martedì 13 aprile 2010

Copie d'autore = opere d'arte?

L'arte dovrebbe essere accessibile a tutti però non è così perché non dimentichiamo il mercato che c'è dietro e riuscire a vedere opere degne di essere viste in ogni modo è quasi impossibile e dispendia tempo e denaro. Si può sperare che l'arte arrivi nella tua città, o almeno vicino, e a volte è una ricerca continua come se fosse una caccia al tesoro.
Forse è per questi motivi che per quanto riguarda la pittura esistono le copie d'autore ovvero dipinti che riproducono quadri già esistenti alla perfezione. Però questa perfezione non è mai completa per vari motivi:

1) Non bisogna considerare il dipinto come un qualcosa simile a fare un ologramma della tua idea e attaccarla alla tela. Ciò che noi vediamo finito è il risultato di un lavoro in cui spesso si dipinge a qualcosa già dipinto per correggerlo oppure per modificarlo del tutto. Inoltre ci sono vari stadi per arrivare a ciò che si vede. Quindi l'impasto del colore del quadro originale sarà più denso della copia.

2) Spesso alcuni copisti hanno studiato i quadri originali, ma la mano rimane comunque la loro. La mano non è che un medium tra il pittore e la tela, tra la sua mente e la sua opera. Inoltre il pittore vive delle sue emozioni e dei suoi stati d'animo per non parlare della sua salute psicofisica che influenzano i movimenti della mano e così anche i segni della pittura. Se provate a guardare l'intera produzione artistica di un pittore vedrete quanto i singoli dipinti siano diversi l'uno dall'altro.


Un intento positivo pero ce l'hanno queste copie ed è vedere coi propri occhi ogni singolo elemento dei quadri. Non vorrei che la vicinanza con queste copie "accechi" chi li guarda o almeno faccia pensare che le copie siano esattamente come i quadri originali.
Chi vuol avere delle copie che le prendano, ma non dimentichino mai i quadri originali.

lunedì 12 aprile 2010

Lisistrata

Oggi parlo del mio nono laboratorio teatrale della non-scuola, Lisistrata eseguito nell'aprile 2009, un anno fa
Lisistrata (trad. colei che scioglie gli eserciti) è tratta dalla commedia omonima di Aristofane e ha una storia semplice, ma innovativa.

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Le donne sono stanche che i loro mariti, e anche i figli, vadano in guerra per poi morire oppure per fare un breve ritorno.
Lisistrata ha in mano la situazione e propone l'unico metodo che potrebbe far desistere gli uomini a continuare a combattere in guerra: lo sciopero del sesso.
Le donne, dapprima entusiaste, si disperdono contrariate, ma Lisistrata le convince che quello dello sciopero è l'unica maniera. Infine spiega che sotto il vestito non dovranno portare niente e che dovranno essere provocanti senza però cedere.
Le donne discutono e alla fine, appena sanno che lo sciopero non sarà per sempre acconsentono definitivamente e dopo aver scelto un inno, si preparano a fronteggiare gli uomini.
Gli uomini, sbigottiti, trovano l'Acropoli occupata dalle donne e mandano un commissario a perlustrare e a parlare con le donne e soprattutto con Lisistrata la quale dichiara il suo intento politico.
Dopo un po' però le donne iniziano a sentire la mancanza di quello e alcune cercano di tornare striscianti dagli uomini, ma Lisistrata ancora dà la forza a queste per continuare lo sciopero.
Saranno infine gli uomini che, vedendo che le donne non si concedono più, tornano striscianti dalle donne in preda a dolori allucinanti e così decidono di fare la pace.

