venerdì 2 giugno 2017

Romeo e Giulietta. Forse de Il Circolo degli Attori

Romeo e Giulietta. Forse, spettacolo ispirato da William Shakespeare, riscritto da Davide Allevi e diretto da Christian Amadori
Con questa opera scespiriana, dopo Audizioni per Molto rumore per nulla e P.d.P (acronimo per Pene d'amor perdute), si è concluso il 30 maggio Il Circolo degli Attori
Come rendere appetibile una storia, una tragedia che la stragrande maggioranza conosce, anche se forse non l'ha mai vista?
Magari alcuni dettagli non si sapranno per esempio che Paride, il promesso sposo di Giulietta, viene ucciso da Romeo davanti alla cripta dei Capuleti, però comunque si conosce la sostanza.
Poi sull'amore di Romeo e Giulietta si potranno avere opinioni discordanti.
Di certo è qualcosa che tocca.
Nel titolo del nostro spettacolo c'è quel Forse.
Che cosa vorrà dire?
Si fa o non si fa Romeo e Giulietta?
Certo che si fa ma l'abbiamo tradita.
Tradita, per modo di dire.
Anzi, non tanto tradita.


Quando si pensa a Romeo e Giulietta, vengono in mente i due giovani amanti (prossima ai quattordici anni lei e poco più grande, forse sedici anni, lui)



di Frank Dicksee, 1884


Ma il fatto è che qui Romeo e Giulietta sono due adulti.
Questo cambiamento di età comporta anche un cambiamento tra le relazioni dei personaggi.
Già in passato si era realizzato un film dove i due protagonisti erano chiaramente degli adulti ovvero Giulietta e Romeo del 1936 diretto da George Cukor.
Ecco lo spezzone di dove si incontrano





I due protagonisti sono interpretati da Leslie Howard (noto soprattutto per aver interpretato Ashley Wilkes in Via col vento) e Norma Shearer. Rispettivamente avevano, al momento in cui il film è uscito, 43 e 34 anni. Si vede troppo che non sono giovani e anche se avessero voluto fare una versione in cui Romeo e Giulietta erano più grandi, non potevano recitare come fossero due ragazzi adolescenti.
Chi è adulto si affaccia a un nuovo amore con intenzioni diverse rispetto a un fanciullo.
Un adulto può anche "incretinirsi" (in senso affettuoso) per l'amore ma rimane comunque un adulto.
Un altro importante cambiamento è il fatto che la storia sia ambientata durante gli anni '70, questo anche un po' per tenere conto del linguaggio arcaico, anche se molte frasi sono state ridotte, cambiate mantenendo però lo spirito.

Il testo è stato riscritto da Davide Allevi portando le modifiche necessarie, cercando di mantenere il linguaggio arcaico ma non troppo.
Lo spettacolo sarebbe stato diretto da lui ma poi ha accettato un lavoro in Spagna quindi è arrivato Christian Amadori. Non si è trattato di un addio questo, ma di un arrivederci.
Prima delle prove, Christian Amadori ci ha spiegato il linguaggio di Shakespeare. Non ci sono sottotesti, ciò che viene detto è quello che si vuol dire. E' come avere il petto aperto, lo stomaco aperto. Tutto viene fatto risuonare, anche con brutalità.
Avere a che fare con il teatro scespiriano è impastarsi le mani direttamente con le debolezze umane (e così le forze), anche quando si tratta di commedie.
Inoltre le opere scespiriane sono visive. C'è un pensiero dopo un altro. Anzi, c'è un'immagine dopo un'altra nelle frasi di Shakespeare.
Vi racconterò lo spettacolo grazie alle foto realizzate da Chiara Roncuzzi e Deda Fiorini, rispettivamente insegnante e direttrice operativa del Circolo.
Le foto si distinguono perché quelle di Deda Fiorini hanno a destra la data e l'orario.
Molte sono state fatte durante l'ultima prova.
Inoltre ci saranno anche le musiche e le canzoni usate per lo spettacolo.
Ascoltatele, soprattutto se non le conoscete, perché sono un aiuto in più per godersi lo spettacolo.


Ora possiamo cominciare.








