mercoledì 20 dicembre 2017

Teatro Accademia Marescotti (quarta parte)



Prima parte
Seconda parte
Terza parte



Sabato 16 e domenica 17 dicembre, ultimo weekend del Teatro Accademia Marescotti per il 2017


Sabato è incentrato sulla voce, prima con Valentina Cortesi cantante e insegnante di canto, e poi con Alessandra Frabetti, attrice e insegnante teatrale.
La prima ora è dedicata alla respirazione con Valentina Cortesi e all'inizio ci fa vedere un video delle corde vocali di un soprano lirico, vedendo così come si aprono quando sono rilassate, quando prende respiro e come vibrano quando si canta.


Valentina Cortesi
La foto è stata scattata durante il secondo weekend



Il canto è un fattore di respiro, ancora più impegnativo del parlato.



preso da qui

Dalle corde vocali si passa al diaframma, la fascia muscolare che separa la cavità toracica da quella addominale e indispensabile per saper cantare senza affaticare la voce e le corde vocali.
Inoltre usare il diaframma rende il suono più pieno e riesce a proiettare più avanti la voce senza per forza dover urlare troppo.
La locuzione "respirare col diaframma", ci spiega, non è molto corretta perché comunque il passaggio c'è, ma non ce ne rendiamo conto anche perché, a parte rari casi, il respiro è un atto automatico.
La differenza è saper controllare il diaframma.
Il diaframma, come detto, sta tra la cavità toracica e quella addominale e bisogna pensare a due forze che si contrastano ovvero quella dell'appoggio e del sostegno. Il primo permette di ritardare la risalita del diaframma mantenendo la cassa toracica espansa grazie ai muscoli intercostali esterni e il secondo permette al diaframma di compiere la risalita aiutandolo dal basso con i muscoli addominali obliqui (dalle slide)
Perché si lavori correttamente, queste due forze devono essere in equilibrio.
In piedi ci viene chiesto di respirare tenendo le mani dove si trova il diaframma e sentire le mani che si espandono con il respiro.
Per abitudini apprese, per lo stress che va a colpire zone del corpo, per una posizione scorretta, la respirazione non è quasi mai lineare. Quindi ci viene chiesto di stenderci supini sui tappeti da yoga che avevamo portato annullando così le spalle che si alzano, il torace che si espande troppo sentendo così maggiormente il diaframma.




Questa respirazione rilassata viene fatta inconsciamente poco prima di addormentarsi.
Se però ci si sente con il mal di testa, è meglio alzarsi piano, anche quando è finito il lavoro.

Un altro esercizio che ci viene proposto è quello di sederci, appoggiare i gomiti alle ginocchia e inspirare cercando l'espansione addominale bassa facendo particolare attenzione al punto lombare. (dalle slide)
Posizionando poi le mani sul punto lombare, si può sentire il diaframma espandersi. Per questo, una posizione corretta è fondamentale per poter parlare, cantare e recitare.


C'è da dire che quando si recita, capita di non trovarsi perfettamente con la posizione eretta e per questo bisogna avere un buon diaframma allenato così da non avere la voce strozzata provocando danni alle corde vocali.


L'ultimo esercizio eseguito consiste in una bottiglietta d'acqua di mezzo litro, svuotarla un po' e soffiarci con una cannuccia facendo bolle.
Grazie a questo trucco, vedendo le bolle, si può vedere se il nostro respiro è lineare o spezzettato. Il controllo della regolarità delle bolle ci indica la nostra capacità del controllo dell'aria. La pressione crea un'impedenza che allena il fiato, l'emissione sonora, la proiezione del suono. (dalle slide)
Saper controllare il diaframma rallentando l'espirazione, mi ha fatto venire in mente quando si fa fuoriuscire l'aria da un palloncino: lentamente viene un suono prolungato mentre se lasciamo andare un palloncino pieno, senza alcun controllo su di esso, viene un suono cacofonico, l'imboccatura del palloncino tremula e tutta l'aria fuoriesce.
Questo non vuol dire reprimere il respiro perché non farebbe altro che aumentare lo stress. Come scritto precedentemente, ci deve essere un equilibrio tra il sostegno e l'appoggio, tra la risalita e il ritardo di questa.


