Visualizzazione post con etichetta racconto mio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta racconto mio. Mostra tutti i post

mercoledì 23 marzo 2016

Il canto del mare (il seguito)

"E poi? Che succede?"
Di solito capita che dopo aver letto una storia, la fine non sia abbastanza. Si vorrebbe sapere di più.
E così mi è capitato con questo mio racconto che ho scritto per un giveaway.
Spesso chi leggeva mi diceva che desiderava sapere cosa è successo poi a questa donna, al bambino.
All'inizio volevo lasciare il finale aperto, ma poi visto alcune richieste (detta così poi sembra che erano chissà quante persone), ho voluto realizzare un finale.
All'inizio ci volevo mettere di mezzo l'amore ovvero che lui, grazie a questo canto, trova la donna della sua vita ma alla fine mi sembrava scontato e così ho scritto questo.
Spero vi piaccia e... Buona lettura


giovedì 17 settembre 2015

Monologhi e racconti

Quest'estate ho partecipato a due concorsi di scrittura: scrivere un monologo per il blog di Elisa Elena Carollo e scrivere un racconto per quello di Romina Tamerici. Entrambi i concorsi erano in occasione del compleanno dei loro blog ed entrambe le modalità di scrittura (monologo e racconto) rispecchiano i loro blog (nota: vi consiglio di seguirli entrambi)
Avevo già in mente di realizzare un post con ciò che avevo scritto, ma visto che i commenti dovevano essere anonimi, ho dovuto prima aspettare che entrambi i blog svelassero i tre finalisti (potete leggerli qui e qui).
Stavolta non sono entrata in finale in nessuno dei due concorsi e posso anche capirlo: in entrambi i blog c'è stata una grande affluenza che immagino abbia messo in crisi le due blogger.

Quindi, ecco cosa ho scritto io.

Prima i due monologhi



Foglie d'autunno




Era il primo o il secondo anno delle elementari e come al solito, ero tenuta fuori dai giochi. Ero seduta per terra quando mi accorsi di un piccolo angolo in cui c'erano foglie d'autunno impegnate a girare in un vortice. Rimasi incantata a vedere quelle foglie che mi avvicinai e dopo un periodo a fissarle, allungai le mani e le muovevo come se stessi eseguendo una magia. Muovevo le mani in aria "disegnando" così traiettorie che le foglie avrebbero poi seguito. Dopo un po' anche gli altri miei compagni si avvicinarono a me e mi guardavano con stupore.
Poi il vento finì, le foglie caddero e i miei compagni se ne andarono ma la magia non era finita perché la sentivo nelle mie mani.



giovedì 25 settembre 2014

Moon child

Sarei potuta nascere albero. Oppure uno qualsiasi degli animali della Terra. Oppure una splendente pietra.
Tutto il mondo richiamava a gran voce la mia nascita.
I rami chiesero al vento di farli ondeggiare, gli uccelli volarono in circolo e le pietre cercavano di mandare messaggi luminosi.
Tutto il mondo chiedeva alla luna: "Da' a me quel seme. Io lo crescerò con la massima cura."
Così la luna, di fronte a tutte quelle richieste, decise di liberare il mio seme che sarebbe andato a chi l'avesse preso per primo.
Tutto il mondo rimase estasiato. Sarei stata amata ma dall'alto di un faro, una coppia illuminò il mio seme con una luce fasulla e lo catturò.
Così io sono nata umana e quando guardo quello che sarei potuta essere, mi rammarico di non esserlo.
Quando mi potrò sentire a casa?



Bambino d'acqua e la luna di Jessie Willcox Smith

 
Queste parole erano rinchiuse dentro di me da diversi anni e le ho scritte per una di quelle tante storie che ho iniziato e mai finite.
Un senso di estraneità che sentivo quasi come se mi affliggesse, un disagio che provavo molte volte e la miglior soluzione era quella di andarsene da quel luogo e così mi sono immaginata questa nascita.
Sentirsi terrestre e aliena allo stesso tempo.

giovedì 21 agosto 2014

Il canto del mare

Ho partecipato a un giveaway dove bisognava scrivere un racconto in forma anonima.
Il mio racconto non è tra i tre selezionati.
Pazienza :) (Eravamo anche in molti)
Eccolo qua.



