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sabato 1 novembre 2014

Tesi: pittura-teatro (interviste e bibliografia)




Mi è capitato più volte in questi anni che mi si chieda della mia tesi sul Teatro e sulla Pittura, scrivendomi anche tramite e-mail dopo aver letto questo post che include il sommario della tesi, le interpretazioni dei dipinti che ho realizzato (uno è appunto qua sopra), qualche ricordo e infine l'epilogo della tesi.
Ovviamente questo mi riempie di orgoglio.
Ed è successo anche recentemente con due richieste a breve distanza e, con vero piacere, rispondo a loro.
Così, dopo aver trovato la chiavetta USB che custodisce la tesi, ho deciso di ritornare sull'argomento riportando le due interviste che ho fatto all'attrice Ermanna Montanari e al pittore Gianni Plazzi.
C'è un motivo perché ho scelto loro. Ermanna ha studiato in passato pittura e Gianni Plazzi è anche attore presso la compagnia Societas Raffaello Sanzio

domenica 18 agosto 2013

Corso a Macerata "Il camaleonte acrilico" di Simone Rea (resoconto)


"E' passata una settimana e tu ancora non hai scritto niente?"
"Rimedio subito."


E' passata una settimana dal mio ritorno a Macerata ed ecco che vi parlerò di questa mia esperienza, ma prima vorrei dire qualcosina prima.

domenica 29 novembre 2009

Gli stereotipi dei bambini

Al primo anno dell'Accademia ho fatto un corso che trattava della forma, della fenomenologia dell'arte e alla fine mi sono scontrata con dei bambini.
Il professore sosteneva che, essendo il disegno una forma d'arte, non si può permettere che i bambini disegnino come pare a loro.
Forse questa cosa vi può sembrare ingiusta, almeno ad alcuni, però come quando si suona qualcosa vengono insegnate delle regole così devono essere insegnate regole anche nel disegno.
Vi ricordate come disegnavate da piccoli? Io mi ricordo che per alcuni anni disegnavo il cielo come una striscia blu attaccata al lato superiore del disegno. Ma mentre io mi stavo evolvendo nel disegno, molti miei compagni rimanevano attaccati a dei preconcetti.
Il professore ci fece vedere alcuni stereotipi di disegni attraverso un "tipico" paesaggio montano: montagne triangolari (così come i tetti delle case) a intervallo uguale, porte grandi quasi quanto le case, alberi che hanno chiome uguali ai cespugli...
E poi ci fece vedere alberi con le loro ombre ed era particolarmente interessante vedere quanto le ombre erano in realtà gli alberi stessi.
Così io, assieme a due miei compagni, ci impegnammo ad andare a sperimentare in una scuola elementare. Presentammo diversi esempi che i bambini dovevano seguire: il disco e la palla, il paesaggio montano, l'uva, il bosco... e vedemmo quanto questi stereotipi erano confermati. Infatti oltre a quegli esempi che ho citato prima, l'uva era raffigurata come un triangolo formato da piccole sfere uguali e tra il disco e la palla non c'era differenza.
La cosa estremamente sconcertante è che cose semplici e comuni come l'uva venivano percepite allo stesso modo da tutti i bambini.
Purtroppo questa cosa poi non è andata avanti anche perché poi questo corso dell'Accademia dura solo un anno eppure io avrei voluto approfondire meglio, continuare perché mi resi conto di quanto gli stereotipi insediano la mente dei bambini.
Forse alcuni di voi diranno che è meglio lasciare maggiore libertà ai bambini, ma come si può chiamare libertà uno stereotipo, qualcosa che assomiglia più ad una prigione mentale?
Sin da quando gli adulti li insediano con i loro modi pensando che i bambini siano stupidi, che tanto non capiscono, li facciamo entrare lentamente in preconcetti e togliamo a loro la capacità di osservare.
Spesso quando un bambino ci presenta un disegno lo riempiamo di complimenti e così diamo già al bambino il motivo di continuare. Invece non sarebbe meglio aiutare il bambino a vedere quanto può essere ricco e variegato il mondo che ci circonda? Capire che la stessa cosa può assumere forme diverse? Con lo stupore e la curiosità, caratteristiche tipiche dei bambini, li conduciamo verso un mondo di meraviglie continue, li portiamo verso ricchezze che terranno sempre con .
Purtroppo vedo che molti adulti sono aridi in questo senso, incapaci di condurre realmente, ma non è colpa loro però così portano altri bambini a pensare come loro.
A volte qualcuno mi chiede perché non insegno l'arte (il mio diploma me lo consente), ma io rimango del tutto interdetta perché per me l'arte sarà sempre un mistero però se mi fosse data la possibilità vorrei aiutare i bambini a disegnare, ma soprattutto a osservare.
Forse è questo il vero significato di "insegnare".