Siamo nei giorni nostri, di notte e si sente Autumn Leaves, una canzone jazz del 1945 che ha avuto diverse interpretazioni.
C'è una conduttrice radiofonica che sta raccontando ai suoi ascoltatori una storia. Non si sa se le storie raccontate siano vere o no, ma su questa può giurare di sì perché lei c'era.





Il racconto passa all'azione.
Siamo a metà degli anni 70.



(anno di pubblicazione: 1975)


Ci muoviamo tutti in sincrono per poi entrare in scena Tebaldo e Lorenzo, due Capuleti.
Siamo in una scuola e Tebaldo sentenzia: "Basta un cane di casa Montecchi per farmi scattare"
Nel testo originale, Tebaldo arriva dopo ma il fatto è che in tutto eravamo dieci quindi molti personaggi non ci sono.
Arrivano altri due ovvero Benvolio e Mercuzio.
Come gesto di sfida, Tebaldo fa il dito medio dicendo di appoggiarsi.
Benvolio cerca di mettere pace, ma sta per scatenarsi un'altra lotta interrotta, anche questa volta, tramite l'altoparlante, dalla "...voce sdegnata..." del preside


Sempre ancora con la musica de Ma il cielo è sempre più blu, entra Romeo che è un professore di latino.
Benvolio lo ferma: "Buon mattino, caro zio."




Benvolio chiede a Romeo che cosa fa lunghe le sue ore.
Nel testo originale, Romeo e Benvolio sono due cugini più o meno della stessa età così come Tebaldo ha pressappoco la loro età.
Ma qui Romeo è un insegnante e lo è di Benvolio, di Tebaldo e di Lorenzo.
Quindi c'è un altro rapporto. Non si parlano come due coetanei.
Benvolio non si permetterebbe di prendere in giro suo zio per le sue disavventure d'amore anche se volesse farlo in buona fede.
Durante le prove non potevamo dimenticare che avevamo una nostra età, un nostro ruolo specifico.
Dal loro dialogo si capisce che Romeo aveva una moglie, Rosalina, e questa l'ha lasciato due anni prima e lui ancora non si dà pace.
Il nipote gli chiede il permesso se può andare alla festa di Primavera dei Capuleti.
Prima Romeo dice di no, poi ci ripensa e decide di accompagnarlo per evitare che vada nei guai.
Il giovane non vorrebbe ("...Che figura ci faccio...") ma Romeo insiste e gli dice di prepararsi per l'ora di latino.



Si passa a casa Capuleti.




(anno di pubblicazione: 1974)


Maria chiede a Carmen se sua madre sia ancora attaccata al giradischi
Carmen la chiama, la madre sente e stacca la canzone Manuela.
Chi sono Maria, sua madre e Carmen?
La madre è Giulietta, Carmen è sua amica e fa la parte di quella che nel testo originale è la balia.
La figlia, Maria, dice a Giulietta di sapere bene il vuoto che le ha lasciato suo padre, ovvero il marito di Giulietta, morto da otto anni invitandola anche alla festa di Primavera. 
Ma Giulietta proprio non ne vuole sapere e rimette Manuela alzando il volume.
Maria, vedendo che la madre non la ascolta, si arrabbia dicendo che l'eredità ormai sta per esaurirsi e senza più uno stipendio come faranno?
Carmen interviene dicendo che almeno il fratello (ovvero Lorenzo) potrebbe... ma subito Maria la interrompe e allora Giulietta ferma il tutto con "Adesso basta!"
La figlia ha ragione: una madre deve pensare al benessere della famiglia e non il contrario. Accetta di andare alla festa di Primavera e chiede di essere lasciata sola un momento.


Mette su la canzone che potete sentire qui sotto...



(anno di pubblicazione: 1974)

...e ripensa ancora a suo marito, alla sua voce che per vent'anni la svegliava al mattino
Sono passati otto anni portando il lutto, ma ora è tempo di andare avanti e ora è tempo di dirgli addio.



Dopo l'addio io mi alzo, vado a fianco del giradischi e dopo un mio segno, la canzone si spegne. Con un altro parte Yeeeeeeh. Io accendo una luce e vado a sedermi.



