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martedì 18 aprile 2017

Laboratorio teatrale 100 ore con Ivano Marescotti (ottava parte: il mio monologo)


di Debora Penazzi, una mia amica


Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte
Quinta parte
Sesta parte
Settima parte


Il 9 aprile alle 21 al Teatro Comunale di Cesenatico c'è stato lo spettacolo finale del laboratorio teatrale 100 ore con Ivano Marescotti, organizzato da Il Circolo degli Attori di Ravenna.
Volevo aspettare prima di realizzare questo post.
Volevo avere anche le foto dei miei compagni così da fare un post unico, ma poi ho pensato che sarebbe venuto troppo lungo.
Quindi, in attesa di quelle foto, finalmente posso svelarvi il mio monologo.

Si tratta di Era un ragazzo di Blanche da Un tram che si chiama desiderio. scritto da Tennessee Williams nel 1947.

Ecco il testo che avevo preso in considerazione, trovato qui.

Quando avevo 16 anni, mi innamorai di un ragazzo. Ma così di colpo, e in un modo così pieno, totale! E' come se all'improvviso tu accendi un faro nella penombra, così si trasformò il mondo per me! Ma ero sfortunata. Fu un inganno. Lui aveva qualcosa di diverso, una sensibilità, una mollezza, delicatezza, che non era da uomo, ... Lui cercò aiuto da me. Ma io non sapevo...Io non capii niente ... Sapevo solo di volergli un bene immenso. . . Poi, poco dopo il matrimonio, scoprii tutto. Nel modo più tremendo. Entrando in una stanza che credevo vuota... c'erano due persone a letto... il ragazzo che avevo sposato e un uomo più anziano che da anni era il suo amico... il suo amante. Dopo di che, facemmo finta di niente. Tutti e tre, quella sera stessa, andammo fuori a divertirci, a ballare, e per tutta la sera giù a ridere, a bere, a ballare, a ballare. Ballammo, ballammo tanto! Poi ad un certo punto, nel mezzo del ballo, senza potermi frenare, mi era scappa o detto "ho visto, ho visto tutto... mi fai schifo!". Allora il giovane che avevo sposato si staccò da me e scappò via. Qualche momento dopo, uno sparo! Corsi fuori, tutti corsero fuori, gridavano "Alan! Alan! Il giovane Grey!"… S'era infilato la rivoltella in bocca, e sparato, tanto che il cranio gli era schizzato via.!... E allora il faro che s'era acceso sul mondo, si spense di nuovo e mai più per un solo istante da allora, ha brillato...

mercoledì 5 ottobre 2016

Mare d'ottobre

Quando si pensa alla Riviera Romagnola, si pensa soprattutto a un esercito di ombrelloni, musica da discoteca o comunque un tormentone estivo ad altissimo volume e all'happy hour. 
Personalmente tutto ciò non fa per me e non sto qui a giudicare gli altri. 
È solo che se vado al mare, voglio vedere il mare. 
Per questo in estate ci vado poco e da alcuni anni ho scoperto di quanto mi piaccia il mare di settembre o ottobre, quando sento il mare così com'è, quando posso liberare il mio canto al mare e sentirmi connessa con il vento, le nuvole, la sabbia e ovviamente l'acqua. 
Eccovi le foto che ho fatto qualche giorno fa. 
Spero che vi piacciano e che anche voi provaste le mie sensazioni di totale espansione con quel tempo e quel luogo. 