venerdì 7 agosto 2009

Tesi: pittura-teatro

Ed eccomi col grande finale dei miei anni in Accademia: la tesi. Cosa fare? All'inizio pensavo di "indagare" sul rapporto pittura-teatro, ma mi veniva in mente una sola cosa: la scenografia. Così ho abbandonato il progetto e ho pensato a delle alternative e il mio professore di Storia dell'Arte le stava a sentire tutte. Ero passata dal voler fare il rapporto tra musa e pittore (sconsigliata dal professore perché diceva che poi andavo sul gossip) al voler fare i ritratti nella storia dell'arte. Alla fine, parlando con un regista e drammaturgo che conosco, scopro che nel legame tra pittura e teatro c'è molto di più della scenografia. Per farvi un'idea di quanto si possa nascondere, vi riporto il sommario della tesi:

INTRODUZIONE pag.1
Luce e ombra pag.2
Scenografia pag.3
La percezione del colore pag.6
Costumi pag.8
LA PITTURA NEL TEATRO pag.12
Il Bauhaus pag.14
Il teatro di Picasso pag.20
IL TEATRO NELLA PITTURA pag.29
Caravaggio, il più teatrale dei pittori pag.30
Rembrandt, il maestro della luce pag.44
Fussli, il pittore di Shakespeare pag.57
LA PITTURA NEL CINEMA pag.66
Cinema muto pag.67
Cinema sonoro pag.73
L’ALTRA ARTE – TESTIMONIANZE pag.81
Ermanna Montanari pag.82
Gianni Plazzi pag.86
EPILOGO pag.91
RINGRAZIAMENTI pag.92
BIBLIOGRAFIA pag.93

Prima ho voluto trattare di ciò che accomuna le due arti (Luce e ombra, Scenografia, la Percezione del Colore e i Costumi), poi ho voluto trattare di un teatro "pittorico" e di una pittura "teatrale". Per esempio, sapevate che Picasso è stato scenografo e anche drammaturgo? Infatti ha scritto due opere: Il desiderio preso per la coda e Le quattro fanciulle, quest'ultima mai pubblicata. E sapevate che il Bauhaus aveva un suo teatro?
Poi ho voluto cogliere in tre pittori elementi come la teatralità in Caravaggio, il contrasto luce e ombra in Rembrandt e la rappresentazione di spettacoli scespiriani in Fussli. Inoltre, ho voluto fare una piccola appendice che parlasse delle citazioni pittoriche nei film parlando anche di Salvador Dalì e la sua scenografia del sogno in Io ti salverò di Alfred Hitchcock. Piccola nota: solo dopo la tesi scopro che Dalì è stato contattato da Walt Disney per fare un piccolo filmato in Fantasia con gli elementi tipici del surrealismo di Dalì.
Infine una doppia intervista: la prima ad un'attrice teatrale, Ermanna Montanari che in gioventù ha studiato anche pittura e la seconda ad un pittore, Gianni Plazzi, che è diventato successivamente anche attore teatrale. E poi c'erano da fare tre dipinti e quindi ho voluto trattare un quadro dei tre pittori precedentemente menzionati: Caravaggio, Rembrandt e Fussli. Allora, per Caravaggio ho scelto Giuditta e Oloferne per il drappeggio rosso, presente anche nella morte della Madonna. Per Rembrandt, uno dei suoi innumerevoli ritratti e invece per Fussli un quadro tratto da Macbeth, la sua opera preferita assieme a Sogno di una notte di mezz'estate. Prima ci sono i dipinti reali e la mia interpretazione. Ah, per quanto riguarda Rembrandt, ho preferito concentrarmi sul viso. Per questo troverete l'inquadratura un po' sfalsata
Attenzione: io ho detto interpretazione non copia quindi non aspettatevi il quadro preciso preciso. Non sono, e non mi piace neanche farlo, una copista. Inoltre troverete nei quadri delle piccole intrusioni. Accettatele per come sono.