(tratto dal film I ragazzi della bandiera gialla di Mariano Laurenti del 1967. Ovviamente nello spettacolo non c'erano le parole iniziali dell'attore. Ho inserito questo video perché c'era una festa)


Centralmente ci sono Romeo, Mercuzio e Tebaldo che devono ancora andare alla festa.




Mercuzio come da testo, è imprevedibile ed energico come si può aspettare da un nome che ha in sé il dio dal pié veloce ovvero Mercurio.
E quando Romeo gli dice che non vuole andare alla festa perché ha fatto un sogno, Mercuzio scatta perché "sogno" gli ha fatto venire in mente qualcosa che ha fatto a teatro ed era pieno.
Tutto il delirio lo esprime attraverso il teatro.




Quindi c'è il monologo di Mab e l'ha fatto secondo un vecchio modo di recitare ovvero voce grossa, gesti ampi, quasi svolazzanti, poi parti dove lo dice tutto di fretta, altre dove lo dice piano senza che ci fosse un'intenzione vera e propria.



E' lei. E' Mab.
Mercuzio rimane fermo, la luce del faro teatrale (che non c'è) lo illumina.

Ma è tempo di andare alla festa e l'intro di Ti amo dà il cambio scena conducendo alla festa.



(anno di pubblicazione: 1977)


Come avete potuto vedere finora dalle foto eravamo completamente a vista, anche quando non toccava a noi.
Durante i cambi, non potevamo permetterci di fare tutto di fretta proprio perché eravamo a vista. Era importante che fossimo sereni.
Anche prima di andare alle sedie o nascosti tra le fronde degli alberi, non potevamo voltarci subito, mostrando la schiena agli spettatori.
Eravamo sempre all'erta e comunque non era chiesta la tensione.
Anche al di fuori partecipavamo.
Quando si è nelle quinte, si guarda lo spettacolo, senza farsi vedere dagli spettatori, ci si parla sottovoce, si pensa subito alla scena successiva, ci si prepara, si ripassa la parte.
Tutto questo non ci era permesso.
Potrebbe sembrare quasi una costrizione, ma se ci si ricorda di sorridere, di tenere le orecchie attive, lo spettacolo passa e non c'è neanche bisogno di ripassare le battute perché quelle vengono da sole se si è partecipi.
Non si ricorda solo con la testa, ma anche e soprattutto con il corpo.
Anzi, io ho poi visto che per me è fondamentale il gesto se no, non riesco a ricordare.
Ho memoria, ma all'inizio è un po' difficile perché quelle scritte sul testo sono parole, sono segni vaghi, senza sostanza se non c'è il gesto, se non c'è qualcosa che le sostiene.
Ritornando allo stare fuori e comunque dentro, come ho scritto precedentemente a me era stato affidato il compito di accendere la luce e illuminare a festa.




Anch'io ero partecipe alla festa e mi lasciavo catturare dalla luce caleidoscopica, un esercizio utile per il mio personaggio.
Anzi, era qualcosa che mi veniva spontaneo perché io adoro le luci (basta vedere questo e quest'altro video).





Si passa alla festa




Lorenzo Capuleti dà il benvenuto a tutti.







dalle informazioni del video: Piccola Katy, il celebre brano dei Pooh, accompagnato da una serie di immagini girate da Stefano tra il 1971 e il 1972 durante i viaggi a New York, Londra e Caracas. In quegli anni non c’era ancora Red, la formazione era formata da Dodi, Roby, Stefano e Riccardo.
(anno di pubblicazione: 1968)


Piccola Katy dà il via ai balli e il primo a chiedere di danzare è Lorenzo Capuleti (qui sotto) con la conduttrice radio. Anche lei c'era alla festa.




La scopa che vedete a destra in mano a Tebaldo la si consegna a un ragazzo successivo e quello che rimane per ultimo con la scopa non balla se non la dà a qualcun altro.