Dopo la Valentina Cortesi, tocca ad Alessandra Frabetti.


Alessandra Frabetti
La foto è stata scattata durante il secondo weekend


Ho incontrato per la prima volta Alessandra Frabetti tre anni fa, sempre col Circolo degli Attori, dove si è realizzato uno spettacolo (potete leggerlo qui) e anche per un corso breve di dizione.
E' stata per me la prima volta che cercavo di correggere la dizione e non è che adesso posso dire di parlare correttamente. Ho incominciato a rendermi conto però di alcune inesattezze, inflessioni regionali inesatte per esempio te, me, tre, perché con la e finale tenuta aperta e la regola del dittongo ie (piede) dove la e è tenuta aperta, bene ha la e tonica aperta.
Una difficoltà maggiore è rappresentata dalla z che per i romagnoli non esiste




Alessandra Frabetti
La foto è stata scattata durante il secondo weekend


Prima Alessandra Frabetti ha chiesto a quelli che non aveva sentito la volta precedente di leggere uno dei Racconti di Anton Cechov. Poi ha chiesto a quelli che erano seduti in che cosa avevano sbagliato dicendoci di essere pignoli al massimo, così da poter aiutare chi leggeva a riconoscere l'errore fonetico.
Viene data anche importanza anche alla lettura se è scorrevole o spezzettata o frettolosa, se il lettore si è sentito coinvolto dalla lettura, se ogni sillaba si sentiva perfettamente, se la voce era lineare o calante... Tutti elementi fondamentali per far sì che l'altro ci ascolti.
A chi aveva una scena, chiedeva di portarla.
Poiché le scene non sono pronte del tutto, Alessandra Frabetti chiedeva di far capire i rapporti tramite la lettura: il Chi è? di un personaggio si capisce anche da A chi parla? e Perché?. 
Il rapporto tra i personaggi si vede anche da come ci si risponde a tono che non vuol dire per forza avere la stessa energia. Per esempio se A vede B dopo un bel po' di tempo e gli chiede entusiasta "Come stai?", B può rispondere mestamente "Sto bene." L'importante è capire che i due personaggi siano in ascolto, che l'uno si relaziona con l'altro e viceversa.
Il rapporto tra i personaggi va sempre stabilito prima e anche nel caso di scelte registiche particolari che vanno a modificarlo, questo deve essere chiaro l'inizio. Se si vuol semplificare, non lo si deve vedere come un punto di partenza, ma come un punto di arrivo.
Quando poi si rispondono alle 5W (Chi, Cosa, Quando, Dove, Perché), non ci si deve accontentare di risposte generiche poiché queste si vedranno in scena e possono portare l'attore a bloccarsi.
Capita poi che nel testo ci siano delle sospensioni (ovvero i tre puntini) e queste non vanno intonate, contrariamente a quanto si pensa, allungando le vocali per esempio ma bisogna pensare al contenuto che c'è dietro ai quei puntini di sospensione, alle parole che non sono dette.
Sentendo gli errori degli altri e propri, Alessandra Frabetti ci spiega le regole. Per esempio nelle regole composte da prefissi e suffissi, prevale la fonetica della parola principale o che tutti gli infiniti della seconda coniugazione hanno la e tonica chiusa. 
E' anche fondamentale sapere che nelle regole ci possono essere delle eccezioni. Per esempio la regola della vocale e tonica chiusa seguita dai gruppi consonantici gl, gn e sc (suono sci) ha l'eccezione di esci e meglio dove invece è aperta.
Nella lettura bisogna pensare innanzitutto allo spettatore, a volerlo farlo entrare nel testo, così come nella recitazione, e non a dirgli cosa ci è scritto.
Il lavoro dell'attore è generoso: per poter arrivare a chi ascolta deve svuotarsi della sua autoreferenzialità.
A volte veniva chiesto a chi leggeva, di dirlo con parole sue senza guardare il libro e si sentiva che c'era maggiore verità, che ciò che diceva arrivava direttamente al pubblico.


