I film d'animazione sono tra i miei preferiti e già all'inizio di quest'anno ho scritto questo elogio.
Qualche giorno fa ho visto questo cortometraggio realizzato da Lou Hamou-Lhadj e da Andrew Coats, due animatori che nella loro carriera hanno lavorato anche per la Pixar e qui hanno per un'altra casa produttrice, la Quorum Films LLC come si può leggere alla fine dei titoli di testa e dal sito del cortometraggio.
(il video era disponibile per un tempo limitato e infatti ora non lo è più)
In questo video spiegano come abbiano voluto portare temi adulti anche nell'animazione.
Sinceramente, non ho mai avuto dubbi su questo.
Non penso che i film d'animazione siano roba solo per bambini anche quando sono diretti a loro oppure un film come Fantasia che per me è un autentico capolavoro assoluto, amato sin da bambina, uno dei miei film preferiti in assoluto e non solo per quanto riguarda quelli di animazione.
Ora invece sono qui a mostrarvi le immagini più pinnate di tutte le mie board di Pinterest (per questo realizzerò due post perché in tutto ho, per ora, 74 board) per un semplice motivo: ho 10.000 pin.
A dire il vero si potrebbe dire che ho un po' barato nel senso che non ho 10.000 immagini distinte, ma ce ne sono alcune che compaiono in più board.
Questo ovviamente non l'ho fatto per fare numero, ma essenzialmente perché quella stessa immagine è riconoscibile in diverse bacheche.
Non solo.
Per me Pinterest non è solo una raccolta di immagini, l'album di figurine che avevamo da bambini. E' come una raccolta del sapere.
Per questo credo che non mi stanco a prendere immagini qua e là.
Ora, come ho fatto per i diversi post qua sotto, tranne il primo che era più una presentazione
Qui sotto abbiamo la magnifica iridescenza della madreperla della conchiglia Abalone e il suo nome scientifico è Haliotis ovvero orecchio di mare per la sua forma.
Da questa conchiglia possono ovviamente "nascere" perle (e ricordo mai per un granello di sabbia come spesso si pensa), ma non possono essere coltivate perché l'Abalone è emofiliaco.
Detto ciò, lasciamoci davvero cullare da queste onde.
All'ora di ricreazione tutti lo sfoggiavamo felici di avere il 2000 tra le mani come se avessimo in mano il futuro.
Che cosa ne potevano sapere tutti quegli adulti? Noi eravamo già nel 2000, 6 anni prima.
Credo che un po' tutti abbiano conosciuto da bambini il settimanale Topolino. Era un mondo nel quale tuffarsi per leggere di avventura, di storia e non dimentichiamo poi le parodie che molte volte erano degli omaggi (mi ricordo la versione topolinesca del film La strada).
Poi c'è chi ha continuato e chi, molti, hanno abbandonato comunque in tanti hanno conosciuto questo mondo (tanto che quando uno ha ammesso candidamente di non conoscere niente di Topolino, noi l'abbiamo guardato come per dire: "Ma in che mondo vivi?")
Come artista mi sento in dovere di essere generosa, di donare la mia arte come se stessi donando un sorriso.
Il punto è che, chi riceve, si rende conto del dono?
Non che mi debba accogliere col tappeto rosso però a volte c'è una certa sufficienza da parte di chi riceve come se il tuo dono sia una cosa dovuta in fondo.
Eccoci giunti all'usignolo, uccello dal soave canto ed emblema di ciò che intendo dire.
tratto da Storia naturale degli uccelli dell'Europa centrale di Johann Friedrich Naumann, 1905
Michel Ocelot, nato nel 1943, cresce in Africa e sin da piccolo, inconsapevolmente si prepara alla sua professione di animatore costruendo minuziosamente e creando animazioni grezze che però pongono il seme di un futuro.
Da adolescente rimane incantato guardando un cortometraggio di Vzpoura Hraček
Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza. Vivere vuol dire saper accettare sia la primavera così come l'inverno.