Romeo ha visto passare Giulietta e appena si avvicina Benvolio, gli chiede chi sia ma il giovane non sa rispondere.
"Finito questo ballo, osserverò dove s'andrà a posare e, toccando la sua, farò beata questa mia rozza mano... Ha mai amato il mio cuore finora?... Se dici sì, occhi miei, sbugiardatelo perch'io non ho mai visto vera beltà prima di questa notte."
Ricordo che qui Romeo era sposato con Rosalina che l'ha lasciato. Inoltre siamo circa a metà anni '70
Il 1° dicembre del 1970 la legge sul divorzio è stata introdotta, ma come succede con leggi che rivoluzionano lo stile di vita, ci vuole del tempo perché a cambiare non sono solo le leggi ma anche le mentalità.




Intanto Tebaldo ha riconosciuto Romeo, gli occhiali servono appunto a nascondersi, e vorrebbe scacciarlo ma Lorenzo Capuleti lo frena perché non vuole che gli rovini la festa.
La frase di Tebaldo: "Questa pazienza imposta con la forza, che si scontra con l'ira più sfrenata, mi fa fremere tutto. Me ne vado. Però questa sfacciata intromissione che par che attiri qui tanta dolcezza si muterà in amarissimo fiele!" alla fine è stata tolta, come molte frasi, perché alla fine non era necessario.
Non perché siano poco importanti ma perché erano già espresse nelle espressioni, nei gesti.
Christian Amadori ci ha specificato molte volte che non dovevamo preoccuparci tanto per le battute. Non si va in scena per dire le battute, ma per creare vita e questo lo si fa tramite e soprattutto le azioni, una lezione insegnataci anche dal corso di Marescotti.
Le azioni sono battute. "Battono" il tempo anche loro.



Romeo consegna la scopa a Mercuzio per poter ballare con Giulietta.
Parte E tu.




(anno di pubblicazione: 1974)


Non ci sono foto dell'incontro tra Romeo e Giulietta.
Durante le prove, mi piaceva vederli.
Era tutto pulito nella gestualità.
Si guardavano sempre, con la mano di uno che guidava l'altro, prima Romeo poi Giulietta.
E poi c'era il bacio.
Mi ha ricordato molto ciò che si diceva nella presentazione degli Amanti nella Commedia dell'Arte ovvero che c'è più forza non tanto nel contatto, ma nell'avvicinarsi, un po' come succede con due calamite che si attraggono ma mai si toccano.
Una volta ho detto a loro, a chi fa Romeo e Giulietta, durante le prove: "Se solo voi sapeste come vi stiamo guardando."
C'era tanta commozione nei miei occhi e mentre i due amanti poco a poco si avvicinavano, a me veniva in mente questa immagine, la scultura di Amore e Psiche di Canova.




Il bacio c'è, anche se le bocche non si toccano.
Ci sono gli occhi che si guardano, c'è il respiro.
Quando sono poi le bocche a baciarsi è la fine, è come una scossa e proprio come una scossa arriva la canzone Male di Raffaella Carrà.
Il testo della canzone rappresenta i pensieri di Giulietta.



(anno di pubblicazione: 1976)


All'intro della canzone, arriva Carmen che va a prendere Giulietta e parla a Romeo, ballando in maniera scalmanata sostenendosi a lui.
Carmen: "Signora Giulietta. I vostri ospiti vi attendono."
Romeo: "Ospiti? Chi è di grazia quella dama?"
Carmen: "Ebbene giovanotto, è la padrona qui di questa casa; una buona signora, saggia e onesta."
Romeo: "E' una Capuleti?! Non sarà la moglie di..."
Carmen: "No, è la vedova Capuleti, condannato da vostro padre che poi si è suicidato."


Quindi così viene rivelato agli spettatori in tutto e per tutto l'odio delle due famiglie: il padre di Romeo ha condannato il marito di Giulietta e lui, per la vergogna, si è suicidato.
Da quel momento Carmen abita a casa di Giulietta per aiutarla.
Tutto ciò non è detto nello spettacolo, ma serve a noi per il nostro personaggio.


Carmen se ne va via portandosi dietro Maria che intanto ballava con Benvolio.
Romeo va via seguito da Benvolio e Giulietta chiede a Carmen chi sia quell'uomo.
Così Giulietta scopre che si tratta di Romeo.
Giulietta: "Il mio cuore è in lutto per la seconda volta."


