mercoledì 29 dicembre 2010

Il mito di Amore e Psiche

Due amanti...
Un amore intenso, ma oltraggiato...
I parenti che ti osteggiano...
Delle prove da superare...
Piccoli aiutanti magici...
Il sonno dell'amata...
Il risveglio...
Il lieto fine.

Quale fiaba sto raccontando?
Da questi indizi voi potreste dire chissà quanti titoli eppure io sto parlando di una sola fiaba o meglio, di un mito antico narrato da Apuleio nel suo Le Metamorfosi: quello di Eros e Psiche.
E sapete il perché? Perché questo mito è considerato la madre di tutte le fiabe nel tempo e anche nello spazio visto che anche fiabe di altri paesi hanno in comune una moltitudine di cose.

Che cosa racconta questo mito? Brevemente vi faccio il riassunto.

Psiche è una fanciulla così bella che viene considerata una dea alla pari di Afrodite, la dea della bellezza e dell'amore. Ma Afrodite non è un tipo che sta a guardare quindi incita suo figlio, Eros a farla innamorare con una delle sue frecce di un mostro orrendo.
Il tempo passa e Psiche non riesce a trovare un marito visto che tutti gli uomini tendono ad ammirarla da lontano mentre le sue due sorelle sono già accasate.
Psiche e i suoi genitori consultano un oracolo e questo avverte del pericolo: Psiche dovrà sposarsi "...un mostro malvagio, feroce e viperino che d'ali andando per l'aria tutti molesta. Giove stesso ne trema, molto lo temono i numi, ne ha terrore persino il mondo infernale.".
Psiche acconsente a questo matrimonio nonostante il parere negativo dei suoi genitori e con il vestito da sposa nel luogo prestabilito e verrà condotta nel palazzo del mostro da Zefiro.
Lei non può vedere il suo sposo, ma potrà sentire la sua voce e anche quelle delle sue ancelle che sono a sua disposizione. Inoltre, Psiche e il suo sposo passano le notti insieme e in una di queste lei rimarrà incinta.
Intanto le due sorelle la stanno cercando e Psiche vuole andarle incontro contro il volere dello sposo che alla fine acconsente, ma la mette in guardia. Queste, vedendo che Psiche sta bene ed è perfettamente accasata, rodono per l'invidia e decidono di avvertire Psiche di un falso pericolo: lo sposo la vuole ammazzare dopo che lei abbia partorito.
Psiche, credendo della buona fede delle sorelle, decide di scoprire chi è il suo sposo e dopo una notte di fuoco, accende una lanterna e così conosce l'identità del "mostro": è Eros, il dio dell'amore.
Psiche rimane lì a guardarlo estasiata però una fiammella della lanterna cade e ferisce Eros. Lui si sveglia e vistosi scoperto, scappa velocemente. Psiche rimane lì a guardarlo e presa dallo sconforto cerca di suicidarsi, ma lì vicino passa il dio Pan con la ninfa Eco la frenò dal suo gesto.
Psiche vagabondò e chiese aiuto alle divinità presenti, ma nessuna cercò di aiutarla per non fare un torto ad Afrodite così, dopo un viaggio errante, e dopo essersi vendicata delle due sorelle, decide di presentarsi alla dea che la sottopone a delle prove da superare.
Psiche si farà prendere dallo sconforto perché le prove sono difficili, ma ci saranno delle piccole creature che la aiuteranno per portare a fine il compito.
Allora Afrodite la sottopone a un compito gravoso: andare negli Inferi e chiedere a Proserpina un po' della sua bellezza inserendola in una scatoletta.
Ancora una volta, la curiosità di Psiche gioca un brutto scherzo perché la scatoletta non contiene altro che un sonno infernale e lei cadde come morta.
Eros recuperò il suo stato e corse dalla sua amata risvegliandola.
Infine il lieto fine con il matrimonio di Eros e Psiche, divenuta immortale.
La bambina si chiama Voluttà.

Ho cercato di riassumere il più possibile tenendo però ben chiaro lo svolgimento del mito.