lunedì 1 agosto 2016

Continuano le riprese di Clizia

Il 13 giugno ho partecipato come comparsa alle riprese del mediometraggio Clizia di Alessandro Lonzi (vedi qui) e così ho potuto scrivere di quella giornata, ma ovviamente le riprese sono continuate spaziando dal Giardino Incantato di Elio Minguzzi all'asprezza industriale (ecco qui la fucina di Vulcano alla Darsena di città e a Italmet), alla sontuosità dei castelli (qui l'Olimpo al Palazzo Grossi di Castiglione di Ravenna, Torre di Leucote alla Torre di Traversara e alla Villa Savoia di Glorie, Esterni della Villa di Venere a Villa Pir di Porto Corsini, Camera di Leucote di Palazzo Milzetti di Faenza solo per dirne alcuni) Ogni luogo serviva ad ambientare un particolare momento di questo mito greco e da' l'occasione di mostrare la ricchezza delle bellezze nel nostro territorio romagnolo e la sua varietà.
Ho ricontattato Alessandro qualche settimana fa per poter presenziare a un giorno di riprese così da fare foto e scrivere ancora del mediometraggio. Mi comunica se potevo venire il 20 luglio al Valtorto, un centro culturale a Fornace Zarattini (poco fuori Ravenna) dove si possono vedere spettacoli teatrali come è stato per me sei anni fa quando ho debuttato con L'eretica nella rassegna teatrale Ravenna viso-in-aria.
E la vastità dei set comprende così anche le riprese con lo schermo blu. (nota: le luci presenti saranno utili per filmare ma per fotografare non tanto. Inoltre fotografavo con il mio tablet. Accanto a me c'erano tre fotografi professionisti che hanno partecipato alle altre riprese ovvero Mauro Bosi, Angelo Palmieri e Luca Piccinini) 



Alessandro Lonzi e Federica Navarria (Clizia)


martedì 27 ottobre 2015

Intervista a Eraldo Baldini sul folklore romagnolo


Avete mai letto qualcosa di Eraldo Baldini?




Nato a Russi nel 1952, negli anni si è specializzato di antropologia culturale ed etnografia sulla Romagna.
Oltre alla saggistica, scrive romanzi gialli e thriller molte volte ambientate nel ravennate.
Dal suo libro Mal'aria è stato tratto nel 2009 una fiction su Rai Uno con Ettore Bassi come protagonista (qui il dietro le quinte) dove tra i personaggi troviamo la Borda, una sorta di strega leggendaria.
Ed è proprio sul folklore romagnolo che ho deciso di intervistarlo.




1)Mi trovo qui con Eraldo Baldini, scrittore ravennate specializzato in antropologia culturale ed etnografia sulla Romagna.
La Romagna viene citata molte volte come una terra dalle ricche tradizioni la cucina in primis eppure mi sembra che le storie, le leggende, le fiabe legate a questa terra siano meno considerate rispetto ad altre regioni di Italia.
E' questa una mia considerazione errata oppure effettivamente è così?


Direi che non è così. Anzi, sul folklore della Romagna esiste una bibliografia sterminata, brani e studi parziali partono già dal Settecento. Tra l'altro la prima opera organica sulla cultura popolare di una regione o subregione italiana è proprio "Usi e pregiudizi de' contadini della Romagna", scritta da Michele Placucci nel 1818.