1)Giuditta e Oloferne, 1595-1596, Roma, Galleria Nazionale di Arte antica





Ed ecco la mia interpretazione:




2) Autoritratto, 1629 circa, olio su tavola, 37,9 x 28,9 cm, l'Aja, Mautitishius



Ed ecco la mia interpretazione:


3) Mrs Siddons nella parte di Lady Mcbeth che afferra i pugnali. 1812, 106 x 127, olio su tela, Londra, Tate Gallery


L'interpretazione di quest'ultimo quadro non c'è perché la tela è all'Accademia (si doveva lasciare un quadro). Quando l'avrò fotografata e quando sarà aperta l'Accademia naturalmente, metterò anche la mia ultima interpretazione
Come ho già detto poco fa, io non sono una copista e non mi piace neanche esserlo anche perché non ne sono capace e non ne sento il bisogno. Forse le mie interpretazioni deluderanno qualcuno, non sono come piacciono a loro, non se le ricordano così, ma almeno sono mie. Con questo non voglio dire che le mie interpretazioni sono migliori degli originali (figuriamoci, non me lo sognerei neanche), ma sono diverse.

Credo che tra i tre quadri, il primo sia minore, parlo tecnicamente, ma ho una bella storiellina da raccontarvi. Per fare il primo e anche il secondo quadro, mi sono basata sui quei cataloghi che trovi a 2 euro circa e da quello faccio la quadrettatura, il disegno, il colore... Più avanti prendo un libro su Caravaggio, vedo l'immagine di quel quadro e rimango allibita: nell'immagine c'erano colori che in quella che avevo preso in considerazione, non c'erano! Guardo anche l'autoritratto di Rembrandt e idem! In fretta e furia ho rifatto i due quadri anche perché c'era una scadenza di consegna da rispettare. Il terzo invece l'ho fatto con più calma. Poi fino ad allora avevo usato i colori ad olio, ma sapendo della consegna, decido di optare per gli acrilici, meno luminosi, ma si asciugano prima. I colori ad olio si asciugano in 1-2 settimane. Bene, visto che io uso tantissimo colore, la tela si asciuga in un mese e anche più!
Infine vi racconto per la stesura della tesi. Qualche mese prima della consegna della tesi, stavo digitando sul computer il testo quando ad un certo punto non procede più e mi dice se voglio ripristinare il testo. Lo ripristino, digito una sola lettera e il testo scompare chiedendomi se lo voglio ripristinare e così all'infinito per diverse settimane senza riuscire a digitare il testo. Ero arrivata ad un punto che lo stress mi usciva dalla pelle. La salvezza sta che uno (non me lo poteva dire prima?) mi dice che alla Biblioteca della mia città, la Classense, se non vai su Internet, è gratuito. E così ho passato pomeriggi interi a digitare il nuovo testo.
La discussione è avvenuta il 29 giugno del 2007. Tempo stupendo, mi hanno dato 5 punti arrivando così a 106. Ah vi dico, per chi non lo sapesse, che il massimo di punti è 10 nelle Accademie. Mi va benissimo così.