Adesso elenco le opere ispirate da questo mito. Alcune sono famose altre no:




Cupido e Psiche di Annie Swynnerton, 1891





Cupido e Psiche di Paul Jacques Aimbaudry



Psiche di Guillame Seignac


Il bagno di Psiche di Charles-Joseph Natoire, 1735 ca.



Cupido in volo è colpito dalla bellezza di Psiche di Maurice Denis, 1908


I genitori di Psiche la abbandonano sulla sommità della montagna di Maurice Denis, 1909 ca.


Psiche scopre che il suo amante segreto è Cupido di Maurice Denis, 1908


Cupido e Psiche nel pergolato nuziale di Hugh Douglas Hamilton, 1792 - 93


Cupido e Psiche che si baciano, copia romana



Cupido e Psiche di Middleton Jameson, 1898


Psiche che tiene una scatola d'argento di John Reinhard Weguelin, 1890 


Amore e Psiche di Louis Jean François Lagrenée


Cupido e Psiche di Benjamin West, 1808


Eros e Psiche di Johann Heinrich Fussli 



Psiche dormiente di Michelangelo Palloni (affresco), 1688


Amore e Psiche di Edvard Much, 1907


Psiche e Caronte di Errol Le Cain 


Cupido e Psiche di William Etty


Cupido e Psiche di Alphonse Legros


Amore e Psiche di Francois Edouard Picot, 1819


Cupido ha trovato Psiche di Edward Burne Jones, 1865 ca.


Psiche e Pan di Edward Burne Jones, 1872 - 74


Il matrimonio di Psiche di Edward Burne Jones, 1895


Cupido consegna Psiche di Edward Burne Jones


Psiche agli Inferi di Eugène Ernest Hillemacher, 1865



Psiche e Cerbero di Edmond Dulac



Psiche agli Inferi di Adolph Lalyre


Psiche negli Inferi di Paul Alfred de Cuzon


Amore e Psiche di François Gérard, 1798


Il rampimento di Psiche di W.A. Bouguereau, 1895


Psiche di W.A. Bouguereau, 1892


Amore e Psiche bambini di  W.A. Bouguereau, 1890
noto erroneamente come Il primo bacio che è del 1873


Amore e Psiche di W.A. Bouguereau, 1889


L'amore di Psiche di Eugene Medard, 1878



La loggia di Psiche di Raffaello Sanzio nella Farnesina (Roma), 1517 


Il matrimonio di Psiche di Raffaello Sanzio, 1517


Il matrimonio di Psiche di Pelagio Palagi, 1808
quello al centro è Giove


Psiche e Mercurio di Adriaen De Vries



Eros e Psiche di Clodion



Il matrimonio di Psiche nella sala del Palazzo Ducale di Mantova


 Amore e Psiche che si abbracciano di Antonio Canova, 1788 - 1793


particolare del precedente





Amore e Psiche in piedi di Antonio Canova, 1796 - 1800


particolare del precedente


Psiche fanciulla di Antonio Canova


Eros e Psiche di Antonio Canova
(è stato anche un pittore, ma non ha mai raggiunto l'eccellenza come con le sculture)



Cupido e Psiche, Jean Baptiste Regnault


Amore e Psiche di Orazio Gentileschi, 1628 - 1630



Psiche onorata dal popolo di Luca Giordano, 1692



Psiche servita dagli spiriti invisibili di Luca Giordano, 1702


Psiche viene visitata nella notte da Cupido di Luca Giordano



Psiche mostra alle sue sorelle i doni ricevuti da Cupido di Luca Giordano


Psiche scopre Cupido di Luca Giordano


Cupido abbandona Psiche di Luca Giordano



Psiche punita da Venere di Luca Giordano, 1702



Il matrimonio di Psiche di Luca Giordano


Amore risveglia Psiche dal sonno causato da Proserpina di Anthoon Van Dick, 1638 - 1640


di Michelangelo Palloni, 1688 ca.