"Cosa ci fai qui?"
"Canto."
Dritta come un faro, una donna cantava con vocalizzi di fronte a un mare in tempesta e ciò sembrava catturare l'attenzione di quel bambino.
"Perché canti?"
"Perché il mare ha bisogno che io canti."
"Posso farlo anch'io?" chiese il bambino timidamente.
"Certo." rispose la donna con un sorriso.
Il bambino cantò e intanto cercava di indovinare l'età della donna. Tra quelle rughe si nascondeva un viso da fanciulla e la voce, seppure profonda, era limpida e cristallina. Trasmetteva una serenità elettrizzante.
Il bambino era sempre più curioso.
"Ma tu canti per far smettere la tempesta?"
"No. Io canto per aiutarla."
"Quindi quando la tempesta sarà finita tu non ci sarai più?"
"Non lo so, ma di sicuro il mare avrà bisogno di un altro canto."
"Quale?"
"Me lo dirà il mare stesso."
Intanto le onde infuriavano sulla battigia e il bambino aveva paura che lo risucchiassero e così si aggrappò alla donna.
Lei lo prese per mano.
Il bambino la riguardò e notò che in tutto quel tempo lei guardava sempre il mare e i suoi occhi sorridevano.
Questo lo rasserenò e fece la stessa cosa: cantò guardando davanti a sé.
Il mare continuò a infuriare, ma ormai non faceva più paura al bambino. Gli ricordava quei giorni quando anche lui aveva voglia di essere così immenso non per far paura agli altri, ma per gioco.
I genitori videro il bambino e lo portano subito via con loro. La donna continuava a cantare sostenendo con lo sguardo il mare.
Mentre si allontanava, al bambino parve di sentire una sottile vibrazione come una risata giocosa.


Fine racconto
Che cosa succederà alla donna appena il bambino non la guarderà più?




 di William Heath Robinson




di Valerie Kitchin






cambiato video



Chissà...


Aggiornamento:
Ecco il seguito

venerdì 29 novembre 2013

La libertà del palloncino, mio racconto in (meno di) 500 caratteri

Ieri su Youtube incappo in questo video e mi dico: "Perché no?"



Dopo diversi tentativi, mi era venuto in mente di scrivere su un palloncino e poi alla fine ho pensato che questa sensazione poteva essere perfetta per il nuovo capitolo di Aulonia e quindi ieri sera eccomi occupata, dopo alcuni mesi, ad aggiornare il blog di Aulonia (vedi qui).
Oggi leggo il racconto di Romina Tamerici (clicca qui) e mi è venuto in mente che potevo adattare quello che avevo scritto per ripostarlo al blog.
Ed è stato un duro lavoro perché si trattava di rientrare nei 500 caratteri (il linguaggio da sms è proibito!).
Quindi cava tutta la prima parte, cerca di togliere alcune frasi, altre le adatti e alla fine ho raggiunto i 473 caratteri.
Spero di aver fatto un buon lavoro.
Ecco il risultato finale:

giovedì 28 febbraio 2013

Il bacio della sirena


La fanciulla del mare di Herbert James Draper, 1894


Tu credi di avermi catturata, di avermi intrappolata, ma in realtà sono io che mi sono lasciata catturare.
Da tempo sto aspettando che tu venga e sono qui per te.

sabato 23 febbraio 2013

L'imperatore è nudo!!!


di Edmund Dulac

Nel nostro paese c'è un imperatore (o re non ho ancora capito) che è stimato da tutti perché è il più bello, si veste meglio, ha un sorriso che sembra convincere tutti, usa parole che fanno divertire. Insomma, qualcuno che ci possa rappresentare al meglio.
Così dicono.
Io non l'ho mai visto.

venerdì 14 settembre 2012

Un racconto per il Titanic





Qualche giorno fa (o meglio qualche notte fa) ero su Internet (non riuscivo a dormire) ed ero sul sito alfemminile e lessi sul blog del sito di un concorso che riguardava un libro da collezione sul Titanic e bisognava realizzare un racconto.
Vi siete mai chiesti cosa fosse successo se nel finale... (mettete voi la frase che volete).
Insomma bisognava realizzare un seguito.