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Lo spettacolo è stato rappresentato all'Auditorium della Fondazione Flaminia (che si occupa dell'Università) e per rappresentava proprio l'Acropoli.
Non cominciava poi con Lisistrata, ma con un'assemblea di guerra e noi donne eravamo per terra che davamo le spalle al pubblico.
Gli interventi politici poi erano sempre gli stessi e ripetitivi e noi donne lentamente ci alziamo, ci voltiamo verso il pubblico (la prima fila era a meno di un metro di distanza ed era molto visibile) e ci chiudiamo gli occhi per parlare e poi chiniamo la testa come marionette.
Io ero una parte del coro e diciamo che ho avuto il mio momento cantando, non tutto il testo, Gli uomini non cambiano con voce roca. Le altre donne, tranne Lisistrata, erano dietro di me e mi guardavano in malo modo, ma appena c'era il ritornello tutte abbaiavano e ululavano con me per poi essere scoperte dagli uomini.



Lisistrata
Lisistrata arringa le donne di Atene


disegni di Aubrey Beardsley (1872 - 1898), illustratore, pittore e scrittore inglese
Una cosa: se pensate che gli Antichi scrivevano con un linguaggio aulico beh non avete letto Aristofane. Non era la prima volta che affrontavo un suo testo visto che avevo già fatto Gli Uccelli (animali), ma era la prima volta che leggevo un testo suo (per Gli Uccelli ci eravamo affidati a una riscrittura): sono presenti oscenità, una libertà di linguaggio incredibile (a lungo criticata a suo tempo), volgarità che però fanno sorridere per la fantasia. E' ovvio che poi dipende dalle edizioni però provate a leggere una commedia di Aristofane.

venerdì 9 aprile 2010

Il Pane della discordia

Sono indignata!


Ieri sono andata a vedere uno spettacolo teatrale e mentre aspettavo che entrassimo nella platea, sono andata nella libreria del teatro per vedere che libri ci fossero e quali mi avrebbero interessato. Ebbene lì ho trovato un libro su Gina Pane e così ho letto la quarta di copertina per vedere cosa avessero scritto e c'era riportato, più o meno così, che finalmente (caspita, non vedevo l'ora) sono riportate tutte le perfomances di Gina Pane e finiva con "...un esempio per tutti i giovani che vogliono entrare nel mondo dell'arte."


Un esempio per tutti i giovani?! Ma siamo andati completamente fuori di testa?


Forse alcuni di voi non conoscono Gina Pane e mi sembra giusto raccontare qualcosa di lei anche perché voi possiate capire questa mia indignazione.



Gina Pane era un'esponente francese della body art nata a Biarritz nel 1939 con ovvie origini italiane. La sua "poetica" è quella di trafiggere il suo corpo, ferirlo, cercare di martoriarlo, ma non idealmente bensì fisicamente: le sue perfomances sono atti di autolesionismo.
Gina Pane pensava alle sue esibizioni in modo calibrato così da far uscire goccia per goccia e non inondare di sangue.

Esempi di sue "opere"

Feu: Gina Pane trasporta il suo corpo, quasi anestetizzato, su una serie di fuochi provocati con liquidi infiammabili accesi su uno strato di sabbia. Più volte tenta di spegnere le fiamme con le mani, con le piante dei piedi nudi.
Le Lait Chaud: Gina Pane si solca il viso con una lametta.
Azione Sentimentale: Gina Pane, dopo aver infilato nel braccio sinistro le spine di una rosa, pratica un’incisione sul palmo della mano che simula la forma della rosa.


Transfert: Il corpo di Gina Pane è straziato da vetri scheggiati.
Psichè: Il corpo di Gina Pane è sfigurato.



