lunedì 3 giugno 2013

I pastelli incantati di Marco Mazzoni

Di solito quando si parla dei pastelli, vengono in mente appunto i colori pastello ovvero colori non intensi, leziosi, quasi da sfiorare il "carino". 
Allora i casi sono due: o Marco Mazzoni, nato nel 1982 a Tortona (Al), è un'eccezione oppure non conosciamo affatto le potenzialità dei colori pastello. Guardate questi suoi disegni e ditemi se sono leziosi.


Un differente tipo di dolore, 2011





Euphoria, 2012



Sei secondi, 2012


Apnea, 2012


Seguire il sole, 2013


Il mio Passato Porpora, 2012


Ophelia, 2012


Nubicuculia II, 2012
(Nubicuculia è la città costruita dagli uccelli nel testo teatrale di Aristofane Gli Uccelli)


Arcobaleno nero, 2013



Bianco rumore, 2013


Glossolalia (= parlare altre lingue insensate), 2013


Medusa, 2012


Anche laddove il pastello è un rosa tenue, non lascia mai spazio a un senso di leziosità ed è incredibile come il bianco e il nero qui siano colori assoluti, accecanti e penetranti.
Inoltre questo viso, chiaramente di donna, invaso da questi elementi naturali. Oppure non è invaso, ma solamente composto?
L'assenza degli occhi poi colpisce ed è strano come si possa intuire l'espressione.
Mi immagino questa creatura con uno sguardo sognante, quasi sospeso, uno di quelli che guardano lontano, verso l'infinito.
Oppure gli occhi possono essere rivolti verso se stessi e allora sembra di sprofondare negli abissi.




Guardando la sua opera completa, si può vedere come lo sguardo verso la natura comprenda anche le piccole creature e lui, con uno sguardo quasi da scienziato, le ritrae in un modo come se la natura avesse dato loro altre forme.
Ricreare la natura, reinventarle in un ibrido tra mondo animale e quello vegetale, come se queste creature appartenessero a un nuovo bestiario.


La Madre, 2012


L'ascoltatore



Il perdente, 2013


La volpe barbata, 2013


Il Moralista, 2012


 Lo scoiattolo chimico, 2012


Lo speranzoso, 2012


E poi ci sono quei disegni che mi sembrano delle vanitas, i memento mori, i "ricordati che devi morire", un argomento che vide nel  Seicento la sua massima fama.
Servono a ricordare la caducità della vita e assomigliano tanto a nature morte solo che gli oggetti ripresi sono come fiori (anche appassiti), bolle di sapone, farfalle ovvero elementi effimeri accanto a teschi umani.
Eppure, sempre tenendo conto del fattore ibrido, qui c'è una forza incredibile: gli oggetti non sono "appoggiati", vivono ancora ricordando che la morte è semplicemente una trasformazione della vita.


Dévore, 2012



Dèvore II, 2012



AnimanerA, 2013


My My Hey Hey, 2013



Onirici, inquietanti, mistici, assolutamente incantevoli.




un'altra sua intervista qui

Le immagini riportate le ho prese da qui dove ce ne sono tantissime altre, tutte da vedere. Ovviamente il copyright delle immagini va all'autore


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