domenica 21 settembre 2014

Un ricordo arcaico di infanzia

Avete dei ricordi d'infanzia che vi sembrano appartenere a un tempo molto più antico?
C'è questo mio ricordo di me e mia nonna materna che, crescendo, ha acquistato sempre più importanza per me.
All'apparenza può sembrare banale, ma ha in sé un significato molto profondo.
Potete immaginare come, avendo avuto nonne romagnole, e stando quasi sempre coi nonni materni, io abbia assistito tante volte e guardato mia nonna che cucinava. 
La vedevo fare la pasta in casa (ogni tanto faceva piegare anche a me i tortellini) ma c'era un atto che era quello che facevo sempre e mi piaceva un sacco.
Da un piatto con chicchi di riso, dividevo il riso buono da quello cattivo.
Ora, se vi piacciono le fiabe e le avete sempre lette, questo atto vi sembrerà familiare.
Infatti accadeva spesso nelle fiabe che al o alla protagonista veniva chiesta questa prova dalla vecchia.
Questa prova però era impossibile da ultimare perché di riso ce n'era un sacco.
E così succedeva che venivano fuori gli Aiutanti ovvero altre entità che prendevano il posto del bambino o bambina e lo ultimavano. 
Potevano essere animali umili come formiche o topi oppure oggetti come la bambola di Vassilissa.
Può essere riso o frumento o grano, sempre chicchi piccoli.
Ma cosa significa separare il buono dal guasto?
E qua mi affido a Donne che corrono coi lupi della Clarissa Pinkola Estés.
Ebbene, parlando appunto della fiaba di Vassilissa, spiega questo atto.
(...) Il frumento buono, quello toccato dalla ruggine, i semi di papavero e l'immondizia sono tutti resti di un'antica farmacopea. Queste sostanze sono usate come balsami, unguenti, infusioni e impiastri per trattenere altre medicine sul corpo. Come metafore, sono anche medicine per la mente; alcune nutrono, altre danno il riposo, alcune provocano languore e altre stimolano. Sono sfaccettature dei cicli Vita/Morte/Vita,. Baba Jaga non soltanto chiede a Vassilissa di separare questo da quello, di sapere la differenza tra cose dello stesso genere - come tra il vero amore e il falso amore o fra la vita che nutre e la vita distrutta - ma le chiede anche di distinguere una medicina dall'altra.
Come i sogni, che si possono comprendere a livello oggettivo ma trattengono comunque una realtà soggettiva, questi elementi di cibo/medicina sono una guida simbolica. Come Vassilissa, dobbiamo selezionare gli aspetti psichici curativi, selezionare per comprendere che il cibo per la psiche è anche medicina per la psiche e spremere la verità, l'essenza da questi elementi per trarne nutrimento (...)


Qualche giorno fa poi un amico mi ha inviato un video tratto dal film 8 e 1/2 di Federico Fellini e c'era un ricordo d'infanzia scatenato da delle parole senza senso ovvero Asa-Nisi-Masa.





Non avendo mai visto il film, ma lo farò, mi ritrovo davanti ad una scena che magari ho percepito diversamente da quello che era l'intento del regista.
Ecco, mi sembra quasi di ritrovare la stessa sensazione di me e i chicchi di riso, lo stesso ricordo arcaico, quasi mitologico.


Sempre ritornando al mio ricordo, non credo che mia nonna avesse intenzione di farmi capire ciò che intende la Estés (oppure non lo so). Immagino volesse condividere con me un momento, ma credo si tratti anche di un passaggio. Immagino che anche lei da bambina avesse fatto lo stesso e così ancora e ancora e ancora nel passato.
Un legame che si sta instaurando e la Donna Antica si sta risvegliando.



Avete anche voi dei ricordi simili?



Asa-Nisi-Masa! Asa-Nisi-Masa! Asa-Nisi-Masa!
(vai qui per leggere il significato junghiano legato al puer aeternus di 8 e 1/2)


P.S.: Ci sono altre fiabe dove la prova invece consiste di raccogliere tutto il riso o altro.
P.P.S.: Non ho trovato illustrazioni che possano raccontare questo atto però desidero condividere questa foto che, anche se non parla di separazione di cereali o di raccoglierli tutti, la trovo esemplare.


by Le Quang



Il legame per esempio tra Vassilissa e Baba Jaga è differente tra quello tra la strega e Hansel e Gretel.
Seppur terribili entrambi, Baba Jaga educa Vassilissa mentre invece la strega di Hansel e Gretel desidera distruggerli.
I due bambini non si rafforzano grazie a lei, ma come conseguenza di una volontà di sopravvivere.
Vassilissa è conscia del cammino che sta percorrendo.
E' come se fosse un'iniziata.