Psiche scopre l'identità dell'amante e fa cadere una goccia di olio bollente di Jacopo Zucchi, 1589


Cupido e Psiche durante uno dei loro incontri notturni di Jacques Louis David, 1817



Amore e Psiche, pittura greca


Psiche apre la porta del giardino di John William Waterhouse


Psiche apre lo scrigno d'oro di John William Waterhouse, 1903


Amore e Psiche di Auguste Rodin, 1905



Psiche di Auguste Rodin



Il bagno di Psiche di Frederick Leighton, 1890



Il risveglio di Psiche di Guillaume Seignac


Psiche di Guillame Seignac 


Psiche abbandonata da Amore di Giovanni di Niccolò de' Luteri detto Dosso Dossi, 1525 circa



Amore e Psiche di Angelica Kauffmann, 1792


Psiche e Caronte di John Roddam Spencer Stanhope, 1883 



Psiche abbandonata di Pietro Tenerani, 1819


Psiche svenuta di Pietro Tenerani, 1822



Psiche abbandonata di Augustin Pajou, 1790


particolare del precedente


Psiche abbandonata di Jacques-Louis David, 1795



Psiche abbandonata di Jean Joseph Taillasson



Eros e Psiche, affresco pompeiano, 45 - 79 d.C.

 

Il rapimento di Psiche di Oscar Pereira da Silva, 1914


Cupido e Psiche di Joshua Reynolds, 1789






Avrete senz'altro notato che spesso ricorre la farfalla sia che la tiene Psiche, sia che lei abbia ali da farfalla. Infatti col termine "psyche" s'intende anche la farfalla oltre all'anima.

Psiche non poteva non ispirare i poeti. Infatti Giovanni Pascoli l'ha inserita nei suoi Poemi conviviali nel 1905:


O Psyche, tenue più del tenue fumo
ch’esce alla casa, che se più non esce,
la gente dice che la casa è vuota;
più lieve della lieve ombra che il fumo
disegna in terra nel vanire in cielo:
sei prigioniera nella bella casa
d’argilla, o Psyche, e vi sfaccendi dentro,
pur lieve sì che non se n’ode un suono;
ma pur vi sei, nella ben fatta casa,
ché se n’alza il celeste alito al cielo.
E vi sfaccendi dentro e vi sospiri
sempre soletta, ché non hai compagne
altre che voci di cui tu sei l’eco;
ignude voci che con un sussulto
sorgere ammiri su da te, d’un tratto;
voci segrete a cui tu servi, o Psyche.
Intorno alla tua casa, o prigioniera,
pasce le greggi un Essere selvaggio,
bicorne, irsuto; e sui due piè di capro
sempre impennato, come a mezzo un salto.

E tu ne temi, ch’egli là minaccia
impazïente, e sempre ulula e corre;
e spesso guazza nel profondo fiume,
come la pioggia, e spesso crolla il bosco,
al par del vento; e non è mai l’istante
che tu non l’oda o non lo veda, o Psyche,
Pan multiforme. Eppur talvolta ei soffia
dolce così nelle palustri canne,
che tu l’ascolti, o Psyche, con un pianto
sì, ma che è dolce, perché fu già pianto
e perse il tristo nel passar dagli occhi
la prima volta. E tu ripensi a quando
vergine fosti ad un’ignota belva
data per moglie, crudel mostro ignoto.
E sempre al buio tu con lui giacesti
rabbrividendo docile, ed alfine,
vigile nel suo sonno alto di fiera,
accesa la tua piccola lucerna,
guardasti; e quella belva era l’Amore.
E lo sapesti solo allor che sparve,
l’Amore alato. E ne sospiri e l’ami.
E nella casa di ben fatta argilla,
dove sei schiava delle voci ignude,
sempre l’aspetti, che ritorni, e dorma
con te. Tu piangi, quando Pan, la notte,
fa dolcemente sufolar le canne;
piangi d’amore, o solitaria Psyche,
nella tua casa, dove più non tieni
posto, che l’ombra, e non fai più rumore,
che l’alito; e le voci odi che fanno
all’improvviso a te cader dal ciglio
la stilla che non ti volea cadere.
Però che sono e sùbite e severe
le più; ma più di tutte una che sempre
contende e grida, ad ogni tuo sospiro
verso l’alata libertà: "Non devi!"
Quella non t’ama, credi tu; ma un’altra
è, sì, che t’ama, e ti favella a parte
e ti consola, e teco piange, e parla
così sommessa che tu credi a volte
che sia meschina prigioniera anch’ella.