La lezione sulla dizione è finita e così finisce sabato.
Saper parlare bene, correttamente è un lavoro che impegna anche e soprattutto al di fuori delle lezioni. Poiché quando si è fuori, si è continuamente soggetti all'ascoltare gli altri.
Capita poi di accorgersi di errori per esempio, come scrivevo all'inizio, te, me, tre, perché tenuti aperti. 
Studio continuo e guardare il dizionario se si è insicuri.


Passiamo a domenica 17 con Ivano Marescotti.



Si va dritti alle scene




Quando si parla, in particolar modo se si tratta di un monologo, non bisogna dimenticare il rapporto con una persona anche se il personaggio dice: "Tutto il mondo ce l'ha con me." oppure "Non ho quello che mi spetterebbe di diritto.": il mondo viene filtrato attraverso le persone.
E' il substrato emotivo che conta.
Capita poi che due o più personaggi litighino per futili motivi (tipo che uno non ha sparecchiato la tavola come avrebbe dovuto, ha messo per l'ennesima volta la bottiglia dentro al frigo senza tappo) ma nel substrato emotivo stanno davvero le motivazioni e non è neanche detto che vengano fuori.
Ciò che si porta in scena sono le intenzioni e non le parole.
Certe emozioni, certe motivazioni e frasi possono anche essere inconsapevoli per il personaggio, ma non per chi lo interpreta.
Nelle scene non bisogna risolvere i problemi, ma trovare soluzioni in opposizione a ciò che c'è scritto nel testo.
Per esempio, se una frase può sembrare allarmata e con addirittura tanti punti esclamativi, non è detto che la si debba dire urlando e con voce preoccupata. Anzi, chi lo dice può essere scocciato perché sa già che quella persona a cui è diretta, fa sempre così ogni volta.
O ci può essere altro, però in contrasto a una lettura superficiale, ma sempre andando a cercare.

Può capitare di dover sacrificare alcune frasi, alcune scene per il bene dello spettatore.
Se una scena non presenta variazioni, non cresce, l'attenzione di chi guarda va a scemare.
Ciò che conta è il senso teatrale della scena.

Usare un'arma in scena.



Già la vista di un'arma porta lo spettatore in tensione facendolo diventare un personaggio vero. In sé ha un pericolo forte anche se si tratta di una commedia leggera.
L'arma non deve essere troppo inflazionata perché così perde il suo potere, ma fatta uscire al momento opportuno.


Come avete potuto notare, diverse frasi sono ripetute. Tutto ciò avviene quando è utile, quando si vede l'allievo in difficoltà, bloccato e che non sa come continuare.
Non c'è niente di diverso di un allievo di musica o di ballo o di qualche altra arte che continua a ripetere un gesto per perfezionarsi con l'insegnante che gli ripete ancora la stessa frase, gli fa vedere dove sbaglia.
Non importa quanti anni si hanno le spalle perché come chi si è affacciato alla prima volta in un corso, anche chi non è estraneo può bloccarsi ad un certo punto.
Inoltre certi errori che possono essere amatoriali, tipo guardarsi continuamente negli occhi, passeggiare in lungo e in largo senza meta, vengono fatti anche da attori professionisti. 
Ivano Marescotti ci ha detto all'inizio del 100 ore così come al TAM che la differenza tra un attore amatoriale e uno professionista non riguarda tanto la qualità della recitazione, ma semplicemente l'avere un contratto che il primo non ha.


Finisce così anche domenica e la prossima volta è sabato 13 e domenica 14 gennaio 2018.
In questa pausa, c'è da lavorare sulle scene, andando a cercare diverse opportunità.
Desidero finire il post con questo pezzo


Alessandra Frabetti (ad un'allieva): Dove siamo?
Allieva: A Ravenna. (Dopo averci pensato un po') A teatro.
A.F.: In cielo, in terra e in ogni luogo.


foto di Chiara Roncuzzi


Quinta parte



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