Benvolio cerca suo zio. Chiede una mano a Mercuzio e lui lo evoca come se fosse una rockstar cantando il suo nome con la o finale tenuta continua.
"No, non c'è" dice Mercuzio.
Lui e Benvolio se ne vanno anche perché quest'ultimo ha un appuntamento.






Interviene ancora, non solo questa volta, la radio conduttrice, facendo suonare un'altra versione di Autumn Leaves finendo "...e come ha scritto Shakespeare: "Ride delle cicatrici altrui chi non ebbe a soffrir giammai ferita."


Ecco Giulietta sul balcone




A lato due giovani.




Il famoso dialogo del balcone è stato mantenuto, ma le intenzioni, le impostazioni sono state cambiate.
Qui abbiamo una donna che rischia tantissimo, con il pensiero che vorrebbe amare ancora, ma le sarà concesso tutto questo?
Anche la frase: "Rinuncia dunque Romeo al tuo nome, che non è parte della tua persona, e in cambio prenditi me stessa."
E' come se volesse gettare all'aria tutto, finalmente viva dopo anni in cui portava la morte dentro. Ma questo vuol dire anche chiedersi se potrà amare sapendo che ci sono i figli. Che cosa penseranno? Poi sapendo che lui è un Montecchi.
Romeo Montecchi non è responsabile della morte del marito di Giulietta però è il figlio di colui che l'ha condannato, ne porta il nome.
Ancora prima di iniziare le prove, sia Davide Allevi sia Christian Amadori ci hanno parlato di questo spettacolo come di uno dove chiunque si possa identificare, i giovani nei giovani e gli adulti negli adulti.
Ognuno porta le sue motivazioni, che siano giuste o sbagliate, rispettose o no, e molte di queste dipendono molto dalla nostra conoscenza, dal nostro vissuto.
A volte poi capita che lo stesso film, lo stesso libro o spettacolo cambi a distanza di anni. Lo vedi quando sei giovane e ti sembra in un certo modo, lo vedi quando sei adulto e te ne sembra un altro, lo vedi da anziano ed è ancora cambiato.
Nel monologo iniziale di Giulietta viene detto, come ha specificato Christian Amadori, come molte volte poi ognuno di noi ha il desiderio di abbandonare tutto, di andarsene via, ma poi sarà così quando uno ti offre la possibilità?





Bene, Romeo e Giulietta si sono concordati.
C'è bisogno di una figura, ma non si tratta di Frate Lorenzo.



(anno di pubblicazione: 1972)


Bensì di suor Lorenza, una religiosa molto particolare che ha avuto diverse esperienze e poi si è fatta suora.
Tra l'altro è sorella di Romeo.



"Di tutta la natura, la terra è madre e sepoltura. Grande e varia è l'interna qualità delle erbe, delle piante e delle pietre. Nell'esile epitelio che riveste la corolla di un fiore stanno insieme un umore velenoso e una proprietà medicinale. Questi due sovrani, tra loro nemici, sono accampati così come nelle erbe anche nell'uomo: la Grazia e la Violenza."

"Lorenza, ti ho trovata."

D'un tratto arriva Romeo .
Qui era fondamentale che si sentisse il cambio, il contrasto tra il prima e il dopo. Prima ero la suora che si perdeva nei suoi viaggi mentali (visti gli anni potete ben immaginare in cosa mi perdevo e con cosa) e poi la sorella che vuole molto bene a suo fratello.
Anche l'affetto c'è da parte sua, ma se io sono irruente, lui è più impostato.
La gioia nel sapere che lui non pensa più alla sua ex moglie Rosalina si trasforma in indignazione quando Romeo rivela che si è innamorato di Giulietta e manca solo che loro due si sposino.