E adesso vi lascio con l'epilogo della tesi che vuole essere un inizio per la vita futura:

Dopo questo viaggio nel mondo dell’arte, a me cosa rimane? Sicuramente è stata un’avventura in cose che destavano il mio interesse, ma che non ho approfondito pienamente. Mi sono sentita come una bambina davanti ad una matrioska: ogni volta che l’aprivo, ne scoprivo una nuova, e poi ancora un’altra fino a non trovarla più o meglio di trovare la sua essenza, l’essenza dell’arte. Non sono così presuntuosa da sapere cos’è l’arte, ma so cosa non è. Si dice che l’arte è l’imitazione della natura, ma, secondo me questa informazione è sbagliata, perché un’imitazione, anche se perfetta, è vuota, senza anima. Ma se ci mette l’interpretazione, e ciò vale non solo per il teatro, dell’autore sul soggetto, questo prende subito vita. Durante il corso della mia vita artistica che sto per apprendere, spero di camminare seguita dal mio istinto, quello che mi ha portato a scegliere fino ad ora la mia "interpretazione" sull’arte.



Aggiornamento 1° novembre 2014:
Qui trovate le interviste che ho fatto per la tesi e la bibliografia se vi interessa.


domenica 2 agosto 2009

Dipinti dell'Accademia 3°anno

Ed eccoci a questo agognato terzo anno. Agognato per voi che leggete, ma credo che rimarrete delusi se da tanta attesa aspettate tanto.

Allora, il mio stile assolutamente personale e anche anti-accademico, se me lo permettete, ha colpito subito i miei colleghi dell'Accademia e persino i miei professori incluso quello di pittura, Marco Neri. Da sempre mi sono considerata, e anche adesso, una "spadaccina" con movenze (del pennello) veloci e scattanti, contrapposta ai "chirurghi"- questi nomi me li sono inventati io - dal polso sempre fermo e dal lavoro minuzioso e questi ultimi erano la maggioranza, ma...
E beh sì, c'è un ma. Dopotutto non si inizia subito alla perfezione, bisogna lavorare per affinare il proprio stile ed è così anche per me. Due cose mi mancavano: la piena padronanza del pennello e il lavoro in serie. Il mio professore diceva che "La potenza è nulla senza il controllo" e poi che il lavoro doveva avere un filo conduttore. I quadri precedenti anche se rappresentavano donne, non avevano qualcosa che specificatamente li univa.
Per la padronanza del pennello allora c'era ancora molto da fare, ma per la serialità invece potevo partire subito e così contrapposi due serie che avevano in comune il ballo e il cielo e si chiamavano: Alba ballerina e Aurora boreale danzante. Di queste due serie vi farò vedere la seconda poiché la prima l'ho voluta donare a delle persone a me molto care.









Non lo considero un lavoro eccelso. Il primo quadro lo giudico di buona fattura, ma gli altri non mi sembrano all'altezza. Così come è successo alla serie Survivor, il buon lavoro finisce al primo quadro. Comunque non li considero dei fallimenti, considerateli come dei tentativi per raggiungere una completa formazione. Inoltre chiedo scusa per la qualità delle foto e poi ho preferito ritrarre i miei quadri nella loro completezza poiché è il movimento ad essere padrone oltre il colore.

C'è una curiosità attorno a questi quadri: i movimenti li avevo presi a caso senza badarci molto. Dopo aver finito mi resi conto che questi movimenti avevano una loro continuità come se fossero dei fotogrammi di uno stesso film. Perciò misi una stella che facesse capire la conseguenza dei movimenti, per far sì che chi guarda viene orientato da questa stella. Decisi nell'ultimo quadro di fare una stella enorme che significasse appunto la fine della danza. I colori di queste piccole creature (i quadri sono tutti della stessa grandezza, 50x50) sono ispirati ovviamente dalle aurore boreali. Non le ho mai viste dal vero, ma le trovo assolutamente meravigliose peccato non essere riuscita a trasmettere questa sensazione.