fonte: Wikiartpedia

Mi sono sempre chiesta il perché lei facesse ciò e per quale motivo alcuni accettavano di vederla. Mi sembra una sorta di circolo vizioso, come se chi guardasse avesse bisogno di guardare e come se Gina Pane avesse bisogno di essere guardata.
Non sono una che si scandalizza per il nudo artistico (semmai mi scandalizzo quando il nudo diventa merce) né per i temi violenti e scabrosi. Infatti una delle mie artiste preferite in assoluto, e presto farò un post su di lei, è la pittrice messicana Frida Kahlo e di certo lei non ci andava leggero. Il suo corpo era già martoriato per l'incidente in autobus e ciò che successe poi e anche per la poliomelite che ebbe da bambina, ma tutto ciò che sentiva, il suo dolore, le sue angosce li trasmetteva sulla tela. Feriva la sua tela e non la sua pelle.
E poi la considerazione che alcuni hanno di lei come se fosse una martire dei giorni nostri. Alcune volte leggo che lei carica tutte le colpe sul suo fragile corpo e mi viene da pensare, senza voler offendere chi crede, Chi è? Gesù?
Parlando poi dell'arte in generale, avere un certo distacco è importante da ciò che si fa anche nel voler trasporre tutte le nostre paure. Maturare un certo distacco ti serve appunto per non impazzire, per far sì che tu sia lucido. Naturalmente ci vuole un certo equilibrio.

Gina Pane è morta nel 1990 e queste sono alcune delle sue citazioni:

"Non è facile occuparsi del corpo come linguaggio, almeno per colui che si rende conto che esso possiede una struttura linguistica. Il messaggio corporale possiede una massa e un peso tali che provare a decifrarlo provoca difficoltà e allarmi."
« Vivere il proprio corpo vuol dire allo stesso modo scoprire sia la propria debolezza, sia la tragica ed impietosa schiavitù delle proprie manchevolezze, della propria usura e della propria precarietà. Inoltre, questo significa prendere coscienza dei propri fantasmi che non sono nient'altro che il riflesso dei miti creati dalla società… il corpo (la sua gestualita) è una scrittura a tutto tondo, un sistema di segni che rappresentano, che traducono la ricerca infinita dell'Altro. »

“...I miei lavori erano basati su un certo tipo di pericolo. Arrivai spesso ai limiti estremi, ma sempre davanti ad un pubblico. Mostravo il pericolo, i miei limiti, ma non davo risposte. Il risultato non era vero e proprio pericolo, ma solo la struttura che avevo creato. Questa struttura dava all'osservatore un certo tipo di shock. Non si sentiva più sicuro. Era sbilanciato e questo gli creava un certo vuoto dentro. E doveva rimanere in quel vuoto. Non gli davo nulla....��?

“...Nel mio lavoro il dolore era quasi il messaggio stesso. Mi tagliavo, mi frustavo e il mio corpo non ce la faceva più....La sofferenza fisica non è solo un problema personale ma è un problema di linguaggio....Il corpo diventa l'idea stessa mentre prima era solo un trasmettitore di idee. C'è tutto un ampio territorio da investigare. Da qui si può entrare in altri spazi, ad esempio dall'arte alla vita, il corpo non è più rappresentazione ma trasformazione...��?
Alcune cose che dice non le trovo completamente inesatte, ma è il modo in cui agisce che mi inorridisce e se anche questa è "arte" beh, è un lato del quale io non voglio farne parte.

Aggiornamento 1 settembre:
Ho voluto inserire anche lei nella tag "artisti vari", ma non l'ho rivalutata. Ho voluto farlo perché anche lei è stata considerata un'artista, ma di certo la mia opinione non cambia.

martedì 6 aprile 2010

Luce

Qualche mese dopo aver inaugurato questo blog, avevo riportato qui tre mie poesie con le quali avevo partecipato ad un concorso. Purtroppo non ho vinto niente né sono stata segnalata (lo dico perché credevo tanto in queste mie poesie). Avevo scritto poi che per questa poesia Luce ho chiamato per dire che mi ero ricordata di averla usata da qualche altra parte e che quindi per regolamento non poteva essere contata.
Finivo poi il mio post dicendo che di alcune avevo pensato alla versione cantata e che quindi non era improbabile che magari uno di questi giorni la sentireste. Ebbene il giorno è arrivato perché ho realizzato la versione cantata di Luce. Più che altro mi sono filmata e ho cantato. Lo dico perché magari detta in quella maniera poteva sembrare chissà che :)
Protagoniste della poesia-canzone sono le luci dei lampioni di notte e in particolare uno, quello vicino a me.



