venerdì 7 marzo 2014

I cinque malfatti di Beatrice Alemagna




Personalmente, non avevo mai letto niente prima di Beatrice Alemagna, autrice e illustratrice.
Avevo letto di lei diverse volte sul blog di Anna Castagnoli Le figure dei libri e notavo quanto colore c'era, quelle forme così piene e gioiosamente infantili.
Ma attenzione, perché si potrebbe cadere nel malinteso che quel modo di disegnare sia scioccamente puerile, senza alcuna importanza.
Leggendo di lei, guardando le sue illustrazioni sul bambino mi sembrava di conoscerla.
Poi ho visto questa foto di lei e bum! E' stato innamoramento a prima vista.



(vista anche qui assieme ad un'intervista)


Quello sguardo così lieve e tutto sembra essere sostenuto da un filo leggero, senza alcun sforzo.
Così, semplicemente così.

Quando lessi due giorni fa qui sempre su Le figure dei libri del suo nuovo libro, I cinque malfatti edito da Topipittori, e vedendo le illustrazioni beh mi sono detta che non potevo aspettare. Dovevo prenderlo, assolutamente.
Così oggi, anche se mi sentivo che tutto il mondo stesse girando al contrario di come lo sentivo io, anche se c'era già un sole primaverile e mio sentivo ancora rinchiusa in inverno, sono andata a prenderlo.
Avete guardato le illustrazioni del post?
Fatto?

Che cosa posso dire?
Che l'ho abbracciato, ho abbracciato il libro ritornando quella bambina malfatta che ero, perfettamente malfatta, che arrivava sempre tardi sulle cose, che non capiva, che si sentiva un'aliena, perfettamente diversa, estranea agli altri.
Ho pensato che se avessi avuto questo libro nella mia infanzia, mi sarei sentita rincuorata, non mi sarei sentita fuori posto.
E' come se volesse dire "Non ti preoccupare. Non c'è niente che non va in te."
Ed è riuscito a parlare con me anche adesso che sono cresciuta.
Mi sono davvero commossa alla fine tanto che la mia vista si è offuscata.
Il mondo di Beatrice è fatto di elementi fragili, di sorrisi che fanno tremare la bocca in un sussulto e di risate consulte, sguaiate e impertinenti.
Avevo già visto la rappresentazione del Perfetto nel post. 
Vederlo dal vivo con le due pagine tra le mani è stato ancora più intenso.
Con quei capelli che sembrano un grosso gomitolo di lana, una piramide per naso... A vederlo non mi sembrava troppo perfetto eppure quell'atteggiamento di superiorità così plateale fa ridere. Non si può resistere.
E la fine è assolutamente deliziosa tanto che ho voltato pagina e non ho trovato più niente e mi stavo dicendo "Cosa?!? Io ne voglio sapere di più!"
Ho riletto la pagina finale più attentamente e alla fine mi sono detta che andava bene così, che non c'era nient'altro da dire.
Insomma, un libro che consiglio altamente!!!
E poi dovevo capire di che libro si trattava, di cosa voleva dirmi perché poco prima di rientrare in casa...


E' un segreto :)



Vi lascio però con questo video:




Un bacio a tutti voi, a tutti quelli che si sentono malfatti, dei "cosi" perché ancora non sono riusciti a darsi una definizione.
E sapete una cosa?
Di darmi una definizione precisa non ne ho la benché minima idea.


Aggiornamento 20 marzo 2014:
Oggi Beatrice Alemagna è stata in un programma televisivo "Pane quotidiano" a presentare appunto questo suo libro. Potete vederla qui.
Guardatelo perché merita.
Oltre a lei c'è anche Giovanni Nucci, che ha adattato Ulisse apposta per i bambini rendendo chiara a loro la storia.

giovedì 6 marzo 2014

La Bella e la Bestia (2014): recensione e analisi della fiaba


Ho l'impressione che qui non si parlerà solo di noi.
Che ci volete fare, Bestia? Questa qua è una patita delle fiabe