E tu devi, d’un mucchio alto di semi,
far tanti mucchi, e sceverare i grani
d’orzo, i chicchi di miglio, le rotonde
veccie, i bislunghi pippoli di rena.
E come fine polvere di ferro
sparsa per tutto il mucchio è la semenza
dei papaveri. E tu, Psyche, tu gemi
trepida, inerte; e poi con le tue dita
d’aria ti provi, scegli a lungo i semi
del papavero immemore, e in un giorno
tanti ne cogli, quanti appena udresti
cantare nella secca urna d’un fiore.
E piangi, ed ecco vengono le figlie
dell’alma Terra, frugole e succinte,
dalla pineta dove a Pan selvaggio
frangean tra gli aghi dei pinastri il suolo.
Non so chi disse alle operaie nere
di Pan la cosa. Ma si fa d’un tratto
un brulichìo per l’odorata selva;
e sgorgano esse a frotte dai minuti
lor collicelli, mentre Pan nell’ombra
s’addorme al canto delle sue cicale.
E salgono alla casa, onda su onda,
fila incessante di formiche, ed opre
vengono a te; ma prima i grani d’orzo,
pesi, e i bislunghi pippoli di vena
portano, due di loro uno di quelli;
fanno le veccie di tra il biondo miglio,
poi fanno il miglio minimo, poi vanno.
E resta a te la polvere di semi,
di cui ciascuno dal suo nulla esprima
un lungo stelo e il molle fior del sonno.

E il molle sonno tu lo chiami, o Psyche,
dacché di quelle voci una, la voce
che non t’ama e ti sgrida aspra, ti disse:
"Vil fanticella, prendi questa brocca
e va per acqua al nero fonte; al fonte
di cui sgorga l’oscura onda, sotterra,
al fiume morto. Esci per poco, e torna."
E tuo mal grado, o schiavolina, andasti
con la tua brocca di cristallo al fonte;
e là vedesti, su la grotta, il drago,
l’insonne drago, sempre aperti gli occhi;
e tu chiudesti, o Psyche, i tuoi, da lungi
rabbrividendo; ed ecco, non veduto,
uno ti prese l’anfora di mano,
che piena in mano dopo un po’ ti rese,
e dileguò. Tu lentamente a casa
tornavi smorta, e con un gran sospiro,
apristi gli occhi, e nel cristallo puro
tu guardasti l’oscura acqua di morte,
e vi vedesti il vortice del nulla,
e ne tremasti. E Pan allora un dolce
canto soffiò nelle palustri canne,
che tu piangesti a quel pensier di morte
come piangevi per desìo d’amore:
lo stesso pianto, così dolce, o Psyche!
Ma pur ne tremi, o Psyche, ancora, e mesta
invochi il sonno, perché a te nasconda
quell’altro sonno, che non vuoi, più grande!
Ma delle voci di cui tu sei schiava,
quella che t’ama e ti consola a parte,
ecco che ti favella e ti consola:
"Povera Psyche, io so dov’è l’Amore.
Oh! l’Amore t’aspetta oltre la morte.
Di là, t’aspetta. Se tu passi il nero
fiume sotterra, troverai l’Amore.
Tremi? C’è un vecchio, vecchio come il tempo,
che tutti imbarca, e non fa male a Psyche!
E c’è un cane, oltre il fiume, che divora
ciò ch’è di troppo, e non fa male a Psyche!
Pallida Psyche, prendi tra le labbra
che sembrano due petali appassiti
di morta rosa, un obolo, e leggiero
tienlo, così, che te lo prenda il vecchio,
né tu lo senta; e chiudi gli occhi, e dormi.
E prendi una focaccia, anche, col miele
e col mite papavero, e leggiera
tienla, così, che te la prenda il cane,
né tu lo senta; e chiudi gli occhi, e dormi.
Appena desta, rivedrai l’Amore."

