domenica 18 ottobre 2015

La storia del brutto anatroccolo ovvero come una fiaba può essere mal compresa

Stavo ascoltando Il brutto anatroccolo nella versione delle Fiabe Sonore (qualche giorno fa ho scoperto che c'è un canale tutto su di loro) e ho pensato a questa fiaba, a quanto è stata mal compresa.





Sarà famosa, una delle fiabe più note e rappresentative di Hans Christian Andersen, ma terribilmente mal compresa.  
Perché dico ciò?
Provate a pensare a cosa rappresenta adesso "Eri un brutto anatroccolo e adesso sei un splendido cigno."
Che cosa vi viene in mente?
Di certo, almeno alla stragrande maggioranza, pensereste a una persona, soprattutto di sesso femminile, che nell'infanzia era brutto e sgraziato e crescendo diventa splendido, bello da far invidia.
Mai considerazione fu più sbagliata.


Non importa che sia nato in un recinto d'anatre: l'importante è essere uscito da un uovo di cigno.
(Hans Christian Andersen)






di Christian Birmingham



Qui non si tratta di diventare più bello.
Se quel "brutto anatroccolo" si fosse ritrovato in un nido di cigni sarebbe stato considerato per quello che è ovvero un piccolo cigno, ma questo lui non poteva saperlo.
Lui sin dall'inizio era subito caratterizzato e per giunta sembra che inizi male: il suo uovo non si schiude con tutti gli altri.
Eppure sa nuotare benissimo, meglio di tutti gli altri.
Solo che questa sua dote non basta perché viene subito giudicato secondo i parametri di chi giudica.



di Milo Winter, 1916 circa



di Theo van Hoytema, 1893


E visto che l'anatroccolo non è ancora consapevole di se stesso perché influenzato da quello che gli viene detto, non può fare a meno di crederci ma in cuor suo sa di voler essere altrove e riconoscersi in qualcos'altro.
Non è tanto la bellezza dei cigni a stupirlo quando era ancora un "brutto anatroccolo". E' come se dentro di sé avesse già la consapevolezza di fare parte di quel gruppo, ma prima di farne parte si è dovuto scontrare con altri gruppi come quello con la vecchia, il gatto e la gallina.


di Nika Goltz


Solo che anche questi lo giudicavano secondo i loro parametri (come fare uova e fare fusa) e il brutto anatroccolo, pur di essere accettato, ci prova ma non ci riesce. Non può riuscirci.
Non è la sua natura.



di Shigeru Hatsuyama, 1925




E qual è la sua natura? Desideri, come quello per l'acqua, che si manifestano dall'interno e non per sentito dire e quello che gli riesce meglio.

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.
(Albert Einstein) 

da PensieriParole
Per fortuna, il brutto anatroccolo non si è fermato e di certo non si chiedeva tanto "Ah, se fossi più bello, mi vorranno bene."
E neanche il caldo della seconda casa, dopo aver rischiato la morte per congelamento, poteva andargli bene se veniva trattato come un giocattolo.


Poi si arriva alla fine in primavera e qui il brutto anatroccolo desidera essere ucciso dai cigni, da quelle creature favolose che aveva visto volare tempo fa.
Quello che muore è la sua passata concezione di sé e quando umilmente chinò il suo collo, poté vedere la sua figura prendendo coscienza di sé come se fosse caduto un velo che lo copriva.



di A. W. Baynes, 1889



di Salvador Dalì (litografia)


La consapevolezza è quello che gli permette a non fare la stessa fine di Narciso.



di John William Waterhouse


Narciso poté vedere il suo viso nel riflesso ma non si riconobbe.
Il brutto anatroccolo, ora cigno, comprese bene chi era, si avvicinò ai cigni e da loro non fu accettato, ma accolto.



di Christian Birmingham




di Gennady Spirin


di Vilhelm Pedersen 
(il primo illustratore di Andersen)


Perché dico che non fu accettato, ma accolto?
Perché l'accettazione non basta. E' come far entrare nel proprio spazio qualcuno di estraneo, ma rimane comunque un estraneo. E' come spedirlo in un angolo e dirgli "Che c'è? Sei comunque nel nostro spazio. Non era questo che volevi?"
Nell'accoglienza è come riconoscere in quella persona uno di noi, con la nostra stessa appartenenza.


Non importa da chi sei nato e dove. Non è detto che tu ti riconosca in questi e se succede, non colpevolizzare te stesso per non essere ciò che gli altri desiderano, non adattarti.
Il cammino può essere doloroso e magari crederai di aver trovato il tuo posto quando non è così. Continua.
Credo che tutto ciò vada ben oltre la semplice bellezza esteriore.



di Dittekarina



P.S.: Per il Brutto Anatroccolo consiglio il libro Donne che corrono coi lupi che, tra le tante fiabe che analizza, parla appunto dell'importanza del gruppo, del riconoscersi in esso come parte integrante.


P.P.S.: Sull'argomento ne parlò anche Iolanda Romano nel suo blog Amapolas Y Glicinias. Clicca qui.
Invece sul paragone brutto anatroccolo/Hans Christian Andersen potete andare nel blog Fiabe in analisi di Marcella Andreini. Clicca qui

4 commenti:

  1. Bel post, è importante trovare il proprio posto nel mondo :)

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    1. Già e credo che questa fiaba riguardi in qualche maniera al "Chi sono?" proprio per l'identificazione col proprio posto nel mondo.

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    2. Concordo, sei stata molto riflessiva... Come sempre!

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    3. Grazie mille Marco. Tu, come sempre, gentile.

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Grazie per i commenti

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