Oggi mi imbatto in questo post dove c'è un giudizio sulla filmografia di Tim Burton, in particolare dei lungometraggi, poi leggo di una mostra su di lui a Torino al Museo Nazionale del Cinema da oggi fino al 18 febbraio.
Ok, è il segno che devo realizzare un post su di lui...
Sì sono Tim Burton. Perché, ho qualcosa di strano?
Una domenica pomeriggio sono andata in centro. Entro in una libreria e vedo davanti ai miei occhi il libro delle Fiabe Sonore contenente dieci storie e due cd.
Due fiabe sonore le conoscevo da bambina, altre due le ho conosciute più tardi e c'è una fiaba che non l'ho conosciuta, almeno non in quella edizione.
La fiaba in questione èRaperonzolo, una delle mie preferite da bambina per alcune ragioni strettamente personali.
Stai cercando diversi disegni riguardo a un post e ti imbatti nei disegni di Glen Keane, uno degli animatori di punta della Disney, almeno fino a un anno fa perché cercando informazioni, trovi la notizia che lui si sia ritirato un anno fa a marzo.
Comunque eccolo qua, Glen Keane.
Figlio del cartoonista Bill Keane, creatore de The Family Circus, ed è proprio grazie all'interesse che il lavoro di suo padre gli suscita che comincia a interessarsi al disegno.
Eccovi alcuni disegni e schizzi preparatori dei film dove ha collaborato. Non ci sono tutti.
Se vi parlo dei personaggi Disney preferiti, quale vi viene in mente?
Io, senza alcun dubbio, dico Paperino. Ho sempre amato questo personaggio totalmente imperfetto, a volte perdente, ma che non si arrende mai, irascibile e che allo stesso tempo ti intenerisce.
per i sessant'anni di Paperino creato da Carl Barks, il suo ideatore
Io adoro questo film. Lo considero uno dei migliori in assoluto e non solo d'animazione.
Sì, lo so, ha traumatizzato intere generazioni con la morte della mamma (ma aveva poi un nome 'sta madre?!)
Premessa: questo post è stato ispirato da un capitolo del libro Il mondo incantato di Bruno Bettelheim dove appunto si spiegava la differenza tra fiaba e favola ma a parte l'affidarsi alle due storie e alla citazione finale, tutto il resto è farina del mio sacco.
Fiaba e favola... Due termini che spesso si accompagnano, ma che non sono sinonimi.
Come fare a distinguere l'uno dall'altro?
Spesso si dice che la fiaba è quel racconto dove ci sono le fate o comunque incantesimi mentre la favola è dove ci sono gli animali soprattutto parlanti.
Non è così poiché anche anche nelle fiabe alcune volte ci sono gli animali parlanti (e non sto parlando delle versioni disneyane)
Allora cos'è che fa la differenza? La morale o meglio la sua presenza.
I due tipi di racconto vogliono essere educativi e quindi un insegnamento lo devono avere.
Il punto della questione non è il cosa, ma il come.
Nella favola la morale è alla fine, è la "giusta" conclusione mentre nella fiaba è nascosta e non è una frase, ma l'intero percorso narrativo.
Qualche esempio? Prendiamo in esame la favola della formica e della cicala e la fiaba dei tre porcellini.
Ci sono animali parlanti in entrambi e sembrano trattare lo stesso argomento ovvero non stare lì a bighellonare solo che il modo di raccontare è totalmente diverso.
Immagino che le conosciate entrambe.
Comunque, ne La formica e la cicala abbiamo questa cicala che in estate non fa che oziare e le formiche invece lavorano.
Qualche post fa ho parlato delle donne del mare e adesso voglio parlare di donne speciali: le sirene
Le sirene hanno da sempre affascinato noi comuni mortali.
Come quasi tutte le creature ibride, hanno dalla loro l'ambiguità eppure sembra che le sirene ne siano più consapevoli.
Oggi il doodle è dedicato al 107esimo anniversario di Little Nemo in Slumberland e stupisce per la sua complessità.
Infatti coglie l'atmosfera del fumetto di Windsor McCay: un continuo precipitare da un sogno all'altro.