lunedì 9 giugno 2014

R.I.P. Mandiaye Ndiaye


E' morto ieri nella sua terra d'origine, il Senegal, Mandiaye Ndiaye, attore del Teatro delle Albe.
E' morto per un arresto cardiaco.
Partito dal Senegal, finito come vù cumprà, incontra poi Marco Martinelli, regista, drammaturgo e uno dei fondatori della compagnia.
Un incontro che sembrava segnato da una scoperta che le Albe avevano fatto ad una conferenza tenuta dal geologo dell'Università di Bologna, Franco Ricci Lucchi
Ecco cosa racconta Marco Martinelli (citazione presa dal loro sito)


Nel settembre 1986 le Albe hanno fatto una scoperta decisiva. Hanno scoperto che la Romagna è Africa. La Romagna è un pezzo di Africa andato alla deriva nella notte dei tempi, una zattera nera che ha veleggiato fin quassù, e si è venuta a incastrare tra le nebbie europee. Questa è scienza, non fantascienza, è qualità costante nel tempo, è un dato geologicamente dimostrabile, rilevato da diversi studiosi: il sottosuolo, lo strato più profondo che regge le città romagnole, è africano. Quando abbiamo rivelato questa scoperta a Bagnacavallo, piccolo centro della Bassa Romagna a 20 km da Ravenna, all’interno del progetto "Romagna mia", realizzato insieme alla Società Raffaello Sanzio e al Teatro Due mondi, le facce dei romagnoli in platea erano perplesse. Scure. Siamo tutti marocchini? Si, siamo tutti marocchini. Il razzismo nei confronti dei vu cumprà è forse espressione dell’odio verso i padri che ritornano, tornano alla loro terra. Non c’è niente da fare, il nord sta cambiando colore: il processo è irreversibile.
(...) 


La Romagna come un frammento di Africa. 


E così, ispirati da questa scoperta, andarono nelle spiaggie e presero con sé alcuni griot senegalesi che portarono in diversi spettacoli della compagnia atmosfere della loro terra.

Tra le persone assunte si distinse Mandiaye Ndiaye: sembrava che il teatro gli fosse familiare.
Nacquero spettacoli come Ruh. Romagna più Africa uguale del 1988 e soprattutto l'Ubu roi di Alfred Jarry (considerato uno dei capisaldi del teatro moderno)  dove Mandiaye interpretava Padre Ubu accompagnato da Ermanna Montanari che interpretava Madre Ubu.va,
Lo spettacolo fu un successo e le Albe lo replicarono per diversi anni.
Inoltre qualche anno fa, lo spettacolo fu portato in Senegal come Ubu buur




Ideazione, immagini e regia: Alessandro Renda
Montaggio: Giovanni Belvisi e Alessandro Renda

Nel 2003 decise di ritornare nella sua terra d'origine e fondò il Takku Ligey Theatre. Le prime due parole in lingua wolof significano "Darsi da fare assieme" (preso da qui)
Così come Pablo Picasso portò la raffigurazione delle maschere africane nei suoi dipinti così la terra africana si poteva sentire in diversi spettacoli per esempio dirigendo questo spettacolo presentato anche al Ravenna festival 3 anni fa.




Ieri era l'ultimo giorno a Ravenna del Festival delle Culture.
Mandiaye è morto nel suo villaggio d'origine Diol Kadd
Quando muoiono persone così (io non lo conoscevo bene, a tratti ho parlato con lui) si può solo semplicemente dire grazie soprattutto per averci ricordato la nostra origine ancora più arcaica, il nostro antico canto.




P.S.: Il suo spettacolo da lui diretto Opera Lamb sarà messo in scena il 23 giugno a Ravenna alle Artificerie Almagià (zona Darsena) in occasione del Ravenna festival.
Più informazioni le potrete trovare qui.


mercoledì 16 aprile 2014

Esposizione mio quadro al Vernice Art Fair di Forlì

Premessa: Innanzitutto mi scuso per il ritardo colossale, non dipeso da mia volontà. 
Il mio computer ha deciso di proibirmi alcune cose tra il quale scrivere post e guardare serenamente su Youtube.
In questo momento sto scrivendo dalla biblioteca.
Non so quando le cose si aggiusteranno.
Forse quando riuscirò a convincere il computer che l'ha vinta lui, ma forse mi sto imbattendo contro un discendente di HAL 9000.