Suor Lorenza si rifiuta e tocca a Romeo di convincerla, ma che fare?
Le battute non dicono ciò. Alcune volte possono indicare i gesti, le intenzioni delle parole ma non sono da prendere come oro colato così come le battute.
"Non sgridarmi come quando eravamo piccoli" dice Romeo mentre io sono voltata ancora dall'altra parte.
Molto più importante delle parole sono le relazioni. Bisogna crearle.
Così Romeo mi fa un po' il solletico, cercando di farmi ridere.
Sono ancora titubante.
Romeo: "...Io ti fui vicino quando scegliesti di correre questo cammino. Perciò sorella mia, non negarmi il tuo aiuto."
Accetto ma lo avverto: "Prudenza e calma. Chi va troppo forte, finisce poi per inciampare e cade."





Si passa a Carmen che chiama Romeo.




Del personaggio della balia è stata mantenuta l'energia e l'esuberanza.
Anzi, le piace molto ballare soprattutto la mazurka.
Carmen potrebbe sembrare una svampita, ma in realtà sa bene come muoversi e ha un grande intuito.





Romeo: "Dille se può trovare qualche scusa, stasera, per recarsi a confessarsi in chiesa, dove prima di questa notte, si troverà confessata e sposata. Ora devo andare. Mi affido alla tua discrezione. Addio."




C'è da dare la bella notizia a Giulietta, ma Carmen la farà attendere un po'. Poi, dopo uno sguardo deciso di Giulietta, finalmente le rivela che in chiesa la sta aspettando un uomo che la sposerà.
La gioia è enorme che Carmen vorrebbe telefonare a sue amiche, no a un'altra. No, non può.
E' un segreto!


E' giunto il matrimonio.
Tutti si alzano
Io vado in centro, seguita da Romeo e Giulietta mentre gli altri vanno tra gli alberi.
Sto officiando il matrimonio e c'è gioia anche se la marcia nuziale sembra non esserlo.

Finora tutto ha avuto un ritmo sostenuto, veloce come se fosse un musical.
Niente poteva far presagire una tragedia.
Ma ecco che arriva, come la pioggia che si sente.
Mercuzio e Benvolio si riparano sotto al portico quando vedono arrivare Tebaldo.
Sta per scatenarsi una lite tra Mercuzio e Tebaldo e Benvolio cerca di separarli.




Arriva Romeo, anche lui a ripararsi sotto il portico.

Tebaldo: "Professore, il meno che posso dire è che sei un vile."

Ricordo che qui abbiamo un adulto e un ragazzo, non due coetanei.
Le parole di Tebaldo, anche se rabbiose, non vengono prese nella stessa maniera nel testo.




Tebaldo si volta mentre Romeo se ne va.
Mercuzio si avvicina a Tebaldo e quest'ultimo gli sferra l'attacco.
Incredulo Tebaldo lo guarda: non voleva attaccarlo.
E poi una persona è morta.
Il coltello era sempre tenuto come una sfida. Finora non si era mai giunti a un vero e proprio attacco dove si faceva del male mortalmente, solo minacce.
Mercuzio muore e no, non dice "La peste... A tutte e due le vostre famiglie... Avete fatto carne da vermi di me."
Molto del testo che è stato scritto da Davide Allevi è stato ridotto per tenere conto del ritmo dello spettacolo.
Sono tagli necessari, anche se fanno parte del testo originario, e se qualcuno pensa che tutto ciò sia un tradimento, allora sì, abbiamo tradito.
Ma vedete, il teatro non è letteratura.





Diverse reazioni ci sono alla morte di Mercuzio: Romeo lo soccorre ma niente da fare, Benvolio rimane imbambolato alla morte improvvisa del suo amico e Tebaldo per lo shock di aver ucciso, calcia la colonna, gettandosi poi a terra.
Tebaldo era visto come un giovane spavaldo nell'opera originaria.
Nel testo scespiriano non è neanche specificato l'antico odio che ha colpito le due famiglie.
Qui invece c'è qualcosa che lo tocca da vicino ovvero la morte di suo zio.
Tutti i ragazzi erano bambini quando il marito di Giulietta Capuleti si è suicidato.
Si può solo immaginare come questo evento li abbia cambiati.


Benvolio si avvicina a Tebaldo e...











...e lo uccide


Dopo lo shock iniziale, Romeo sistema le due anime, aprendo a loro gli occhi.




Sistemate tutte e due le anime, dice a Benvolio che devono scappare ma lui è ancora preso dallo shock della morte di Mercuzio.