Nemo è un piccolo avventuriero, un bambino comune di età non precisa (alcuni dicono 7 anni altri 10) che trascorre le sue avventure nei sogni il tutto per incontrare la Principessa di Slumberland.
Ma credo che per godere le sue opere bisogna vederle perciò vi metterò le immagini in misura extralarge così voi possiate vederle il più possibile nei dettagli.
Ehm, no non credo sia stata ancora scoperta una formula matematica che possa sintetizzare la vita però questa materia, spesso odiata dai ragazzi, può davvero diventare interessante soprattutto se si pensa che la matematica non è solo un concetto astratto, ma una vera dimostrazione pratica.
Credete che stia dicendo delle baggianate? Guardate e divertitevi con questo cortometraggio:
Possiamo dire che la matematica pone le basi dell'arte, della natura, ma allora l'estro dove lo si mette, quel pizzico di geniale follia che rende un'opera unica?
In effetti l'arte moderna spesso ha voluto rompere queste proporzioni armoniche però per romperle, deve prima conoscerle. E poi anche la natura spesso si lascia andare a capolavori di estro.
Che anche la follia sia una questione matematica?! Oppure la matematica ci offre gli strumenti per poterci avvicinare all'estro?
Dopotutto se ci porta nell'infinito, quali possibilità possono essere raggiunte e contemplate?
Infinite.
P.S.: Ho da poco superato le 300.000 visualizzazioni. Grazie mille.
La gag del divano dei Simpson è diventata negli anni un appuntamento imperdibile tanto che diversi autori contemporanei si sono cimentati e come avevo raccontato di Banksy qui, adesso anche un altro autore ha posto la sua firma.
Da noi non è ancora arrivata perché è uscita da poco negli Stati Uniti comunque eccola qui
L'autore è Bill Plympton.
Incuriosita da questo nome, per me sconosciuto, sono andata a cercare ed ecco cosa è venuto fuori.
Nato nel 1946 a Portland, è un illustratore e anche animatore.
La particolarità è che lui fa (ancora) tutto a mano e ci tiene ad essere indipendente. Infatti, ha rifiutato di essere ingaggiato per il film disneyano Aladdin: sapeva che ogni cosa che lui avesse realizzato sarebbe diventata proprietà della Disney.
I suoi video sanno di ironia macabra come si può vedere in questo spezzone ma a volte ci sono anche degli sprazzi di lirismo...
...che sfociano comunque in un surrealismo caotico.
Spero di avervi incuriosito anche solo un po' e spero che questo autore non si faccia incantare troppo dalle "sirene" di Hollywood. Magari lo spezzone dei Simpson può far incuriosire sul suo operato, ma spero che continui a lavorare così, indipendente.
Curiosità:
A Portland è nato, guarda caso, anche Matt Groening, l'ideatore dei Simpson.
Il film Hugo Cabret di Martin Scorsese è in testa per le nomination agli Academy Award (ben 11), ma non è di questo che voglio parlare qui nel blog bensì di un personaggio che compare nel film: Georges Méliès, interpretato da Ben Kingsley.
Chi è Georges Méliès? Forse quest'immagine vi farà venire in mente.
Ovviamente non è lui Méliès, ma si tratta del suo fotogramma più famoso, quello per il quale è ricordato. Ovvero, il fotogramma del film Viaggio nella Luna del 1902
Ecco qua il vero Méliès.
Se ai Fratelli Lumiére viene dato il merito di aver ideato il cinema come ripresa dal vero, a Georges Méliès invece è dato il merito di aver pensato il cinema come fantasia su pellicola.
