteristiche diverse, che appagavano il suo talento artistico.
"E' bianca. Dunque è una poesia. Una poesia di una grande purezza.
Congela la natura e la protegge. Dunque è una vernice. La più delicata vernice dell'inverno.
Si trasforma continuamente. Dunque è una calligrafia . Ci sono diecimila modi per scrivere la parola neve.
E' sdrucciolevole. Dunque è una danza. Sulla neve ogni uomo può credersi funambolo.
Si muta in acqua. Dunque è una musica. In primavera trasforma fiumi e torrenti in sinfonie di musiche bianche."



Toukaidou seki di Hiroshige Ichiyusai


"Per te è dunque tutto questo?" chiese il monaco.
"E ben altro ancora."
Quella notte il padre di Yuko Akita capì che l'haiku non sarebbe bastato per riempire con la bellezza della neve gli occhi del figlio.



Nichiren va in esilio sull'isola di Sado di Utagawa Kuniyoshi 


La vista della neve mi ha fatto venire la voglia di rileggere Neve, il romanzo breve di Maxence Fermine ambientato in Giappone nell'Ottocento con le illustrazioni Georges Lemoine che riprendono lo stile ukiyo-e.
Ne avevo già parlato qui quando parlavo del funambolismo dell'arte. E così mi è venuta anche voglia di riportare in questo post queste citazioni del libro.

E' una lettura che consiglio caldamente per la sua delicatezza. Sembra appartenere ad un altro mondo, fatto d'incanto. Vi dico solo questo poi magari fatemi sapere


Il libro è edito da AsSaggi di Narrativa Bompiani, 12 euro.
Esiste anche la versione senza le illustrazioni.


P.S.: Il primo nome che compare per i pittori giapponesi in realtà è il cognome, il nome di famiglia.


Neve tintinnante

Da ieri sta nevicando anche qui.
Anche se il freddo mi è ostile, rimango incantata nel vedere questo candore e la sua caduta mi fa pensare al tintinnio.




La neve è una poesia. Una poesia che cade dalle nuvole in fiocchi bianchi e leggeri. Questa poesia arriva dalle labbra del cielo, dalla mano di Dio. Ha un nome. Un nome di un candore smagliante. Neve.


(da Neve di Maxence Fermine)




P.S.: Ieri poi è stato il mio secondo anniversario su Youtube. Mi sono iscritta molto prima, ma il 31 gennaio 2010 ho caricato il mio primo video.

domenica 29 gennaio 2012

Morti di sonno, di Davide Reviati




Ieri ho scoperto che il graphic novel Morti di sonno di Davide Reviati è stato premiato ancora e in Francia questa volta.
Ho incontrato l'autore due anni fa al Teatro Rasi di Ravenna dove c'era una mostra con le tavole originali.


Booktrailer:



E' proprio il cane a sei zampe quello che a un certo punto vedete, il cane-marchio dell'Eni.
Infatti Morti di sonno parla del villaggio ANIC che c'è qui a Ravenna dove è nato lo stesso autore.
Parla dell'infanzia di questi ragazzi passata a giocare a calcio, a correre sempre...
Sono grati a Enrico Mattei perché ha fatto costruire le case, i giardini, i campi da calcio, i cinema dove sono trasmessi i film coi couboi (ho riportato come è scritto) però ogni tanto succede qualcosa...

(Quello che vedrete qua sotto è la videolettura di una scena. Potrebbe contenere degli spoiler)


Il tratto dei disegni è molto veloce quasi se fossero degli schizzi, la lettura è scorrevolissima a dispetto del volume, 348 pagine. 
A tratti malinconica, a tratti poetica, ci immergiamo in questa storia dove chiunque, anche se non ha vissuto al villaggio ANIC o in una periferia può riconoscersi oppure sentirsi partecipi.
Per me è un grande orgoglio che un mio concittadino stia ricevendo così tanto e per una storia che appartiene alla città di Ravenna, che magari a prima vista potrebbe far dire Ma chi vuoi che s'interessa a una storia così?

Da quando è uscito, nel 2009, ha cominciato a mietere premi non solo qua in Italia, ma anche all'estero

  • 2009 - Premio come Miglior libro di scuola italiana per Morti di sonno al Romics di Roma
  • 2010 - Premio Micheluzzi al Napoli Comicon come Miglior libro per Morti di sonno


premiato da Milo Manara

  • 2011 - Premio Diagonale a Ottignies-Louvain-la-Neuve (Belgio) come Miglior libro straniero per Etat de veille
  • 2012 - Premio dBD a Parigi come Miglior libro straniero per Etat de veille


Sono premi che vanno ad attestare il grande valore di quest'opera sincera.