P.S.: Cercando questi quadri, ne ho trovato uno che consideravo disperso.
Eccolo qua:



E' un paesaggio realmente esistente, l'ho preso da una foto. Solo che sotto quell'arco di pietra c'era un piccola isola rocciosa, ma io ho preferito eliminarla. E' del primo anno. Che ne dite? Ah, non chiedetemi dov'è perché non lo ricordo più.

lunedì 22 giugno 2009

Dipinti dell'Accademia 2° anno part 3


Da ieri è cominciata l'estate e io vi inserisco un quadro che è intitolato La Primavera. Wow, che coerenza, vero? Comunque il vero titolo sarebbe La Grazia 2. Poi "La Primavera" è venuto dopo perché m'ispirava un venticello della primavera che porta petali di fiori. Sapete, l'ho dipinto con le mani e mi sa di fluido come un ruscello di montagna, una corrente benevola. Credo che la primavera non significhi solo il risveglio della natura, ma anche la serenità. A volte si sente la primavera (e non solo perché si è innamorati) dentro al cuore anche se la stagione che vedi non è quella. Inoltre la trovo molto sensuale questa "Primavera", ma di una sensualità che comporta appunto serenità e grazia. Vi auguro di camminare con grazia, a passi leggeri e vedrete che lascerete il segno.
Ma non è finita qui.
Infatti ecco a voi un altro quadro:



Oltre l'Universo. Così si chiama questo quadro.
Ho sempre considerato le razze affascinanti come molte creature del mare (trovo persino affascinante la murena). Quando sono andata all'Acquario di Genova con le superiori, c'era una vasca con le razze. Avevano una grazia nei movimenti e la pelle era così liscia che mi sembrava fatta proprio d'acqua. Accarezzavo quelle "ali" e mi sembravano che più per nuotare, fossero adatte a volare. E la ragazza che vedete sono io che mi ritaglio uno spazio nell'Universo e cavalco questa razza, felice. Anzi sono radiosa, radiosa di essermi tagliata uno spazio tutto mio. Uno spazio oltre l'Universo.
Ed ora una sensualità più maliziosa. Visto che i miei quadri non sono del tutto macabri?


Ehm. Forse un pochino. Infatti, quelle "uova al tegamino" alla vostra sinistra sono dei bulbi oculari. In realtà questa Signora degli Occhi non ha in sé un significato particolare. Dovevamo fare un dipinto per poterla esporre credo in un locale. Però credo che mi sia venuto bene. Anzi che lei mi sia venuta bene. All'inizio avrei voluto farle al collo una collana con questi bulbi oculari. Tantissimi e piccolissimi. Però se in disegno era venuta bene la collana, nel dipinto avevo qualche perplessità. Ancora non avevo la piena padronanza del pennello e così optai per queste "uova al tegamino"

lunedì 8 giugno 2009

Dipinti dell'Accademia 2° anno part 2

Ed eccomi con la seconda parte del secondo anno dell'Accademia. Vi ricordo che la prima è rappresentata dalla bambina bionda un po' punk.




Allora, questo quadro è nato da una piccola scoperta. Curiosando, non ricordo dove, ho così imparato che la parola "sesso" deriva dal latino secare che vuol dire dividere. Così ho ragionato su questo concetto e alla fine ho concluso che il sesso magari divide, ma allo stesso tempo unisce. Per questo ho fatto due quadri della stessa grandezza (anche se qui non sembra, ma ho dovuto tagliare delle parti di colore), una parte femminile e un parte maschile riunite in un albero.
Quando l'ho esposto la prima volta in una mia mostra, la maggior parte delle persone era meravigliata e mi diceva che era Favola d'amore di Hermann Hesse. Io non capivo di cosa parlassero e alla fine una mia carissima maestra d'elementare mi ha regalato il libro e quando ho finito di leggerlo, anch'io sono rimasta meravigliata. Per chi non conoscesse questo libro, vi dico che parla di questo uomo che decide alla fine di diventare albero, ma anche in quello stato si sente infelice e incompleto finché una ragazza, sentendo il suo dolore dopo essersi seduta, decide di trasformarsi anche lei in quello stesso albero.
Ed io non l'avevo mai letto prima!