Méliès era un illusionista quando rimase colpito da questa scoperta dei fratelli Lumiére. Bisogna ricordare che la loro scoperta non è che una perfezione di tecniche antecedenti tra le quali la lanterna magica (una specie di videoproiettore) tanto che capì il potere di questa nuova prodigiosa arte.
dal libro Il cinema muto - Un linguaggio universale di Michel Marie
Il "poter registrare la vita com'è" non era quello che interessava a Georges Méliès il quale, nel 1897, costruisce a Montreuil un vero e proprio studio cinematografico, dove realizza quei film a trucchi che diventeranno il suo tratto distintivo. All'inizio le sue immagini non riproducono altro se non gli spettacoli di illusionismo che egli mette in scena al teatro Robert-Houdin (Escamotage d'une dame chez Robert-Houdin, ad esempio, in cui fa sparire l'assistente Jehanne d'Alcy o la trasforma in uno scheletro, per poi restituirle le sue forme). In seguito, sviluppando le storie allo scopo di mettere in risalto i trucchi, Méliés moltiplica la successione dei quadri, arrivando a comporne una trentina per un "lungometraggio" considerato tra i suoi capolavori: Il viaggio nella Luna.
Tuttavia, fino alle ultime pellicole realizzate nel biennio 1912-12 (ad esempio Le chevalier des neiges, 1912, oppure Le voyage de la famille Bourrichon, 1913), Méliès resta fedele a un modo di rappresentazione assai coerente, un modo che si impone all'incirca fino al 1908.
Il termine utilizzato per indicare la scena filmata non è più veduta (vue), ma quadro (tableau). I quadri, anche in successione funzionano in maniera autarchica: danno vita a un'azione il più possibile completa che vi si svolge integralmente. L'inquadratura mostra un campo medio, finalizzato alla ripresa della scena nella sua totalità, e la macchina da presa è posizionata in maniera orizzontale e frontale. Tutti questi aspetti determinano un movimento centrifugo dei segni e dei gesti, movimento che si oppone, come ha dimostrato Noel Burch ne Il lucernario dell'infinito, a tutte le operazioni di "centramento" dello sguardo e dei personaggi, nonché del loro punto di vista.
Da qui l'esperienza dell'esteriorità primitiva, che caratterizza il cinema dei primi anni, esperienza che si distanzia profondamente dai tentativi posteriori del cinema di integrare - attraverso lo sguardo, i raccordi e il montaggio - lo spettatore nella scena filmica.
Le prime pellicole di Ferdinand Zecca, Albert Capellani, Alice Guy, Louis Feuillad e altri sottostanno a questo modello e a questo tipo di messa in scena. Un film celebre come Histoire d'un crime (1901), ad esempio, è realizzato in studio, con campi medi, inquadrature frontali, scene autonome in cui è sviluppato un piccolo racconto e un protagonista relativamente anonimo. Ritroviamo tutti questi elementi in centinaia di film del periodo: Ali Baba et les 40 voleurs, Aladin et la lampe marveilleuse ecc. I riferimenti estetici di Méliès concernono sia la scelta del music-hall sia gli ambiti del disegno e della caricatura. La messa in scena del regista francese, infatti, riduce la profondità di campo a favore degli effetti "di superficie" e del grafismo visivo. In questo senso, Méliès prefigura quel tipo di cinema che privilegia la cura del dettaglio decorativo e lo storyboard, quello dell'operatore spagnolo Segundo de Chomon, fra i primi a usare gli effetti speciali per Pathé e a colorare a mano i fotogrammi con la tecnica del pochoir. Vi è anche un'estetica "caligarista" (riferita al film espressionista di Wiene) assai grafica, estetica che attraversa l'intera storia del cinema fino ai giorni nostri ponendo grande attenzione alla ricerca plastica (un esempio per tutti: i film di Tim Burton.)
Se volete ringraziare per il senso di meraviglia che provate nel viaggiare in altri mondi, sapete chi ringraziare.
Grazie a lui si può davvero fare adesso un...
Un viaggio attraverso l'impossibile
(Le voyage a travers l'impossible, 1904)
P.S.: C'è anche da dire che ora, con tutti questi effetti speciali strabordanti, spesso la meraviglia non è più presente, neanche contemplata.
Credo che a volte sia preferibile tornare un attimo indietro o almeno calibrare bene. Oppure non affidare solo agli effetti speciali il compito di raccontare una storia.