Tu la focaccia prendi su, col miele,
tu chiudi nelle labbra scolorite
l’obolo; e non so quale alito lieve
ti porta via. Per dove passi, un’ombra
passa, non più che d’ali di farfalla.
Ma tu non dormi; e lievemente il vecchio
ti prende il piccolo obolo di bocca;
ma tu lo senti, e senti anche la rauca
lena del vecchio rematore, come
se alcuno seghi il duro legno, e come
se alcuno picchi su la putre terra;
anche senti un latrato, solitario;
e tremi tanto, che di man ti sfugge
ah! la focaccia, e fa un tonfo nell’acqua
morta del fiume. Ed anche tu vi cadi,
cadi nel queto vortice del nulla.

Ma Pan il gregge pasce là su l’orlo
del morto fiume. Non udivi il suono,
là, della vita? Tremuli belati
e cupi mugli, il gorgheggiar d’uccelli
tra foglie verdi, e sotto gravi mandre
lo scroscio vasto delle foglie secche.
E ti cullava nella vecchia barca
un canto lungo, che da te più sempre
s’allontanava sino a dileguare
nella dimenticata fanciullezza.
Pan! era Pan! Egli ti porge un braccio
ispido, e su ti leva intirizzita,
gelida, o Psyche; immemore; e ti corca
nuda così, lieve così, nel vello
del suo gran petto, e in sé ti cela a tutti.
Quali alte grida là dal mondo! Quali
tristi lamenti intorno alla tua casa,
d’argilla, o Psyche, donde più non esce
il tenue fumo, alla tua casa vuota
di cui sparve il celeste alito in cielo.
Ti cercano le genti, o fuggitiva.
O Psyche! o Psyche! dove sei? Ti cerca
nel morto fiume il vecchio che tragitta
tutti di là. Ti cerca, acre fiutando,
dall’altra riva il cane che divora
ciò ch’è di troppo. Tutti, o Psyche, invano!
O Psyche! o Psyche! dove sei? Ma forse
nelle cannucce. Ma chi sa? Tra il gregge.
O nel vento che passa o nella selva
che cresce. O sei nel bozzolo d’un verme
forse racchiusa, o forse ardi nel sole.

Ché Pan l’eterno t’ha ripresa, o Psyche.


E anche John Keats realizza un'Ode a Psiche nella sua raccolta Iperione del 1884:


Ascolta, o Dea, questi versi dissonanti
Strappati dalla dolce violenza e dal ricordo caro;
E che sin entro la morbida conchiglia del tuo orecchio
Sian cantati i tuoi segreti, perdona.
Certo ho sognato, oggi – o davvero l’alata Psiche
Ho visto con i miei occhi aperti?
Giravo spensierato per un bosco
Quando di colpo estasiato per la sorpresa
Due belle creature vidi, coricate fianco a fianco,
Nell’erba folta, sotto un sussurrante tetto
Di foglie e tremuli fiori, ove un ruscello
Appena visibile scorreva:
Tra i taciti fiori dalle fresche radici, azzurri lunari,
Dolcemente profumati nei purpurei boccioli,
Giacevano con quieto respiro sopra un letto d’erba,
Le braccia intrecciate e le ali,
Solo le labbra non si toccavano, ché ancora non s’eran dette addio.
Come se sperate dalle mani dolci del sonno
Fosser pronte a superare il numero dei baci passati
Quando l’alba l’occhio tenero aprisse dell’amore nascente.
Conoscevo bene il fanciullo alato;
Ma tu, o felice colomba felice, chi eri?
La sua Psiche fedele!