La prima volta che conobbi la fiaba de La Bella e la Bestia, a quanto io mi possa ricordare, fu con la versione delle Fiabe Sonore, molto attendibile, ovviamente escludendo le canzoni, alla fiaba originaria.
Ricordo ancora adesso l'enorme e profonda tristezza che mi provocò il grido di dolore della Bestia quando, per l'ennesima volta, Belle rifiutò di sposarlo.
Se il russare del lupo de Cappuccetto Rosso nelle Fiabe del Beccogiallo, dopo che lui aveva mangiato nonna e nipotina, mi faceva sentire paura, quel ruggito così potente della Bestia mi faceva sentire triste.
Poi ovviamente, ci fu l'uscita della versione disneyana che andai a vedere al cinema.
La cosa che più mi piacque in assoluto è il tempo, la concezione del tempo tra Belle e la Bestia nel conoscersi.
Infine trovai la fiaba originale, quella arrivata da noi ovvero la versione di Madame Jeanne-Marie Leprince de Beaumont che, tra tutte le versioni di tale fiaba, si parla anche di Giambattista Basile, è la più nota.
E infine guardai la versione cinematografica di Jean Cocteau (potete vederla anche voi qui con la prima parte).



Inoltre non bisogna dimenticare il mito greco Amore e Psiche al quale questa fiaba, e non solo, deve molto.
Insomma, con tutto questo bagaglio di versioni, come mi sono approcciata all'ultima?
Innanzitutto, so perfettamente che qualche "tradimento" ci sta bene se è in linea con tutto il resto.
A differenza di Maleficent (film che dovrebbe uscire a breve in Italia con Angelina Jolie che interpreta Malefica, la stessa della versione disneyana de La Bella Addormentata nel Bosco), questa versione de La Bella e la Bestia sembra occhieggiare alla versione originale.
Vedendo il trailer italiano alcune settimane fa, alcuni sembravano dire "Ohhh, finalmente avremo la versione originale" e "...Ma Belle non è bionda!!!"
Oddio mio, la Belle di questo film è bionda?!? 
Siamo perduti, rovinati, bruciamo il film, questo film è indegno di esistere!!!
Nella versione originale della fiaba, niente fa presupporre che Belle sia castana o bruna. Si sa soltanto che era bella e gentile a differenza delle sue sorelle che erano belle sì e tremendamente invidiose, gelose e che si lamentavano per ogni cosa.
Inoltre, un'altra cosa estremamente affascinante della Bestia è che non viene mai descritto il suo aspetto. 
Non si sa che animale sia. Si sa solo che è una Bestia mostruosa.
La fantasia degli illustratori, di fronte al dare un aspetto a questa Bestia, si è sbizzarrita.






di Angela Barrett


martedì 4 marzo 2014

Leonardo di Caprio e... Quanto può valere un premio?



Io sono una leggenda.
Con o senza Oscar


L'anno scorso realizzai un post omaggio per Leonardo di Caprio in virtù della sua mancata nomination e parlavo dei suoi film che ho visto.
Quest'anno ha ricevuto la sua quarta nomination dopo quella da attore da non protagonista per Buon compleanno Mr.Grape (1993), quelle da miglior attore protagonista per The Aviator (2004), Blood Diamonds (2006) e appunto per The Wolf of Wall Street (2013) senza contare che in quest'ultimo film, lui era candidato anche per il miglior film visto che ne era il produttore.
Come saprete tutti, lui non ha vinto e oltre al grido di Ecchecavolo! La maledizione continua, il web si è sbizzarrito nel produrre dei meme (qui ne potete vedere alcune), delle immagini sulla sua mancata vittoria dove lo si vede sofferente per questo amore a lungo agognato e lui viene visto solo come un amico.
A parte le risate, c'è da chiedersi se DiCaprio sia diventato lo zimbello con quelle immagini che dicono "Poverino, poverino, l'Oscar non glielo danno."
L'ironia ci sta. 
E' solamente il giorno dopo e si sa quanto il web ami sbizzarrirsi però, come spesso si è visto, a diversi utenti del web ci vuole poco che prendono la mano e quindi non ci vuole niente che Di Caprio diventi uno zimbello. Onestamente trovo che questa figura da Calimero degli Oscar non credo che gli calzi.
Anch'io concordo che lui se li merita ampiamente però quanto può valere un premio?
Davvero un premio può stabilire quello che siamo?
A Stanley Kubrick, uno dei più grandi registi che ci siano mai stati, non hanno mai dato un Oscar per il miglior film o miglior regista e gli hanno persino dato un Razzie Award come Peggior Regista per Shining.


Mmmh... 
Vedo che mi rifileranno una cazzata.
Che importa? Io sono Dio.