Stavo riflettendo su una cosa pensando a questo quadro. Pensavo che quest'immagine potesse anche rappresentare l'Androgino, la creatura che presenta sia il sesso femminile che quello maschile, la creatura perfetta e proprio per questa perfezione viene divisa in due esseri distinti. Credo che potrebbe essere un'altra chiave di lettura per questo quadro.
Aggiornato

sabato 9 maggio 2009

Dipinti dell'Accademia 1° anno part 2

Eccomi qua con un nuovo aggiornamento ed eccovi due quadri:






























Il tema della disperazione e della speranza, come si può ben vedere, ricorre spesso . Adesso vi racconto i quadri: il primo si chiama "Luce sofferta" e c'è questa ragazza, incatenata alla caviglia, che vede un raggio di luce spuntare tra le nuvole e così cerca di "toccarlo". La catena è nascosta sotto l'erba ed è collegato ad un grosso tronco bruciato. Le radici del tronco avvolgono un occhio che per me in quel momento rappresenta la memoria. La ragazza stringe uno stelo d'erba.
Il secondo quadro si chiama "Elevazione alla Purezza" e c'è questa creatura asessuata che spicca un salto per accogliere nelle mani una colomba blu e così diventa umano. Le strisce viola (che bel colore, è il mio preferito, alla faccia di quella stupida superstizione!) rappresentano l'ascesa e per questo passano dallo scuro al chiaro.
Adesso che metto questi quadri vicino noto che si assomigliano perché sono rivolti verso la parte destra, verso il futuro e le mani poste davanti sono come un gesto di accoglimento verso ciò che succederà.
P.S.: Prossimo "appuntamento" il secondo anno dell'Accademia

martedì 14 aprile 2009

Dipinti dell'Accademia 1° anno part 1

Ed eccovi i dipinti del primo anno dell'Accademia, quindi quelli più vecchi...ehm.

Questa è una prima parte perché rispetto agli altri due, questo è solitario. Eh sì, i quadri in mio possesso sono 3 in tutto! Ma non perché ho lavorato poco, anzi. Il fatto è che alcuni li ho voluti regalare a persone che se ne sono innamorate e altri perché ci ho dipinto sopra perché magari non mi piacevano più. Lo ammetto: sono molto impulsiva, in alcune cose.
Ora vi narro la "genesi" di questo quadro. Volevo fare un quadro su una fata, la Leanan Sidhe, la fata vampiro, la musa dei poeti e mi sono soffermata sul viso facendo un disegno a matita e mi è piaciuto così tanto che volevo farne un dipinto ed eccolo qua!






















Come si chiama? "Rea-Delitto Perfetto" Perché questo nome? Mi è stato evocato da una mia collega dell'Accademia. Spesso chiedo a chi mi circonda, ai miei amici, che impressioni, sensazioni suscitano le mie opere e una mi ha risposto: "Mi sembra una che sa di aver commesso qualcosa di male, ma sorride perché sa che nessuno la scoprirà mai." La sua risposta mi è sembrata così adatta al quadro che ho voluto dar quel titolo: "Rea-Delitto Perfetto".
Questo quadro poi ha una particolarità: dovunque tu sia, lei ti guarda! Qualche volta si ha l'impressione che ti stia fissando. Non so come mi è venuto questo effetto. Me ne sono accorta solo dopo averlo fatto.
Prossimo appuntamento: con la seconda e ultima parte del 1° anno

domenica 5 aprile 2009

Dipinti dell'Accademia 4° anno part 3

Questo è l'ultimo dipinto che feci nel 4° anno. Molti mi dicono che mi assomiglia, ma credo semplicemente che io la ricordi un attimo. Credo che inconsciamente io abbia preso una mia espressione tipica (cioè sommersa nei miei pensieri) per adattarla al viso della ragazza. Quando si tratta di fare un dipinto è tipico fare prima la base e poi fare strato su strato in maniera consapevole. Io invece faccio strato su strato per un ripensamento. Qui ho voluto provare consapevolmente.
Nella pittura non cerco solo stimoli visivi, ma anche negli altri sensi. Chiamatemi pazza o visionaria (ammetto però che lo sono e ne vado fiera!) ma quelle labbra mi sembrano così turgide da poterle toccare e gli occhi paiono avere il bagliore delle stelle. Questo mi fa venire in mente Renoir. Negli ultimi anni della sua vita dipingeva delle bagnanti e si accorgeva che il quadro andava bene quando le loro carni gli stimolavano di poterle toccare.