Oh tu, ultima nata visione, più dolce
Sei di tutta la svanita gerarchia Dell’Olimpo,
Più bella di Diana nelle sue regioni di zaffiro,
Più bella di Venere, la lucciola amorosa del cielo,
Tu, la più bella sei, pur se tempio non hai,
Né altare colmo di fiori,
O coro di vergini che dolcemente piangano
La tua mezzanotte,
E non voce, o liuto, o flauto, o incenso squisito
Che fumi dal turibolo scosso,
O santuario, bosco, oracolo o ardore
Di profeta sognante della pallida bocca.

Tu, più splendida sei, pur troppo tardi nata
Per gli antichi voti o per l’ingenua lira appassionata,
Quando sacri erano i rami della foresta
Incantata, sacra era l’aria, l’acqua, il fuoco:
Pure, anche un questi giorni tanto lontani
Dalle fedi felici, le tue ali lucenti
Che volteggiano tra gli olimpi in rovina io vedo,
E canto, ai miei soli occhi credendo.
Sì, lascia sia io il tuo coro e il pianto
Alzato per la tua mezzanotte,
Lascia sì io la tua voce, il tuo liuto, il tuo flauto,
Il tuo incenso squisito che fuma dal turibolo scosso,
Il tuo santuario, il tuo bosco, il tuo oracolo e l’ardore
Di un profeta sognante dalla pallida bocca.

Voglio essere io il tuo sacerdote, e costruirti un tempio
Nelle inesplorate regioni della mia mente,
Dove ramosi pensieri, appena nati con piacevole dolore,
Mormoreranno al vento sostituendo i pini:
E lontano lontano, di vetta in vetta macchie oscure d’alberi
Vestiranno tutt’intorno i gioghi selvaggi dei monti
E zefiri, fiumi, uccelli e api culleranno
Nel sonno le driadi coricate sul muschio:
Tra questa ampia quiete
Adornerò un roseo santuario
Con la trama in intrecciata d’una mente al lavoro,
Con boccioli, campanule e stelle senza nome,
Con tutto ciò che l’alma fantasia sa inventare,
Lei, che creando fiori, sempre diversi li crea:
Per te sarà li ogni dolce piacere
Che l’ombroso pensiero può conquistare,
Una torcia splendente, un finestra aperta alla notte
Perché caldo l’amore vi possa entrare.


La riunione di Amore e Psiche di Jean-Pierre Saint-Ours


Questo mito viene visto anche come un'allegoria dell'Anima (Psiche) che incontra l'Amore (Eros), ma per far sì che l'Anima non perda l'Amore non deve mai vederlo in faccia, non lo deve rendere visibile perché senno perde la sua forza trascinante.
Credo sia un mito attuale, un errore che spesso ricorre: cercare di rendere visibile l'Amore, di vederlo con la luce della razionalità.

Inoltre Psiche da giovinetta inesperta diventa sempre più matura soprattutto quando decide di presentarsi a Afrodite. E poi l'aiuto che si riceve dagli altri. Spesso, per motivo d'orgoglio, lo si rifiuta però, quando necessario, è indispensabile farsi aiutare e chiedere aiuto non è da vigliacchi.
Psiche che guarda dentro la scatola d'oro assomiglia molto a Pandora quando guarda dentro il vaso: la curiosità, a volte, gioca dei brutti scherzi.
E poi, a guardare bene, l'oracolo non aveva tutti i torti riguardo all'identità del "mostro".

P.S.: Di Psiche ne avevo parlato anche qui realizzando un quadro.

N.B.: A volte si è tradotto Eros(= Amore) con Cupido. Io ho tenuto così, ma c'è da dire una cosa: Eros non è Cupido. Quest'ultimo è stata una traduzione degli Antichi Romani che spesso hanno riadattato non solo i miti, ma anche alcune caratteristiche degli dei. Il vero Eros è più travolgente del tenero Cupido.


Aggiornato e Modificato


9 commenti:

  1. Nella mia ignoranza trovo bellissimo il dipinto di Bouguereau; sono due corpi ma sembrano uno solo, sinuoso, suadente, lo sguardo che vede oltre di lui, la prossimità amorevole di lei. E poi quella seta viola che li avvolge come uno sbuffo di profumo. Mi ha colpito più di tutti gli altri.