Quando il film è uscito, molti si chiesero cosa sarebbe successo nel seguito visto che si parlava di un Titanic 2. Per fortuna non è mai stato realizzato, ma questo non ha fermato la fantasia di molti comprese le riviste di ogni genere da quelle scandalistiche a quelle del settore.

Molti si chiedevano cosa sarebbe successo se Jack Dawson fosse sopravvissuto



Io invece ho realizzato il racconto seguendo la linea del film ovvero Jack Dawson è morto e Rose si ritrova con la perdita dell'amato. Come avrà reagito?


lunedì 30 luglio 2012

Un giorno sarò Marilyn...


Sorrido perché preferisco non guardare indietro. Se ci provo, vedo tutta la mia infanzia passata come un pacco postale sballottato qua e là senza una minima considerazione per come mi sento, senza che qualcuno mi chieda almeno una volta come sto. Per loro, sono solo l'ennesima bambina con un triste passato, con una madre pazza che non è neanche capace di tenermi. E come potrebbe? E' anche lei una bambina persa nel suo labirinto. A volte mi mostrava una dolcezza che mai mi sarei aspettata e così eccola, ecco la mia mamma. Ma poi ecco che ricompare quell'ombra nei suoi occhi. Io ho paura di quell'ombra che portano gli occhi a perdersi. Io non la voglio quell'ombra.
Non mi chiedono come sto, ma anche se me lo chiedessero io non direi nulla. Per loro non ho importanza, sono completamente invisibile. A volte penso davvero di essere invisibile.
Eccomi, io sono qua, guardatemi. Esisto come esistete voi.
Niente, loro non mi guardano, ma un giorno lo faranno. Capiranno che io esisto.
Esisto solo quando vengo violentata, stuprata, ma non è questo quello che voglio. E come potevo? Ero solo una bambina, come potevo desiderare ciò?
No, io desidero essere felice e un giorno lo sarò.

venerdì 25 novembre 2011

Violenza sulle donne

Il respiro dell'altro è su di te e ti dice di stare ferma, di fare la brava.



Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi, 1610

Dice che non puoi fare niente contro di lui perché è più forte e tu magari ci credi senno non staresti ferma.



Il ratto delle Sabine: Tarquinio e Lucrezia di Charles Christian Nahl, 1871

Tremi soltanto, un leggero tremore. Chissà se se ne accorge.
Provi a ribellarti.


Tarquinio e Lucrezia di Tiziano, 1571

Non si accorge che la tua anima è ferita, lacerata, fatta a pezzi e chissà quanto tempo ci vuole perché si rimargini. E il tuo corpo ricorderà tutto anche se la mente magari no.



Rapimento (bozza) di Lovis Corinth, 1904

Ah già, dov'è la mente? Forse sta vagando, forse preferisce pensare ad altro, forse è meglio così.
Alla fine magari ti sei assentata, ma tanto lui è così impegnato che non se ne accorge.
Però poi, quando ti lascia, ti ritrovi con te stessa e non ci sono lacrime che possano riparare.
Hai lo sguardo assente. Dove sei adesso? In quale antro della mente sei scappata?
Guarda come sei ridotta. Sei diventata solo una vaga ombra.



Interno o Lo stupro di Edgar Degas, tra il 1868 e il 1869

Rimani qui con me. Lo so che non vorresti, che desideresti la morte piuttosto che affrontare tutto questo, ma ce la faremo.
E non credere a quello che ti ha detto. Non è forza, è violenza e non è amore, è violenza.
Hai subito una violenza e tu non farlo con te stessa.



Oggi è la Giornata Mondiale contro la Violenza. L'anno scorso avevo realizzato un video (clicca qui) e adesso ho provato a scrivere questo racconto aggiungendo dei dipinti.
Cosa esce da quello che ho scritto? Giudicate voi.
Ma quello che vorrei che fosse chiaro è scritto nelle ultime righe perché alla fine la violenza può prendere il posto della tua anima e farti credere a delle menzogne.

Donna, non vergognarti di quello che sei e di quello che hai in te. Non permetterlo mai!
Tu, donna, sei un aspetto di una Dea.