Altre sue interviste:

Qui quella di Flavio Camilli su Mangialibri
tratte dal blog Le buone interferenze (qui la prima parte, qui la seconda e qui la terza)

Io vi consiglio enormemente di leggere questo graphic novel, se lo merita pienamente e non ve lo dico solo da una sua concittadina, ma anche da amante del fumetto.
I fumetti a volte possono raccontare storie che a volte le sole parole non bastano. Servono anche delle immagini.


Morti di sonno di Davide Reviati edito dalla Coconino Press, 2009
euro 17

sabato 28 gennaio 2012

Un anno con Aulonia


Esattamente un anno fa decisi di creare un altro blog: Aulonia.
Si tratta di un blog dove potevo liberare la mia fantasia, la mia creatività in un altro modo, diverso da quello che succede qui: scrivendo in prima persona.
Ma non si tratta di un mio diario personale, bensì quello di Aulonia, questa bambina ragno.

Però attenzione perché proprio in questo primo anniversario ci sarà un'ulteriore svolta: dopo aver subito un trapianto di occhi, dopo che è stata fatta nascere sulla Terra (di cosa sto parlando? Leggete il blog), ora un'altra notizia la sconvolgerà, tanto da lasciarla senza parole.


Questo è solo un particolare dell'intero disegno che ho realizzato. Diciamo che è un'anteprima.


Spero di avervi incuriositi abbastanza e se davvero volete leggere le sue pagine di diario e sapere cosa le succederà, vi invito qui e non preoccupatevi se pensate di leggere un tomo di enciclopedia: sono solo 28 post.
Lo so che sono pochi per un anno, ma diciamo che questo blog è un work in progress dove magari mi viene in mente un'idea e poi dopo la rigetto. Mi sa che un anno fa non avrei mai saputo di come la sua storia proseguisse. E' un po' come se ti chiedessero come ti vedi fra 10 anni. Puoi fare congetture, ma alla fine non puoi essere certo.


Grazie mille per l'attenzione.


P.S.: Tutto quello che scrivo in questo secondo blog è di mia fantasia e deve essere valutato da questo punto di vista. Magari alcune cose, come sensazioni e stati d'animo possono essere riportate alla realtà però altre vanno considerate in quel contesto. 

venerdì 27 gennaio 2012

Un video per la Giornata della Memoria

Oggi è la Giornata della Memoria e io voglio lasciare la parola a questo video per non dimenticare né oggi né mai, per non dimenticare non solo le vittime dello Shoah, ma tutte quelle che hanno dovuto subire una barbarie soltanto perché un popolo ha deciso così, perché li ritiene inferiori.
La Storia ne è piena (basta pensare nel passato anche ai pellerossa) e ancora oggi succede che un popolo debba essere insultato, maltrattato perché ritenuto non degno di vivere.



Immagini: Il diario di Anna Frank di George Stevens 1959;
Canzone Dio fà qualcosa tratto dal film Il gobbo di Notre Dame, 1996

mercoledì 25 gennaio 2012

Georges Méliès: il padre della fantasia (filmata)


Il film Hugo Cabret di Martin Scorsese è in testa per le nomination agli Academy Award (ben 11), ma non è di questo che voglio parlare qui nel blog bensì di un personaggio che compare nel film: Georges Méliès, interpretato da Ben Kingsley.

Chi è Georges Méliès? Forse quest'immagine vi farà venire in mente.



Ovviamente non è lui Méliès, ma si tratta del suo fotogramma più famoso, quello per il quale è ricordato. Ovvero, il fotogramma del film Viaggio nella Luna del 1902



Ecco qua il vero Méliès.



Se ai Fratelli Lumiére viene dato il merito di aver ideato il cinema come ripresa dal vero, a Georges Méliès invece è dato il merito di aver pensato il cinema come fantasia su pellicola.
Méliès è un illusionista quando rimase colpito da questa scoperta dei fratelli Lumiére. Bisogna ricordare che la loro scoperta non è che una perfezione di tecniche antecedenti tra le quali la lanterna magica (una specie di videoproiettore) tanto che capì il potere di questa nuova prodigiosa arte.