    RispondiElimina
  2. ho! che meraviglia,quei dipinti sono meravigliosi, anche a me ha colpito molto il dipinto di bouguereau, come anche il risveglio di venere e molti ancora. ma in particolare mi hanno affascinata le poesie, (io adoro le poesie), la sere me le leggo, anche durante le interrogazioni quando sono agitata mi ripeto mentalmente una poesia e mi sento più tranquilla. ho studiato pascoli, ma non avevo mai sentito questa poesia... grazie! mi hai anche fatto venire un idea per l'esame, di arte devo collegare diverse opere secondo un filo conduttore, quale per esempio l'arte è il cerchio! ho deciso che farò l'arte e la poesia! grazie di nuovo per questa idea!
    Mari!

    RispondiElimina
  3. @ Mari: Ma grazie a te. Mi fa un enorme piacere poter aiutare, vedere che i miei post possano raggiungere le persone e magari farli ispirare.
    Ritorna quando vuoi, sei la benvenuta. Poi mi farebbe piacere sapere, sempre che tu lo voglia, come è andato il tuo progetto.

    RispondiElimina
  4. grazie mille, ma ti chiederei la prossima volta di mettere il tuo nome alla fine del commento oppure anche un nick così da non lasciarlo completamente anonimo.

    RispondiElimina
  5. Ciao,
    le lascio una interpretazione molto personale...
    Che preferisco non raccontare
    Le poesie sono infatti (di chi le scrive)di chi le legge.


    NEL BUIO DI UNA NOTTE SENZA STELLE

    Nel buio di una notte senza stelle,
    la notte del non senso, un vento,
    è una parola, batte l’uscio del niente.

    "Apri ! " chiede il vento
    e scuote la stanchezza dei giorni,
    entra nell’anima e guarda dentro.

    È la pietà che manca
    e sento cigolare nei cardini i limiti,
    la fragilità dell’essere e dell’esistenza .

    Parole dolci invadono la mente
    ma il vento insiste e scuote,
    ora leggero, membra stanche, ormai vinte.

    Guardo l’Immenso nell’inutile difesa.
    Che vuoi da me ? chiedo….
    dammi pace …. Vento
    non vedi !
    non reggo il tempo ….. ed è già sera;
    un domani che cade addosso sui giorni
    che si succedono.
    E scompare !

    Dovrò lasciare per non risorgere ?

    Sento il peso insostenibile di scelte
    che pensavo leggere e sono qui,
    davanti al mistero della vita,
    in questa notte senza stelle.

    Che vuoi da me ?

    Porto la gioia dell’amore donato, vissuto,
    e amare è stato come un sogno;
    ricordo dell’innocente bambino
    che giocava con le farfalle.

    Porto il dolore dei lutti e di me
    che lotto per raggiungere i limiti
    del tanto che credevo
    per poi scoprire la fragilità e l’inquietudine
    dell’anima che preme
    e cerca la luce.

    Che vuoi da me, infine,
    Vento che batti le stanze …..
    di più non potevo fare,
    di più non di certo !

    Resta un ultimo traguardo :
    accendere le stelle e tornare ad amare !
    Amare i giorni che restano
    come un dono prezioso
    Amare le salite e le discese,
    le tranquille ombrose pianure e ,
    nel tempo che resta,
    il volo di una farfalla.

    (Giovenale Nino Sassi)

    RispondiElimina
  6. grazie mille per questa poesia e sono d'accordo: le opere sono anche di chi le riceve.

    RispondiElimina
  7. Grazie per questa splendida galleria fotografica. Io è mia figlia ci siamo godute ogni immagine. Una raccolta completa e ben fatta, un vero piacere visitarla. Con riconoscenza, Valentina

    RispondiElimina
  8. Grazie mille per queste parole, Valentina.
    Mi ripagano di tutto il tempo passato per cercare dipinti, immagini, tutto quello che inserisco nei post.
    Grazie ancora.

    RispondiElimina

Grazie per i commenti

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...