Tantissime personalità non hanno ricevuto l'Oscar per le loro opere migliori.
Martin Scorsese ne ha ricevuto uno per la miglior regia per The Departed quando negli anni precedenti ha realizzato opere anche migliori.


Leo, ho vinto!!!!!!
E non è neanche quello alla carriera!!!!

Orson Welles non vinse mai un Oscar per Quarto Potere (il film vinse per la miglior sceneggiatura originale che non era sua), Charlie Chaplin vinse degli Oscar onorari assieme a quello per la colonna sonora mai come regista o per il miglior film, Hitchcock ne vinse uno alla carriera.
I premi possono far piacere ma non sono tutto, non sono un metro di giudizio.
Si realizzano opere per esprimere se stessi, non tanto per un agognato premio.
Quello viene dopo se viene e se non viene, non vuol dire che si ha fallito.
Di Caprio non sarà un attore inferiore e di certo non è un fallito.
La vita non può basarsi su una corsa ad ostacolo, non è un acchiapparello per i riconoscimenti.
Purtroppo nel mondo dell'arte e dello show business non si viene giudicati per l'opera in sé, ma per quanti premi si sono vinti, quanti soldi sono stati fatti (quante volte ho sentito di un artista che non mi piace al quale si risponde che ha fatto tali soldi, ha vinto tali premi come appunto se fossero il solo e unico metro di giudizio).
Uno dei ruoli più amati di Di Caprio è quello del ritardato mentale Arnie Grape dove lui prese, a 19 anni, la sua prima nomination. 



Sentiranno ancora parlare di me.
Buahahhahahah


Era così convincente che alcuni credettero che non stesse recitando. Quel film non fu un gran successo come molti suoi prima di Romeo e Giulietta eppure sono tappe importanti che l'hanno portato a farlo conoscere come attore.
Pochi possono dire di essere sopravvissuti a un film evento. 
Pochissimi possono dire di essersi scrollati i panni del ruolo che lo ha portato alla fama.
E lui, in questo caso, ha già vinto.
E con questo non sto dicendo che i premi, se capitano, bisogna rifiutarli.
Solamente di avere una tale fiducia nei propri confronti, la consapevolezza di aver creato, realizzato qualcosa di grandioso che un premio non te la fa smantellare. 
Anche perché non è che ricevere un premio, o comunque realizzare un successo, sia una cosa facile. Si può vivere nell'ansia di fare qualcosa che lo eguagli o anzi lo superi.
Si vive con l'ansia di superare se stessi.
La voglia di crescere è pressoché positiva se non diventa un'ossessione.
Quest'ansia può portare ad un'esagerazione, a un sovraeccitamento e il risultato può essere anche contrario a quello che si aspettava.
Oppure anche l'ansia di voler accontentare quelli che ti guardano e ti scrutano con il risultato che si può agire proprio per loro e non per se stessi.
Cosa succede il più delle volte?
Il prodotto finale non è all'altezza delle aspettative.
Io davvero non riesco a capire quando si chiede a tutta forza a un qualsiasi autore di qualsiasi campo di realizzare per forza un'opera e magari che sia all'altezza di un suo grande successo.
E a tutti quelli che ormai credono che lui sia diventato un zimbello, io dico soltanto che desidero vederlo recitare nel suo prossimo film, voglio davvero vedere l'attore che è in lui come ha sempre fatto, non solo la star
Spero che lui continui a fare film non tanto per vincere l'agognato Oscar, ma solo per se stesso come attore.
Spero che negli anni dia performances ancora migliori, che scelga ruoli coraggiosi come ha fatto.

E alla fine vediamo chi ride.




Ti do la mia benedizione

sabato 1 marzo 2014

L'eretica (mio spettacolo teatrale)



(il quadro che uso come manifesto)


FINALMENTE!!!!!!





L'eretica è il mio primo spettacolo teatrale da me ideato, scritto, interpretato e diretto, portato la prima volta in scena nella rassegna teatrale Ravenna viso-in-aria il 22 maggio del 2010 filmato dal "Progetto Cavur" (grazie Bruno Moroni!) per il Ravenna Studenti.
In più ringrazio Federica Maglioni per il mixaggio musica e voce.
L'inizio è un po' interrotto se notate bene.
Al testo ho poi apportato qualche leggera modifica che, a detta di chi l'ha vista tutte e due le volte, hanno apportato dei miglioramenti.
Al momento sono in preparazione con il mio secondo progetto teatrale e spero di poter replicare ancora questo spettacolo.
Ovviamente, anche fuori Ravenna.