E così il 21 marzo sono andata all'inaugurazione della Vernice Art Fair di Forlì dove, come avevo già preannunciato qui, un mio quadro è stato esposto.

Iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii


Dire che ero in fibrillazione per la felicità è dire poco.
Magari non avrò saltellato lungo la fiera come una vispa Teresa (ci mancava poco) però dentro di me sì!!!

La mia mente era già andata a mille ancora prima che fossi arrivata a Forlì e quando sono andata alla fiera in taxi, mi sono sentita tanto diva in una limousine!
Giusto per dire come ero messa.

Comunque eccovi le foto





venerdì 5 luglio 2013

Romagna mia, la canzone non tanto

Nota bene: ovviamente ciò che dico è una mia opinione, è quello che sento e di certo non voglio convincere altri, contrari a ciò che scrivo a qua, a "passare" dalla mia parte.
Vorrei sia chiaro che la mia intenzione non è affatto quella di offendere, solo di esprimere una mia opinione verso questa canzone che, come mi è stato confermato, non è stata creata originariamente come inno della Romagna, ma è stata resa tale dai miei corregionali.




In questi giorni sento un gran parlare della canzone Romagna mia.
Immagino che la conosciate, la canzone che è diventata simbolo della Romagna.


versione strumentale di Secondo Casadei



versione cantata da Nilla Pizzi




Eppure, a costo di inimicarmi alcuni miei corregionali, dico che questa canzone non mi piace.



lunedì 26 novembre 2012

Pantani



Pantani.
Non serve altro. Basta il suo nome per riecheggiare anni di splendore assoluto e di caduta inarrestabile. Basta il suo nome per riecheggiare ferite di un uomo non ancora emarginate neanche dopo la sua morte.
Lo vedete in questa foto. Lui, dietro la ruota di una bici con i raggi che lo frammentano come se la sua immagine venisse trasmessa attraverso un vetro rotto.
Con Pantani l'Italia di quegli ultimi anni del 1900 si è appassionata a questo romagnolo mingherlino con le orecchie a sventola, a lui che scalava come se niente fosse, che sentiva la strada come se respirasse, a lui che era un violinista della bicicletta, il suo Stradivari.
Pantani viene dalla Romagna, è uno dei suoi figli. In lui c'era la Romagna, non quella di adesso però bensì quella Romagna arcaica, quella terra che sa di terra.
Lui era un romagnolaccio, il bambino vecchio come è stato chiamato da Gianni Mura, ma non nel senso di un bambino invecchiato prima del solito bensì di un bambino che aveva tanti anni.
Ed è a lui che è dedicato in tutto e per tutto l'ultimo spettacolo della compagnia ravennate, il Teatro delle Albe con un titolo che non lascia incertezze ovvero Pantani perché non serve altro così come non c'è un attore che lo impersona. A che servirebbe? Cosa aggiungerebbe? Marco Pantani è il protagonista che non compare come qualcosa di fisico, ma è lì attraverso le parole, le foto e le immagini video.

domenica 3 giugno 2012

Paolo e Francesca


I fantasmi di Paolo e Francesca appaiono a Dante e Virgilio di Ary Scheffer, 1855


Paolo e Francesca di Mosé Bianchi, 1877 ca.
acquarello e oro su carta


 di Gustave Doré, 1857

giovedì 22 marzo 2012

R.I.P. Tonino Guerra




Il 21 marzo non è solo il primo giorno ufficiale della primavera, ma anche la Giornata Mondiale della Poesia. Ebbene in questa giornata è morto Tonino Guerra, poeta e sceneggiatore.
Nato a Santarcangelo di Rimini, tutta la Romagna si sente a lutto per la sua scomparsa.




venerdì 9 settembre 2011

Le donne di Fellini

Federico Fellini non solo è stato un regista che tutto il mondo ci ha invidiato (e lo fa ancora), ma anche un abile disegnatore.
Il suo amore per il disegno è nato presto e il suo mondo onirico cominciava a manifestarsi.