Avevo pensato per la voce di usare un tono potente e glorioso, ma poi mi è venuta molto dolce e soffusa come se avesse timore di impaurire ancora di più quella "creatura".
Ehm, credo si noti che è un video casalingo però a pensarci bene è il buio che ogni sera noi vediamo e che percepiamo dentro di noi.
Spero che questo video sia riuscito a strappare in voi un sorriso.

Maschere

Non è insolito che ancora adesso in teatro si indossino delle maschere. In teatro indossare maschere vuol dire assecondarle. Ma anche senza indossarle, un attore continuamente ha "maschere" e la sua bravura, in questo caso, sta nel cambiarle con facilità e scioltezza senza farlo pesare agli spettatori. Questo però fa credere che più gli attori siano bravi a recitare sul palco, e sullo schermo, siano bravi anche a recitare nella vita reale. Questa cosa sinceramente è una baggianata pazzesca! Così sembra che solo gli attori indossino maschere, ma tutti nella realtà indossano maschere anche chi dice no.
E' curioso come in latino maschera indichi persona come se questa cosa fosse indiscindibile.
Il punto è perché indossi quella maschera. Per comodità, per interesse, per nasconderti oppure perché è proprio la tua?

Aforismi maschera:

- Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero (Oscar Wilde);
- E dopo tutto cos'è una bugia? Solo la verità in maschera (George Byron);
- Tutto ciò che è profondo ama mascherarsi; le cose più profonde odiano l'immagine e la similitudine (Friedrich Nietzsche);
- Durante il Carnevale, gli uomini indossano una maschera in più (Xavier Forneret);
- Mi metterei volentieri una maschera sul volto e con diletto cambierei il mio nome (Stendhal);
- Una maschera ci dice di più di una faccia (Oscar Wilde);
- Verso la fine della vita avviene come verso la fine di un ballo mascherato quando tutti si tolgono la maschera. Allora si vede chi erano veramente coloro i quali si è venuto in contatto durante la vita (Arthur Schopenhauer).

Mosaici e affreschi romani e pompeiani:



sabato 3 aprile 2010

Primavera bestiale

Parigi, 29 maggio 1913. 
Siamo al Theatre des Champs-Elysées e c'e stata una rivolta: a memoria d'uomo non si era mai assistito a qualcosa del genere sia per la musica sia per ciò che venne dopo: spettatori che urlano, che scappano, che si spintonano e tutto per un balletto, Le Sacre du Printemps.
Già un anno esatto fa ci siamo inorriditi per un fauno che pensava solo di amoreggiare con più ninfe possibili e colto da indecenti e sfrontati desideri per non parlare della sua mimica...





...ma ora è anche peggio: veniva rappresentato un sacrificio pagano ambientato nella Russia antica per propiziarsi la benevolenza degli dei e consiste nel scegliere l'Eletta che dovrà ballare una danza demoniaca e ossessiva fino alla morte.




Quei ritmi ossessivi erano insopportabili da vedere e ascoltare. Quelle passioni, questa mimica facciale e corporale... è troppo. Non sembravano più persone, ma demoni pronti a ghermirci e a invitarci in quel folle sacrificio. Se ci volevano spaventare a morte, farci litigare e insultare chi ha realizzato questo scempio, ci sono riusciti.

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Ho provato a narrare il punto di vista di chi ha guardato questo spettacolo.
Eccovi un omaggio alla Primavera un po' diverso con un balletto che ha introdotto la danza contemporanea.
Ciao a tutti e buona Pasqua.