Questo spettacolo è nato in me come un'esigenza, come un qualcosa che voleva essere lasciato libero di volare e di esprimersi. Da sempre sono innamorata del colore come manifestazione e potenza della luce e guardo incantata il mondo che ho davanti a me immergendomi nelle sensazioni che i colori mi suscitano. Questo spettacolo vuole essere una dichiarazione d'amore verso il colore eppure qualcosa inquieta ancora la ragazza protagonista, l'eretica, il tramite tra gli spettatori e il colore, perché la presenza di un colore è quasi asfissiante ed è il bianco, non più colore della purezza, ma colore che può annientare tutto e non lasciare più traccia


Interpretare una persona cieca non è facile come potete immaginare.
Quello che ho potuto fare è stato di sperimentare da me e, soprattutto, di osservare le persone che lo sono, di vederne i loro gesti.
Ho potuto vedere che l'immagine della persona cieca con la testa per aria e le mani davanti è solo uno stereotipo.
Inoltre ci sono alcuni che muovono le pupille come se stessero guardando in una parte precisa. Non sono fisse.


Una piccola curiosità: quasi un mese dopo lo spettacolo mi è stato detto del libro Cecità di José Saramago dove all'improvviso ci fu quest'epidemia di cecità e le persone vedevano bianco. E io non l'avevo mai letto prima!!!!
Il giorno dopo è morto lo scrittore.


P.S.: Sull'apparenza innocente e terribile del bianco ne avevo parlato qui in uno dei miei primi post.

lunedì 24 febbraio 2014

Frozen - Il regno di ghiaccio


No, non l'abbiamo mai sentita.
Perché?


Ieri ho rivisto Frozen, l'ultimo film della Disney e ho pensato che era una buona occasione per scrivere la recensione anche se mi rendo conto che è un po' tardi, ma vabbé.
Essendo la recensione venuta un bel po' dopo il film, credo mi possa concedere qualche spoiler, ma prima una piccola parentesi
Quando ero bambina, andare a vedere i film della Disney in festività natalizie era una festa. Ci andavo con mia nonna, ci portavamo dietro i succhi di frutta, le merende e via a vedere il film.
Il mio "battesimo" è stato con La Sirenetta, il film che ha dato il via al "Rinascimento Disney" e così via per alcuni anni. 
Poi ho smesso di andare al cinema vuoi perché ormai la nonna non ce la faceva più e vuoi che ormai diversi film non mi intrigavano. Un film per cui ho fatto eccezione è stato Il pianeta del tesoro, ingiustamente dimenticato secondo me.
Con La principessa e il ranocchio si è ritornati alla fiaba e anche all'animazione tradizionale, ma evidentemente non deve aver convinto questo secondo ritorno che l'anno dopo esce  Rapunzel. 
Grande successo, il più grande finché è arrivato Frozen.
All'inizio ne avevo sentito parlare per una petizione nel voler mettere il titolo della fiaba originale di Andersen ovvero La regina delle nevi. 


(io avevo letto che si era più propensi per La regina delle nevi ma qui vedo anche Il regno di ghiaccio ed evidentemente alla fine si è voluto accontentare visto che il titolo completo del film in italiano è Frozen - Il regno di ghiaccio)


Poteva essere un buon titolo però dopo averlo visto, posso dire che della fiaba originale ha davvero ben poco.
Lo sappiamo benissimo di quanto la Disney modifichi le fiabe eppure qualcosa rimane. Per esempio, le lacrime che versa Rapunzel alla fine del film non sono un'invenzione ma provengono dalla fiaba originale anche se hanno un effetto diverso, ma davvero restituiscono qualcosa che era perduto (Ricordiamo poi che stiamo parlando di una fiaba, non di un fatto vero quindi i personaggi non vanno mai presi alla lettera)
Arriviamo a Frozen, successo enorme, stravincitore degli Annie Awards, premi dedicati all'animazione e molto probabilmente vincitore dell'Oscar per film d'animazione dove abbiamo anche l'ultimo film di Miyazaki ovvero Si alza il vento, non ancora uscito in Italia.
Ora, non voglio stare a fare una polemica su una battaglia tra Disney e Studio Ghibli. (L'unica cosa che mi scoccia è che un film come Wolf Children non sia entrato nelle nomination e nemmeno nella lista dei candidati. Eppure mi sembrava che fosse uscito in tempo)