Il visionario è l'unico realista, così diceva.

Si può proprio dire il cinema di Fellini nasce coi suoi disegni.
Infatti prima di realizzare un film, amava disegnare: ne avvertiva il bisogno. Era quasi una necessità compulsiva.
Non solo creò un suo universo, ma anche la sua donna: giunonica, procace, molto simile alle Veneri paleolitiche.
Questa donna ricorreva sia nei disegni che nei film tanto che venivano chiamate "felliniane" e per lui fu un sogno: essere un aggettivo.

Ecco alcuni suoi disegni:





martedì 19 luglio 2011

Festival di Santarcangelo: le mie impressioni

E così domenica è finito il Festival di Santarcangelo, il festival internazionale del teatro in piazza giunto alla 41esima edizione.
Come ho specificato qualche post fa quest'edizione aveva come direzione artistica l'attrice ravennate del Teatro delle Albe quindi si tratta anche di orgoglio di concittadina comunque, a parte questo, visitare il Festival di Santarcangelo è un'esperienza che si dovrebbe fare almeno una volta nella vita.
Innanzitutto parlo di Santarcangelo di Romagna, questo piccolo borgo che sembra aver conservato memorie del suo passato come la parte vecchia della città che si raggiunge salendo una scalinata ripida e faticosa.
Ho visto il museo dei bottoni, l'unico in Italia e ha dentro una delle 150 grotte.
E' tutta una festa, la gente è cordialissima, c'erano anche dei mercatini.
Purtroppo non ho visto gli spettacoli tranne uno ovvero Eresia della felicità del Teatro delle Albe con ben 200 adolescenti. Sono riuscita a vederlo perché era gratuito. Infatti la maggioranza dei spettacoli è a pagamento ed è consigliato prenotare anche prima della settimana del festival. Nei giorni in cui c'ero era quasi tutto esaurito.
Ecco un video dove potete vedere degli stralci dello spettacolo:





200 adolescenti, ma anche bambini o poco più grandi provenienti da ogni parte dell'Italia e del mondo che la non-scuola ha toccato confrontarsi con il poeta russo Majakovski.
Ma ovviamente non c'era solo questo spettacolo e se volete vedere qualche stralcio, vi conduco qui, nel canale Youtube di questa edizione.
Invece qui potete leggere la storia del festival sin dall'inizio dal 1971.

Che dire?
Mi dispiace di non aver vissuto appieno l'atmosfera però conto negli anni prossimi e chissà, magari ci vado per recitare.

P.S.: Voglio segnalare un'ultima cosa. Ermanna Montanari ha chiesto ai teatri italiani di mandarle una sedia. Il perché di questa richiesta? Ecco la risposta





P.P.S.: Avevo fatto dei filmati, ma purtroppo non potrò metterli perché ho perso la videocamera.
Me tapina :(


Aggiornamento 21 luglio 2011:

Qui potete leggere un articolo di Teatro e Cultura riguardo a Eresia della felicità.
Sempre riguardo a questo spettacolo, ho letto delle accuse infamanti perché ci sono dei minorenni e anche un ragazzo con la sindrome di Down. Ha detto che sono delle scimmie ammaestrate per poi dire che sono dei pappagalli imboccati da adulti cinici e retorici e li ha chiamati anche persone deboli, che non hanno alcuna progettualità teatrali.
Insomma ha travisato tutto.
Dice che è nel campo, che conosce l'ambiente, ma non conosce quell'ambiente, quello che Martinelli ha portato a Santarcangelo.
(piccola nota del 10 novembre 2016: i commenti non sono più visibili)

mercoledì 6 luglio 2011

- 2 giorni al Festival di Santarcangelo

Mancano due giorni al Festival di Santarcangelo di Romagna, in provincia di Rimini.