Venere dormiente di Giorgione, tra il 1508 e il 1510

P.S: Di solito si associa l'atto della violenza all'uomo come se solo lui avesse nel Dna questo impulso, ma non stiamo a generalizzare perché non solo gli uomini violentano.

mercoledì 16 marzo 2011

Anita Garibaldi per i 150 anni d'Italia



Sono sempre stata una dal carattere forte, lo dicevano tutti quelli che mi conoscevano e non credevo ci fosse un uomo capace di affascinarmi eppure l'ho trovato: è un italiano e ha quattordici anni più di me. Il suo nome è Giuseppe Garibaldi.
Ho voluto lasciare il mio piccolo paese, Laguna, per seguirlo, ma non come donna sottomessa bensì come una sua compagna in tutto per tutto anche nelle battaglie. Ho lasciato anche il mio marito precedente perché sapevo che la mia vita sarebbe stata accanto a questo straniero.
Ho combattutto con gli uomini e per gli uomini. Ho rischiato la mia vita più e più volte. Alcuni uomini sono morti per me.
Non posso guardarmi indietro alle spalle. Posso solo onorare la loro vita combattendo anche per loro.



Giuseppe, perché mi guardi con quella faccia? Sì, sono ancora debole, ma non possiamo fermarci. E poi lo sai Giuseppe che sono una donna forte, una donna resistente. Posso ancora farcela. Non fare quella faccia. Gli altri uomini non ti devono vedere in quello stato. Tu sei un comandante.


Giuseppe so che morirò perciò lasciami qui, a Mandriole, in questo capanno, lasciami qui e vattene. Non guardare indietro. Perché rimani ancora qui? Non rimanere qui un attimo di più e non disperarti, non è colpa tua. Sono stata io a decidere di lasciare tutto. Non mi pento di niente. Potevo invecchiare tranquilla nel mio paese, ma ho scelto di stare con te, solo con te. Mi dispiace solo di non poter più stare al tuo fianco e di non poter partorire questo bambino che porto in grembo.
Del resto sono stata felice, di averti incontrato e di avere vissuto così.
Và via Giuseppe, io muoio su questa terra.
So che un giorno unirai questo Paese. E ci saranno tanti altri che difenderanno questa Italia.
Lo sento.




Come forse qualcuno di voi saprà, Anita Garibaldi è morta a Mandriole vicino a Ravenna e ho voluto ricordare questo 150esimo anniversario in maniera diversa, non ricordando il momento in cui è stata unita, ma molto prima attraverso la voce di una straniera, una brasiliana che ha combattuto ed è morta in terra italiana.
Ho scritto questo racconto basandomi su quello che ho trovato in giro provando a pensare come lei. Molte cose poi non sono chiare. Per esempio si dice che Garibaldi abbia strozzato Anita. Lo si dice a causa della posizione del collo però sembra che sia dovuto a una sepoltura veloce. Inoltre alcuni scritti dicono che Garibaldi si riteneva responsabile della sua morte. Ma, come ho scritto qui, credo che sia perché Anita ha deciso di seguirlo e ha lasciato il suo Paese d'origine, il Brasile.
Comunque domani l'Italia festeggia 150 anni.


Auguri Italia

Italiani oggi e per sempre


1^ quadro: autore e titolo non pervenuti
2^ quadro: Garibaldi e il maggiore Leggiero trasportano Anita morente di Pietro Bouvier, 1864
3^ quadro: La morte di Anita Garibaldi di Francesco Fabbri

venerdì 31 dicembre 2010

Il collage dei ricordi

Ecco un racconto inventato al momento, tasto dopo tasto, per augurarvi un buon anno:

Gli anni passano, si trasformano. Li modello come creta, li taglio con le forbici e realizzo un collage.
Ma cosa faccio con i ricordi brutti? Sono tutti frastagliati. Ho provato a ritagliarli però si sfilacciano sempre come quelle stoffe coi fili che cadono per terra.
Provo a darli una forma precisa, ma non vogliono. Preferiscono restare così, preferiscono non essere ordinati, ma caotici e poi a guardarli bene, sono davvero brutti?
Provo a riguardarli, li guardo solo e non li giudico. Non li avevo mai visti in quello stato e anch'io non mi sono mai vista in quello stato.
Mi fanno da specchio mentre io li guardo.
A volte preferirei non guardare però poi vengo catturata.
Ero davvero io quella?! Che buffa!
Ma ho fatto davvero io quella smorfia?! Non mi sembrava
No! Sono venuta con gli occhi chiusi. E' venuta bene però, sembra che io stia concentrata su qualcos'altro. A cosa pensavo in quel momento?
Ho deciso di attaccarli, ma come creare una composizione? Come far sì che ogni singolo ritaglio sia un proseguimento dell'altro? Devo forse ripercorrere tutto l'anno? Ma i pensieri su quei momenti sono gli stessi di allora?
No, non sono gli stessi.
Ma quei ricordi sono brutti perché io li vedo brutti? A volte alcuni ricordi brutti non lo sono veramente anzi pochi possono essere considerati davvero brutti.
Ci sono stati momenti difficili. Hanno i bordi taglienti. Cosa faccio con questi? Li inserisco?
Guardo anche questi. Come vorrei non guardarli, come vorrei non pensare a quei giorni e faccio fatica a non giudicarmi.
Allora pensavo altre cose e quei pensieri sono gli stessi di adesso anche se meno intensi.
Guardo i momenti belli. I bordi sono lisci. Li riguardo anche da varie angolature per capire anche come creare una composizione. Davvero ero così felice? Non ci credo. Davvero sono io quella? Non pensavo di avere uno sguardo e un sorriso così luminosi.
Lì non pensavo.
La cosa strana è che spesso un giorno poteva avere assieme momenti di diverso tipo.
Bene, ora ho tutti i ritagli. La faccio la composizione o no?
Guardo bene la parete su cui mettere la composizione. E' completamente bianca e a destra c'è una finestra aperta con la tapparella totalmente alzata.
Ho appena visto una folata di vento. E' stata molto veloce e mi viene in mente un'idea: prendo i ritagli e li taglio a piccoli quadratini così da non far capire di che genere siano. Finita quest'operazione, li metto in una tovaglia, li mescolo, vado alla finestra e apro la tovaglia.
Eccoli volare assieme uniti.
Ecco la mia composizione.

lunedì 9 agosto 2010

Racconto sulla Felicità

Cari ragazzi (e ragazze) purtroppo non posso contare su un computer mio però cerco, appena possibile, di postare qualcosa. Questa volta è un mio racconto.



Un giorno qualsiasi un giovane sentì parlare della Felicità come la cosa più preziosa della Terra. Incuriosito, chiese ai suoi parenti e ai suoi amici più cari che cosa fosse, ma nessuno gli diede una risposta esauriente. Anzi, i più non seppero come rispondere. Questa cosa però invece di scoraggiare il giovane curioso, gli diede una spinta più forte per cercarla e se nessuno dei suoi conoscenti più stretti gli poteva rispondere, avrebbe cercato la Felicità, il Suo Significato, altrove.
E così girovagò in tutto il mondo, conobbe molti popoli differenti, diversi modi di vivere, ma ancora la Risposta non fu soddisfatta perché la trovava, ma c'era sempre qualcosa che non lo soddisfaceva.
Il suo girovagare nel mondo lo portava sempre a non fermarsi mai, a sperimentare, ma proprio per il suo stile di vita nomade, credeva che era meglio non relazionarsi con altre persone perché non sapeva quando e come li avrebbe rincontrati.
Gli anni passarono e lui divenne sempre più vecchio e malato e soprattutto stanco e insoddisfatto.
Decise di ritornare nella sua città natale e scoprì che la sua casa era ancora lì. I parenti che gli erano rimasti, e che prima di allora non lo avevano mai visto, ma sempre sentito parlare, decisero di non chiedergli niente.
Così il giovane divenuto anziano si sedette sulla sedia a dondolo di suo nonno a mirare il suo giardino. Gli pareva tutto strano: quello che una volta era un ramoscello era divenuto anch'esso un albero robusto e fiero. Inoltre tutto attorno sembrava cambiato però si ricordava perfettamente di quando da bambino correva libero in quel giardino circondato solo dalla Natura e da ogni Sua Manifestazione.
Inebriato da quella Sensazione si fece servire il suo tè preferito e lo bevve lentamente perché tutto ciò gli ricordava di quando era...
La tazza cadde, il vecchio si immobilizzò in una smorfia che sapeva di rammarico e di consapevolezza e non poté più cambiarla.
Mai più.