Che cosa posso dire di Frozen?
Ho sentito pareri entusiastici sul film e posso capire il perché ma secondo me ci sono dei punti a sfavore.
Innanzitutto mi sembra che anche la Disney abbia voluto rivedere la figura del cattivo. 
Sembra sempre di più che si voglia raccontare le fiabe dal punto di vista del villain e capire cosa l'abbia reso così come è successo con Biancaneve e il cacciatore e presto anche con Maleficent, il film con Angelina Jolie.
Lodevole cosa ma spesso si finisce nell'andare sul banale e il tentativo di dare un passato, un background, di non farlo sembrare uno stereotipo, lo fa scadere comunque in uno stereotipo.

mercoledì 19 febbraio 2014

Se puoi sognarlo, puoi farlo

"Se puoi sognarlo, puoi farlo"

Era questo il motto di Walt Disney, una frase che ha cercato in ogni modo di trasferirla nei suoi film.
Inizia tutto con un sogno e la canzone When you wish upon a star (canzone cantata anche poi da Louis Armstrong) ne è diventata un simbolo




lunedì 17 febbraio 2014

Workshop di illustrazione con Daniela Volpari a Noventa Padovana (resoconto)

E così sono tornata da Noventa Padovana proprio qualche ora fa.
Ci sono andata per fare un corso di illustrazione (il terzo), stavolta con Daniela Volpari come ne parlavo qui prima della partenza.


una sua illustrazione
questo il suo blog


Il tema del corso era di realizzare dei personaggi seguendo il proprio gusto.
Due parole chiave sono importanti per lei: condividere ed evoluzione.
E proprio su questi due concetti, si è basato un esercizio, come se fosse un gioco, di disegnare un personaggio a sinistra del foglio poi di passarlo al proprio compagno che lo realizza secondo il proprio gusto e infine di passarlo all'ultima persona che prenderà il meglio dei primi due disegni per creare una nuova versione.
Io purtroppo non sono riuscita a farlo perché mi ero talmente convinta che il corso iniziasse alle 15.30 e quando arrivo alla sede del corso (e della Bottega del Cigno), riprendo il foglio con tutte le note e leggo inizio 15.00.
Perfetto! Bel modo per cominciare il corso :)
Ok, entriamo e ovviamente è tardi per me visto che sono già passati alla seconda fase del gioco.
Lo faccio con Daniela Volpari. Disegno una persona e vedo come lei l'ha fatto secondo il suo gusto.
Questo gioco serviva per introdurre il vero esercizio e quello che si basa.
Con le references (termine che ormai ho preso come proprio dal corso sullo stile a Bologna) di illustratori che abbiamo portato, abbiamo preso ciò che più ci piaceva, ciò che appunto incontrava il nostro gusto e così impegnati non solo a guardare ma di più. Ad osservare come se avessimo la vista a 10 decimi corredata di microscopio potenziato.
Via a riprendere i più piccoli particolari come se fosse una questione di vita o di morte.
Non bisogna avere paura di prendere questi particolari anche perché se si prende un solo artista sei un suo plagio, se ne prendi di più sei originale (citazione presa dal libro Ruba come un artista di Austin Kleon che mi ero prontamente presa da casa).
Il punto è che poi questi particolari si mischiano.
Già quando scegliamo, già quando mescoliamo, stiamo già facendo il nostro stile.
Il nostro gusto appunto.


Così ho preso dei particolari ed ecco lo schizzo del mio personaggio


(chissà perché non riesco a far entrare il sedere nella scansione. 
Maledetta stampante/scanner che decide cosa prendere e cosa no)


Ma la prima giornata è già finita qui.
Quindi via a mangiare la pizza con le tre ragazze che alloggiano al mio stesso bed&breakfast.
Chiacchierata e infine a letto che ci dobbiamo svegliare un po' dopo le 7.

giovedì 13 febbraio 2014

Workshop di illustrazione con Daniela Volpari a Noventa Padovana





E dopo il corso con Simone Rea sull'acrilico e quello con Morena Forza e Alessandra Fusi sullo stile continua la scorribanda nel mondo dell'illustrazione con un nuovo workshop che si terrà a Noventa Padovana e tenuto da Daniela Volpari.
Onestamente, io prima non la conoscevo.
Guardo le illustrazioni nel volantino, leggo quali sono le intenzioni.
Dal suo post sul workshop dove è presente anche la locandina:


Il corso verrà diviso in due fasi, la prima di studio e caratterizzazione dei personaggi e dell'ambiente.
Un primo approccio allo stile e al confronto 
che faccia intraprendere un percorso ricco di stimoli visivi per il corsista.