P.S.: Se vi sembra di averla già sentita, non vi sbagliate perché la musica è stata usata per un capitolo di Fantasia di Walt Disney. E' quello che racconta l'evoluzione della Terra che passa con il combattimento tra un tirannosauro e uno stegosauro e si conclude con l'estinzione dei dinosauri.
P.P.S.: Le Sacre du Printemps (tradotto ne La sagra della Primavera anche se sarebbe più esatto Il rituale della Primavera): musica di Igor Strawinskij, coreografia di Vaclav Nizinskij eseguito dai Balletti Russi di Sergeij Djaghilev.
Il balletto con il fauno si chiama L'Après-midi d'un faune (trad. Il pomeriggio di un fauno) e ha come sola differenza, con lo spettacolo precedente, che la musica è di Claude Debussy.


Modificato

mercoledì 31 marzo 2010

Intima ed effimera bellezza

A volte si rimprovera alla bellezza di essere effimera, troppo breve e così la si cerca di rendere eterna. Questo vale anche per le nostre vite per le quali l'eternità sembra essere il sogno più grande.
Mi chiedo il perché di questa smania. Se noi vivessimo per sempre, non vivremmo per davvero perché i giorni si susseguiranno e non sei più spinto a cercare, a inseguire e seguire. Come forse avrete capito leggendo qualche post mi piace la mitologia greca e nel profondo penso che gli dei invidiassero gli umani perché li vedono battersi sapendo che un giorno il loro corpo cesserà di esistire. Sono convinta che se noi fossero come delle farfalle, molti non volerebbero perché saprebbero quanto poco gli rimane. La farfalla non si mette a pensare a queste cose, la farfalla non pensa e vola libera. Per questo è bella.

Non ci possiamo godere la bellezza proprio nel suo essere effimera? L'arte non è forse un modo più onesto per rendere eterno l'effimero?

Oggi ho fotografato dei boccioli di rosa e qui li voglio rendere eterni.




domenica 28 marzo 2010

Trionfo di fiori e colori

La Primavera è meravigliosa perché nonostante si sa che arrivi, non è mai banale e ogni piccolo evento viene visto come una meraviglia continua. Ecco a voi foto di fiori che ho potuto cogliere (le foto, non i fiori) nelle vicinanze di casa mia.
Per riuscire a vedere la bellezza non è necessario andare in capo al mondo perché la bellezza circonda tutti noi, è lì a portata tua che aspetta solo di essere ammirata. Ogni cosa può diventare bellezza pura e autentica se noi riusciamo a percepirla.
Ci sono altre cose che non sono riuscita a fotografare come l'impollinazione dei fiori da parte di vespe e api. Ero lì che osservavo quale particolare cogliere e vedo spuntare un'ape di fronte a me. Per nulla intimorita, ma anzi emozionata, volevo fare un filmato dell'impollinazione, ma è difficile perché sono così veloci. Spesso si sottovaluta questo lato importante, come se la Natura facesse cose inutili, e lo si interpreta come l'atto di un dongiovanni che va a "impollinare" tante donne. Quanta malignità e ignoranza ci può essere.

Ed ecco a voi le foto:






venerdì 26 marzo 2010

Una bambina di nome Alice

Questo post è dedicato a tutti coloro che rimangono bambini nell'animo, spontanei e innocenti come gemme racchiuse in una calda veste di corteccia, che abbracciano affettuosamente ogni piccolo ramo storto e che soprattutto non si lasciano intimorire da rigidi schemi e troppo dritti.


Venerdì scorso sono andata a vedere Alice in Wonderland di Tim Burton e ammetto che ne sono rimasta delusa. Sapevo che si trattava di un seguito idealizzato però avevo fiducia nell'immaginario di Tim Burton. Purtroppo non avevo considerato l'impronta della Disney.