manifesto di Leila Marzocchi

Per chi non lo conosce si tratta del più importante festival di strada a livello internazionale.
Infatti tutta la cittadina è coinvolta, il centro storico è l'intero teatro.
Ci partecipano artisti teatrali di tutto il mondo.
La 41esima edizione (qui il sito) vede la direzione di Ermanna Montanari, attrice e co-fondatrice della compagnia ravennate Teatro delle Albe.








Se non sapete cosa fare nella settimana tra l'8 e il 17 luglio, una scappatina ci vuole anche per vedere che il teatro non necessariamente ha bisogno di un luogo fisico chiamato "teatro".

P.S.: Io sarò lì il 16 e il 17.

giovedì 23 giugno 2011

RomagnaCreativeDistrict

Stamattina prendo un mensile all'edicola e cosa ci trovo?
Un articolo sulla local revolution e tra i vari esempi c'era anche quello di RomagnaCreativeDistrict, l'agenzia creativa più grande d'Italia, come si legge nel giornale, parole pronunciate dall'ideatrice di questo network Barbara Longiardi.
Allora mi sono detta perché no? Dopotutto sono romagnola e penso di essere una creativa.
In genere non amo i network però qui si tratterebbe di lavoro e poi forse avrei più occasioni, più possibilità.

Chi lo sa...

foto che ho messo nel profilo



P.S:: Il mensile non era affatto d'arte. Era uno di quei femminili. Guarda un po' te cosa ci si può trovare.

sabato 12 giugno 2010

Mondo fatato

Foto scattate stamattina alla Pineta di Lido di Classe.


La lingua di un drago


Cintura di Orione


venerdì 22 gennaio 2010

Una piccola avventura

Un anno fa sono andata a Faenza, provincia di Ravenna, per partecipare al concorso Lo Scenario dedicato ai giovani teatranti. Non sono passata perché c'erano altri che passavano ed io ero nei 'forse'. Inoltre c'era un numero prestabilito di progetti che potevano passare. Questo concorso mi ha permesso di capire meglio i punti deboli della mia drammaturgia (=sceneggiatura teatrale per chi non lo sapesse).
Ma non è di questo che voglio parlare. Dopo che sono uscita dal teatro che ospitava il concorso sono andata al parco faunistico e mi sono messa a fare fotografie e devo dire che gli animali presenti mi hanno regalato stupende perfomances:






giovedì 3 settembre 2009

Omaggio ad un grande Artista: Umberto Folli

ATTENZIONE: anche se è segnato per il 3 settembre, dovete far finta che è il 5. Per fare questo post ci ho messo del tempo perciò ho iniziato prima. C'è un motivo particolare perché desidero che facciate finta che sia oggi, 5 settembre. Buona lettura!

Forse molti di voi non conoscono Umberto Folli soprattutto chi non è romagnolo, ma posso ben capire. Perché Umberto aveva deciso di vivere nella sua terra di origine, la sua amata Massa Lombarda, provincia di Ravenna, allontanando qualsiasi prospettiva di fama assoluta. Ma attenzione: Umberto non era uno sprovveduto, anzi era uno che teneva alla Pittura come teneva alla sua terra d'origine. Forse per lui erano la stessa cosa.
C'è un motivo perché proprio oggi ho deciso di raccontarvi di lui, anzi due: oggi è il suo ventesimo anniversario di morte e Umberto Folli è un mio parente. Precisamente lui è mio prozio, fratello maggiore di mio nonno materno.

Quello che voglio raccontarvi è il mio Umberto Folli.


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