Verrà prodotta un'illustrazione del tutto personale 
che miri soprattutto a soddisfare se stessi ed il proprio tratto.

L'importanza di fidarsi del proprio gusto e del proprio giudizio;
la fondamentale percezione individuale della realtà. 


Nella seconda fase verrà introdotto l'uso della tempera a completamento del proprio schizzo,
rivelando al corsista vari trucchi e consigli propri del metodo dell'insegnante.

Il corso è dedicato a chi sta muovendo i primi passi nell'illustrazione 
e ha voglia di intraprendere un percorso lavorativo,
e anche a chi è già nel campo ma ha voglia di migliorarsi ed evolversi.



Beh, che dire?

giovedì 6 febbraio 2014

Che cosa ne pensano? Doppiaggi italiani femminili Disney (e non) visti dall'estero (2° e ultima parte)

E dopo la prima parte, ecco la seconda su che cosa ne pensano sul doppiaggio italiano, se veramente è sempre il migliore con uno sguardo anche alle versioni migliori così da esplorare diverse sonorità.
Ripeto: io non sto scrivendo per attaccare né l'artista, né chi scrive i commenti.
Il mio è solo un tentativo di confronto, uno spunto di riflessione anche perché va benissimo tifare per il doppiaggio italiano però con questo non bisogna tapparsi le orecchie di fronte alle altre versioni solo per un senso di nazionalismo.
Inoltre, si considera anche quanto quella voce sia adatta al personaggio. Non basta che una voce sia piacevole da sentire poiché non è che si sta solo cantando, si sta anche interpretando.
Come funziona?
Per chi non ha visto la prima parte, prenderò in esame solo i ruoli cantati poiché le classifiche puntano su quelli, femminili perché sono di più e Disney perché si trovano meglio anche se stavolta aggiungerò anche dei ruoli non Disney.
Accorperò i loro commenti in un unico riassunto e metterò anche la versione migliore di quella canzone.
Capisco che qualcuno possa sentirsi colpito dritto nella sua infanzia, ma vi chiedo di continuare con uno spirito di curiosità.
Se anche voi volete guardare le classifiche basta digitare su Youtube "personal ranking" più il personaggio.


Megara – Barbara Cola



Una delle più perfette combinazioni. Mi pare che Meg sia una delle più adulte (intendo d'età) delle protagonisti Disney e inoltre è disillusa, ha perso ogni fiducia nell'amore. E' sprezzante, sarcastica, ma proprio per difendersi. Nella voce di Barbara Cola credo che si sentano molto bene queste qualità.
Versioni migliori: Kika Tristao (Brasiliano), Evridiki (Greco), Natalia Kukulska (Polacco)

domenica 2 febbraio 2014

Che cosa ne pensano? Doppiaggi italiani femminili Disney visti dall'estero (1° parte)