dal libro Il cinema muto - Un linguaggio universale di Michel Marie

Il "poter registrare la vita com'è" non era quello che interessava a Georges Méliès il quale, nel 1897, costruisce a Montreuil un vero e proprio studio cinematografico, dove realizza quei film a trucchi che diventeranno il suo tratto distintivo. All'inizio le sue immagini non riproducono altro se non gli spettacoli di illusionismo che egli mette in scena al teatro Robert-Houdin (Escamotage d'une dame chez Robert-Houdin, ad esempio, in cui fa sparire l'assistente Jehanne d'Alcy o la trasforma in uno scheletro, per poi restituirle le sue forme). In seguito, sviluppando le storie allo scopo di mettere in risalto i trucchi, Méliés moltiplica la successione dei quadri, arrivando a comporne una trentina per un "lungometraggio" considerato tra i suoi capolavori: Il viaggio nella Luna.
Tuttavia, fino alle ultime pellicole realizzate nel biennio 1912-12 (ad esempio Le chevalier des neiges, 1912, oppure Le voyage de la famille Bourrichon, 1913), Méliès resta fedele a un modo di rappresentazione assai coerente, un modo che si impone all'incirca fino al 1908.
Il termine utilizzato per indicare la scena filmata non è più veduta (vue), ma quadro (tableau). I quadri, anche in successione funzionano in maniera autarchica: danno vita a un'azione il più possibile completa che vi si svolge integralmente. L'inquadratura mostra un campo medio, finalizzato alla ripresa della scena nella sua totalità, e la macchina da presa è posizionata in maniera orizzontale e frontale. Tutti questi aspetti determinano un movimento centrifugo dei segni e dei gesti, movimento che si oppone, come ha dimostrato Noel Burch ne Il lucernario dell'infinito, a tutte le operazioni di "centramento" dello sguardo e dei personaggi, nonché del loro punto di vista.
Da qui l'esperienza dell'esteriorità primitiva, che caratterizza il cinema dei primi anni, esperienza che si distanzia profondamente dai tentativi posteriori del cinema di integrare - attraverso lo sguardo, i raccordi e il montaggio - lo spettatore nella scena filmica.
Le prime pellicole di Ferdinand Zecca, Albert Capellani, Alice Guy, Louis Feuillad e altri sottostanno a questo modello e a questo tipo di messa in scena. Un film celebre come Histoire d'un crime (1901), ad esempio, è realizzato in studio, con campi medi, inquadrature frontali, scene autonome in cui è sviluppato un piccolo racconto e un protagonista relativamente anonimo. Ritroviamo tutti questi elementi in centinaia di film del periodo: Ali Baba et les 40 voleurs, Aladin et la lampe marveilleuse ecc. I riferimenti estetici di Méliès concernono sia la scelta del music-hall sia gli ambiti del disegno e della caricatura. La messa in scena del regista francese, infatti, riduce la profondità di campo a favore degli effetti "di superficie" e del grafismo visivo. In questo senso, Méliès prefigura quel tipo di cinema che privilegia la cura del dettaglio decorativo e lo storyboard, quello dell'operatore spagnolo Segundo de Chomon, fra i primi a usare gli effetti speciali per Pathé e a colorare a mano i fotogrammi con la tecnica del pochoir. Vi è anche un'estetica "caligarista" (riferita al film espressionista di Wiene) assai grafica, estetica che attraversa l'intera storia del cinema fino ai giorni nostri ponendo grande attenzione alla ricerca plastica (un esempio per tutti: i film di Tim Burton.)


Se volete ringraziare per il senso di meraviglia che provate nel viaggiare in altri mondi, sapete chi ringraziare.
Grazie a lui si può davvero fare adesso un...


Un viaggio attraverso l'impossibile
(Le voyage a travers l'impossible, 1904)


P.S.: C'è anche da dire che ora, con tutti questi effetti speciali strabordanti, spesso la meraviglia non è più presente, neanche contemplata.
Credo che a volte sia preferibile tornare un attimo indietro o almeno calibrare bene. Oppure non affidare solo agli effetti speciali il compito di raccontare una storia.


sabato 21 gennaio 2012

R.I.P Etta James


L'ho saputo solo adesso e non posso non dedicarle un post.
La musica soul ha un grande fascino per me e sentire che oggi è morta una delle regine per me è un dispiacere enorme.
Sentire la sua voce così calda e profonda è qualcosa che davvero tocca l'anima.









Di sue canzoni ce ne sono molte altre e tutte meritevoli.

Ragazzi, futuri canterini, volete saper cantare davvero????
Non credete che la visibilità, il televoto vi possano dare il talento necessario.
Ascoltate Etta James e stupitevi perché lei SA cantare!!!

venerdì 20 gennaio 2012

I Sogni (dei) Pazzi




Disney (da Dumbo, 1941)


+




Dalì (da Io ti salverò di Alfred Hitchcock, 1945)


=





Destino




1946. Dalì andò negli Stati Uniti per incontrarsi con Walt Disney. Avevano in progetto di realizzare un cortometraggio
Ma l'episodio non fu finito per tempo e i tempi di progettazione si rivelarono più lunghi del previsto e gli studios Disney erano in profonda crisi finanziaria. Il progetto sfumò.
1999. Il nipote di Walt, Roy Disney, durante la lavorazione di Fantasia 2000, trovò i progetti di Destino e un filmato breve. Pensò di completarlo.
2003. Destino fu completato dopo quasi 60 anni.
Per l'occasione fu organizzata una mostra e una storia della rivista Topolino parla di questo incontro speciale.






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