Chissà cosa starà guardando? Il cielo o il mare sopra di sé? E' una creatura alata o marina? A voi la scelta.










sabato 4 aprile 2009

Dipinti dell'Accademia 4° anno part 2

Sempre nel 4° anno, alla serie "Survivor" ho contrapposto questi due quadri: "Anatomia di un delitto" e "Rinascere" che rappresentano appunto la Disperazione e la Rinascita.
Nel primo quadro è rappresentata una ragazza, scarnificata e le ossa interne sono nere perché si sente sporca e in un certo senso assomiglia alla serie "Survivor" ma dietro di non ci sono raggi luminosi, ma sangue. Scusate questo tema un po' macabro e vi avverto che spesso ricorre nei miei dipinti però poi fa seguito un messaggio che rasserena. Infatti spesso nella vita si trascorrono momenti che ti "scarnificano", ti riducono a brandelli e che ti fanno sentire sporco, ma abbiate fede (anche se non credete in Dio come me ;-P ) e vedrete che tutto si sistemerà.
























mercoledì 1 aprile 2009

Dipinti dell'Accademia 4° anno part 1

Nel mio ultimo anno di Accademia, mi sono occupata di una serie che l'ho voluta chiamare "Survivor" ("Sopravvissuta"). Quello che vedete è il primo di cinque quadri ed è anche il migliore a parer mio. Non che gli altri siano di qualità scadente, ma la luce che c'è qui, non è presente negli altri quadri. Quello che ho voluto rappresentare è una donna con una vistosa cicatrice (tumore?incidente?operazione?questo non si sa) su una zona molto sentita per le donne, il decolletè. Eppure lei è radiosa e da dietro di lei spuntano dei raggi luminosi.

Ogni cicatrice che ognuno ha, racconta una storia, spesso dolorosa, e spesso ci deturpa, ma ci ricorda che siamo appunto dei sopravissuti e quello che possiamo fare è solo andare avanti sorridendo. Dietro ogni cicatrice fisica ci sono mille cicatrici psicologiche e vedrete che dopo aver passato quel momento si è solo più forti. Naturalmente è faticoso, su questo non c'è dubbio.

Un messaggio di speranza, è ciò che voglio dare

























P.S.: Anche se è a seno nudo, non ritengo per niente quest'immagine come qualcosa di pornografico o volgare. Spero che anche per voi sia così.

P.P.S.: Nelle mostre e esposizioni che ho fatto, non metto mai i titoli perché mi sembra che mettere i titoli limiti la fantasia. Così un giorno, durante un'esposizione, un ragazzo mi dice: "Quella donna è contenta perché ha un nuovo cuore." Non ho detto niente e gli ho sorriso.

domenica 29 marzo 2009

Dipinti dell'Accademia 2° anno part 1

I dipinti che seguiranno li ho fatti nell'Accademia di Belle Arti di Ravenna (2002-2007). Questo è stato fatto nel 2° anno e l'ho chiamato "Bisogno d'Amore". Come si può vedere, la testa è sproporzionata rispetto al corpo (troppo grande), ma l'ho fatto inconsciamente: nella pittura mi sento molto più libera in confronto al disegno. Alcuni mi dicono che è molto punk. Forse è per i capelli. Quello di cui sono molto orgogliosa è il suo sguardo. Non vorrei esagerare, ma credo che sia uno di quelli che non ti molla un attimo.
























Questo dipinto è più un'introduzione all'Accademia. Gli altri quadri del secondo anno verranno più avanti. Il prossimo post sarà sul quarto anno, sull'ultimo.
Cominciamo dalla fine.
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