Non aggiunge niente di nuovo a tutto quello che è stato realizzato precedentemente. Mi è sembrata la solita storia con il combattimento finale tra bene e male ed è questo quello che più mi ha disturbato: nei film burtoniani la distinzione tra bene e male non è mai netta e anzi chi viene considerato oltre misura, fuori dalla normalità è il protagonista, colui che si distingue dagli altri.
C'è da dire che se dovessi dargli un voto, gli darei non qualificabile.

martedì 23 marzo 2010

Libertà alle immagini!

Stamattina sono andata a Bologna per la Fiera delle Illustrazioni, fiera a cui ho avuto diritto a un pass gratuito partecipando al concorso anche se non sono stata presa tra i vincitori.
La mia visita alla fiera ha avuto due parti: la prima tra le selezioni degli illustratori e la seconda negli stand editoriali.
Cosa posso dedurre da ciò che ho visto? Beh, che la materia prima c'è, c'è l'inventiva però poi quando si tratta di pubblicare, trovare qualcuno che investa su di te è molto difficile. Se si guarda le varie case editrici, si vede come si cerca sempre di ripetere la stessa formula appena si capisce che funziona.
Inoltre ho capito che il mercato per bambini è un mercato molto più vasto di quanto si crede e si vede nelle librerie dove è relegato un piccolo spazio.
Eppure ci sono molti capolavori evergreen destinati ai bambini, ma che si leggono sempre con piacere: Pinocchio, Peter Pan, Alice nel Paese delle Meraviglie, le fiabe di Andersen e Il Piccolo Principe (per citare gli esempi più famosi) che ancora vendono indipendentemente dalle mode. Perché vendono? Perché sono universali, perché parlano di noi eppure sono letture "per bambini" come se ciò dicesse che quindi sono infantili e senza importanza.
Inoltre mi sono sentita quasi esclusa dal mondo dell'editoria (o almeno dalla maggioranza) poiché ogni editoria ha un suo modo di fare e io mi sentirei bloccata se mi chiedono di fare qualcosa di lezioso, di "puccioso", di ........Che cariiiiiiiiiiiiinoooooooooooooo! Lo voglio! Lo voglio! Lo vogliooooooooo!!!!!!!!! Ecco di questo.

Mi viene in mente Tim Burton. Lui che sin da piccolo disegnava ed è stato assunto dalla Disney e tra i suoi lavori c'è stato Red & Toby nemiciamici: "Era una tortura, dovevo disegnare tutte le scene con le graziose bestioline ammiccanti. Semplicemente non ci riuscivo." (da wikipedia). E adesso che è stato riassunto dalla Disney per Alice in Wonderland (presto vorrò fare un post su questo argomento), le briglie non si sono sciolte del tutto. Anch'io quando mi sono cimentata nel realizzare le cinque illustrazioni per il concorso alla Fiera, mi sono sentita bloccata e impaurita perché avevo paura di stare andando più in là finendo così all'ultimo momento nel realizzare ciò che ho mandato e di certo non era il meglio che potevo dare.

Non bisogna che le immagini vadano al potere, bisogna dare potere alle immagini!

Se le immagini si impoveriscono a cliché, anche la nostra immaginazione diventerà tutta un cliché.


P.S.: Avevo caricato le pile della macchina fotografica, volevo fare un filmato sulle illustrazioni dedicate a Gianni Rodari (da piccola avevo letto Il libro degli errori e La freccia azzurra), ma non avevo dimenticato di mettere le pile?! Aargh!

P.P.S.: Dal 1995, l'Unesco ha deciso che oggi è la Giornata Mondiale del Libro. Quindi oggi ci sono varie iniziative e la più famosa è quella di Sant Jordi in Catalogna, Spagna, dove in strada si leva il grido "Mas libros, mas libres!" (trad. Più libri, più liberi!). L'ho letto nella rivista Illustrati (http://www.libri.it/) e mi sembrava giusto dirvelo anche se ormai il 23 sta finendo. Leggere un libro è un incontro con noi stessi. Sempre!
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