Il doppiaggio italiano...
Quante volte avete mai sentito la frase: "Noi abbiamo il doppiaggio migliore del mondo. Tutti ce lo dicono."? Io l'ho sentita e vista scritta un migliaio di volte anche in alcuni pezzi che erano doppiati male. E se lo facevi notare, trovavi scritto: "Epperò noi abbiamo il doppiaggio migliore del mondo."
A questo punto mi chiedo una cosa: che cosa ne sappiamo noi degli altri doppiaggi? Al massimo guarderemo i film in inglese, francese, spagnolo, tedesco se qualcuno studia queste lingue, ne sentiremo i doppiaggi, ma delle altre lingue che ne sappiamo?
Sappiamo qualcosa delle altre sonorità?
E poi: sono diversi anni che si doppiano i film. Quindi è presumibile che il doppiaggio si sia evoluto.
Così ho preso ispirazione dal post dove prendevo i doppiaggi dai film Disney nella lingua originale del luogo d'ambientazione e ho riunito i pareri in un solo commento riassuntivo.
Il punto d'inizio con il quale sono partita in questa ricerca è: "Che cosa ne pensa chi è straniero del doppiaggio italiano? Davvero è implicito che il nostro doppiaggio sia il migliore del mondo? E qual è la voce che per loro ritengono migliore in quel ruolo? Perché?"
Quindi sono partita alla ricerca delle classifiche, quelli coi commenti proprio per capire cosa ne pensavano.
Se ho scelto i ruoli femminili e Disney è perché sono più facili da trovare. Inoltre si giudicheranno soltanto le parti cantate.
Il punto  fondamentale della questione è: quanto quella voce riesce a interpretare il personaggio? Infatti non basta che una voce sia piacevole da sentire, ma deve essere adatta al personaggio.
Molte critiche riguardano appunto la non compatibilità col personaggio anche se è una bellissima voce.
Una cosa importantissima: nessuno intende attaccare nessuno.
Anche se diversi pareri che ho riscontrato danno un giudizio severo, non si intende attaccare la persona (la doppiatrice) in sé, ma solo in base a quello che si sente. Così come io non sono qua per attaccare chi ha scritto quel parere. Se li ho trascritti non è per dire: "Oh ragazzi, sentite cos'ha detto questo."
Così come non si intende attaccare chi l'ha scritto.
Capisco che poi uno non sia d'accordo perché quella versione appartiene alla sua infanzia e ci è affezionato, lo comprendo perfettamente.
Vi chiedo soltanto di estraniarvi un attimo e guardare il tutto con un pizzico di curiosità, di slegarsi un attimo da questo attaccamento.
E' con questo spirito che sono partita in questa ricerca.
Inoltre troverete anche chi non è particolarmente pazzo per il doppiaggio italiano. Va benissimo!
Qui non si tratta di una competizione, ma di un confronto.
Prima del riassunto dei commenti trovate la canzone e nella versione Best, trovate il link (basta cliccare sul nome) di quella canzone in quella versione.
Se desiderate cercare anche voi basta digitare su Youtube "personal ranking" più il personaggio.


Partiamo con i primi doppiaggi.
Ci sono Biancaneve, Cenerentola, Alice e Aurora
E qui la questione è ardua: questi doppiaggi quanto sono invecchiati? In più il modo di cantare quanto è adatto al personaggio? Come ho accennato prima, non basta che una voce sia bella deve essere adatta al personaggio.
In questi anni poi si tendeva molto all'operistica. Davvero si può dire che una voce così imponente e maestosa sia adatta a delle ragazze?


Biancaneve 

Lina Pagliughi, 1938




Abbiamo qui la prima doppiatrice per la prima protagonista femminile del primo film animato. Siamo quasi negli anni '40 e si sente. Non solo per la qualità video, ma anche per il modo di cantare.
Di sicuro c'è qualcuno che è affezionato senz'altro alle prime versioni doppiate e le considera un patrimonio inestimabile. Senz'altro!
Ma qui stiamo soprattutto ad esaminare la voce e come si sposa col personaggio.
Innanzitutto, una voce operistica non sempre è la più adatta. Ha sì potenza, espressione ma spesso sono qualità che risaltano troppo e rendono Biancaneve troppo vecchia di quel che è.
Le danno troppo spessore.
C'è anche chi la considera migliore del ridoppiaggio, ma un tantino disturbante.
Per quanto mi riguarda trovo disturbante, e non riesco a capirne il senso, quando a volte parla in un misto cantato. E' qualcosa che si fa molto nella lirica ma in Biancaneve non afferro molto. In più trovo la voce troppo ingombrante per Biancaneve.
Le versioni migliori per Biancaneve nelle classifiche che ho visto sembrano essere d'accordo all'unanimità per quella bulgara Ventsislava Stoilova

Ma la Biancaneve, come accennato, è stata ridoppiata. Cosa ne pensano?


Gianna Spagnuolo, 1972



Non molte classifiche coi commenti ho trovato su Biancaneve. In quelle riscontrate sembrano essere d'accordo nel riconoscere una voce bella e magica. C'è chi dice che forse se avrebbe cantato con meno vibrato, sarebbe stato meglio. Però comunque una voce piacevole da sentire.


Cenerentola  

Non ho trovato la versione del 1950 perciò prendo in esame solo il ridoppiaggio.



Maria Cristina Brancucci, 1967




La voce di Maria Cristina è melodica forse un po' troppo. Niente da dire sulla qualità della voce però a qualcuno sembra essere addormentata.
Le versioni migliori sono quella olandese (Joke de Kruijf), francese 1991 (Dominique Poulain) e messicano 1997 (Natalia Sosa)


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...