Tutti se ne vanno lasciando le due anime lì che guardano verso il pubblico, verso i vivi, come se fossero dei giudici implacabili.




La radio conduttrice interviene ancora mettendo un'altra versione di Autumn Leaves, questa volta di Doris Day.





Arriva Giulietta, tutta trafelata.
Al telefono sente Carmen e impaziente vuole dirle che si è sposata.
Ma Carmen la interrompe dicendole della morte di Tebaldo e della fuga di Romeo.




"Dov'è Romeo?" insiste Giulietta.
"Sono qui." dice Romeo dal di dietro.




Romeo prende per mano Giulietta e la conduce da un'altra parte.
Intanto arrivano Lorenzo e Maria. Quest'ultima parla con il conte Paride, concordandosi per il matrimonio.




Alla fine Maria chiama sua madre che la si vede al di fuori mentre saluta Romeo ma questo ovviamente Lorenzo e Maria non lo sanno e felici le danno la bella notizia.
Giulietta rimane all'inizio perplessa. Si chiede il perché di questa fretta e dice che non vuole sposarsi.
Allora Lorenzo mostra il suo sconcerto e poi rivela le sue intenzioni. Gli importa solo che tutto vada come dice lui, senza tenere conto dei sentimenti degli altri.
Lorenzo: "Io ci divento matto: di giorno, di notte, ad ogni ora, ad ogni minuto, durante le mie occupazioni, in mezzo ai divertimenti, solo o in compagnia, il mio pensiero è stato sempre quello di vederla ancora felice. Ed ora che le ho trovato un gentiluomo, di nobile famiglia, lei si mette a frignare."
Sta per picchiare Giulietta mentre Maria rimane appiattita alla colonna dopo averlo cercato di farlo ragionare.
Poi Lorenzo continua con voce decisa: "Giovedì è vicino. Se fate a modo mio, io vi darò al mio amico; se no impiccati, va' a chiedere l'elemosina, crepa di fame, muori in mezzo alla strada. Credi a quel che ti dico e rifletti. Io manterrò la mia parola."

E così se ne va.

Impietrita, Giulietta chiede a Maria che almeno lei non la abbandoni, ma anche lei se ne va dicendole che non ne vuol più sapere.


Con la foto di sopra è finita la narrazione grafica.


Tutto è perduto, pensa Giulietta.
Romeo è via, è ricercato, chissà quando si vedranno. Ci manca poco che i suoi figli la disconoscano.
Forse c'è qualcosa che la può liberare...
Annunciata dalle prime note di Areknames, entro io con un fiore e una fiala.
So già tutto e so bene che cosa pensa, ovvero che vorrebbe morire.
Così le propongo il mio rimedio ovvero la fiala con il liquido che la farà addormentare, facendola sembrare morta.

Giulietta: "Dammi qua e non parlarmi di paura." andando in mezzo alle due anime di Mercuzio e Tebaldo e lì beve la pozione.


Subito dopo si sente la voce allarmata di Romeo mentre è al telefono: gli stanno dicendo che Giulietta giace morta e non c'è nessuna notizia da sua sorella.
Così Romeo, con questa canzone qui sotto, va dritto dalla sua amata.




Tutto finisce come dice la tragedia. Romeo si uccide, Giulietta si sveglia e alla fine si pugnala.

La conduttrice radio finisce il suo racconto. Da quella città lei è scappata.
Con quel racconto, spera così di essersi liberata da un grande peso.
Chissà.
Rosalina ci spera tanto e finito di parlare, china la testa.


Lo spettacolo è finito.





Ringrazio i miei compagni di avventura, il Tamo che ci ha ospitati, il Circolo degli Attori, Cristiano Caldironi, le due fotografe Deda Fiorini e Chiara Roncuzzi, Davide Allevi e Christian Amadori, Patrizia Messere per le acconciature che ci ha fatto senza dimenticare gli spettatori e naturalmente anche voi.
Spero che anche voi che avete conosciuto questo spettacolo tramite questo post vi siate appassionati.
Mi farebbe tanto piacere.
Io intanto ho imparato molto da ciò.
Grazie infinite.

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