P.S.: Chi ha letto questo racconto come un invito ad accontentarsi, dovrebbe forse rileggerlo.

martedì 16 marzo 2010

Tracciando i propri pensieri con un segno

Da poco più di un mese seguo, per il quinto anno consecutivo, un altro laboratorio oltre a quello della non-scuola ed è sulla scrittura, Lo Spettatore col Taccuino gestito da Alberto Marchesani, che fa parte di Ravenna Teatro e da Lorenzo Donati, critico teatrale. Non vuole essere un laboratorio di scrittura creativa, ma "una palestra sullo sguardo". Infatti si incoraggia a vedere, a immaginare e a trascrivere. Guardiamo spettacoli teatrali del Nobodaddy, stagione del Teatro Rasi, e anche la Stagione di Prosa a un prezzo davvero simbolico. Inoltre adesso due volte al mese ci incontriamo, ci confrontiamo anche con Alberto e Lorenzo. Infatti molte volte più che una lezione, sembra di essere in un brainstorming. Il risultato è che in questi anni noto che sto sviluppando sempre di più un mio pensiero critico che non vuole dire affatto che sto sempre a criticare male, e il vedere il dietro le quinte di alcuni spettacoli e il vedere sempre di più spettacoli diversi mi aiuta molto per ciò che vorrei fare.
Adesso alla base degli incontri c'è il voler dare significato a parole che abitualmente usiamo nel campo del teatro, ma anche fuori come spettatore, taccuino, presentazione, teatro, guida, convinzione, convincimento...
Inoltre seguiamo le prove degli spettacoli non-scuola per scrivere delle presentazioni nel foglio di sala della rappresentazione.

Negli altri anni guardavamo delle immagini e cercavamo di raccontarle. Per esempio due anni fa dovevamo raccontare un'immagine che è rettangolare, al buio con all'estrema destra una silhouette non identificabile in top e shorts che ha tra le mani una scatola rettangolare di legno marrone chiaro molto semplice che illumina completamente il viso di chi la tiene. Io dovevo raccontare la scena con il punto di vista di una mosca quindi di un piccolo animaletto che vola.

Questo è il mio brano:

Sono una mosca e sono alla ricerca disperata di lei. Non sto parlando di una mosca femmina, ma della merda. E' meglio che racconto dall'inizio. Stavo ronzando per i fatti miei quando all'improvviso sento urlare "Merda! Merda! Merda!" e poi grida entusiastiche. Allora pensai: avranno trovato una merda gigantesca così mi sono diretto dove erano queste urla, ma è più di mezz'ora che volo in questo locale buio, ma della merda nessuna traccia. Secondo me l'avranno mangiata quegli umani. Sì, sì guarda che facce contente. Bah, è meglio che vado via tanto... No aspetta, qualcuno sta aprendo una scatola. Forse la merda è lì dentro! Mi strofino le zampe perché immagino quanta merda ci sia. L'ha aperta! Ma che cos'è? Vengo abbagliato da una luce dorata. Ma che razza di merda hanno? Mi strofino ancora di più le zampe e mi tuffo dentro la scatola. Ma...Qui non c'è della merda, ma dell'oro! Oh, non è che mi trovo in un sogno freudiano?!

Dai, non è male, vero?


P.S.: c'è una cosa che vorrei dire ed è che nonostante questa tecnologia imperante, sono molto affezionata alla scrittura a mano. Infatti, se devo scrivere una lettera, la faccio con la penna. Vedere che il mio pensiero prende vita da una goccia d'inchiostro è molto stimolante (e non pensate male :P). Forse può sembrare strano che io racconti questo attraverso dei processi meccanici come adesso che sto scrivendo e poi io non disdegno del tutto questa tecnologia però la scrittura con la penna rimane per me molto affascinante.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...