mercoledì 30 novembre 2011

Polemiche contro Marco Martinelli a Lamezia Terme, Calabria

E così dopo le polemiche contro la compagnia teatrale Societas Raffaello Sanzio (vedi qui) ecco che altre polemiche fioccano e questa volta contro Marco Martinelli, regista, drammaturgo nonché co-fondatore della compagnia teatrale le Albe.


Ormai da anni, Martinelli non è più guida dei laboratori non-scuola qui a Ravenna, ma sta portando questo concetto di teatro con ragazzi in giro per l'Italia e anche per il mondo.
Ultimamente ci sono state polemiche a Lamezia Terme in Calabria forse per la presenza di ragazzi rom sul palco, per alcuni burocrati del Comune, per alcuni gruppi che non vedevano di buon occhio quest'"invasore" da Ravenna.
L'assessore alla Cultura Tano Grasso, che ha voluto fermamente lo spettacolo non-scuola Capusutta, si è dimesso prima del debutto perché sentiva di non poter più lavorare: qualcosa gli remava contro.

C'è una cosa che spesso manca quando ci si imbatte a opere d'arte o spettacoli ed è l'ascolto.

E' fondamentale prima ascoltare, non escludere a priori, ma l'ascolto impone l'attenzione, la partecipazione e spesso ti porta concetti che magari non ti piacciono oppure che addirittura vanno contro i tuoi.

Comunque lo spettacolo alla fine, Martinelli ha rassicurato me ed altri in un incontro, che lo spettacolo è andato tutto bene. E poi lui non è nuovo a sfide: già alcuni anni fa, per fare un esempio, lui e alcuni attori delle Albe sono andati a portare la non-scuola ai ragazzi di Scampia dopo una provocazione del critico Goffredo Fofi.

qui potrete trovare il suo diario

fonte: Ravenna&dintorni

martedì 29 novembre 2011

Pay a blogger day: quanto può valere un blog?

Apprendo da Hobina che oggi è il Pay blogger day, una giornata per tutti i blogger che non guadagnano niente.



E così ho voluto calcolare, giusto così per ridere, quanto "vale" il mio blog.

Risultato?



Ebbene, non ho ancora guadagnato il biglietto per il SXSW ovvero il South by Southwest, uno dei più grandi festival musicali che c'è ad Austin, Texas.



Naturalmente l'ho fatto in maniera ironica perché non credo proprio che il valore del proprio blog si possa quantificare.
Ci sono blog che guadagnano e buon per loro e alcuni di questi sono validi, ma altri alla fine diventano un campionario di marchette.
Se ho deciso di iniziare a scrivere questo blog l'ho fatto soprattutto per condividere non solo quello che realizzo, ma pensieri, riflessioni, immagini e altro ancora.
E' un lavoro di condivisione e a volte ho imparato io stessa perché a volte cercando qualcosa, questo ha dato il via ad altre cose che magari io non sapevo.

Io sono contentissima di avere questo blog e non credo si possa quantificare il valore dagli spettatori fissi (ne ho 66 nel momento in cui scrivo) o dai commenti che ci sono (molti post non ne hanno neanche uno).
Non è una gara, è una condivisione e ringrazio tutti voi, tutti voi che mi seguite, che leggete indipendentemente dal fatto che ritornerete o no.
Come dico sempre: siete i benvenuti.

domenica 27 novembre 2011

Il tempo delle azioni quotidiane di Jan Vermeer

Molto di quello che scrivo qua nel blog mi viene suggerito da frasi che a volte mi capita leggere o sentire nella vita quotidiana ed è proprio la vita quotidiana, la presenza in essa il soggetto di questo mio post.
In questo libro si parlava di come il pittore Jan Vermeer abbia ritratto donne intente in un'attività che può sembrare banale, ma illuminata da una luce particolare.
Se non sapete chi è Vermeer vi dico che è lui che ha dipinto il famoso quadro La ragazza con l'orecchino di perla anche se prima del libro e del film omonimi lo conoscevo come La ragazza con il turbante.
Comunque, è una luce particolare quella dei dipinti che verranno, una luce che le donne conoscono bene. Troppe volte accusate di essere frivole, in realtà stanno svolgendo piccole attività quotidiane dove lei presente.
E' un atto quasi sacro (un po' come quello del filare raccontato qui).
E' un tempo effimero eppure dilata la nostra percezione su di esso: il tempo come lo conosciamo non esiste più, non ci spaventa più niente e ci sembra di essere eterni.

Vi lascio alle immagini e provate a sentire il gesto teso, la luce gentile e lo sguardo intento di queste donne.
In quel momento appartengono solo a loro stesse.


La lattaia o La donna di cucina, 1660 ca.


La merlettaia, tra il 1669 e il 1670


Donna che legge una lettera ad una finestra aperta, 1657


Giovane donna con collana di perle, 1662 ca.


Giovane donna con un liuto vicina ad una finestra, 1663 ca.


Giovane donna con un boccale d'acqua, tra il 1660 e il 1662


Donna che tiene una bilancia, tra il 1662 e il 1663


La vita quotidiana è fonte inesauribile di sorprese se si è presenti e per cominciare basta partire dalle piccole cose.
Solo allora vedrete la luce che c'è in questi quadri.

sabato 26 novembre 2011

Chiara Vigo e il bisso, la seta del mare

Sabato scorso sono andata a un incontro al Liceo Artistico "Nervi" di Ravenna perché sapevo che ci sarebbe stata Chiara Vigo, Maestro del bisso.



Che cos'è il bisso? E' un tessuto di origine animale molto sottile, ben più sottile del cachemire. Ma ha un'altra particolarità: l'animale proviene dal mare.
E' un tessuto rarissimo. Infatti Chiara Vigo, questa signora sarda dell'isola di Sant'Antioco, è l'unica a livello internazionale che si occupa di ciò ed è una pratica antichissima: lei stessa segue le tradizioni come quello che realizza non è suo perché proviene dal mare.
Proprio per la sua preziosità, veniva utilizzato in antichità per i potenti.
Ma ora vi lascio ai video che ho realizzato.
L'incontro è suddiviso in tre video e in totale è più di 40 minuti. Ma se decidete di vederli tutti, capirete che ne vale la pena: Chiara Vigo è una signora tosta, che sa quello che fa e molto caparbia.
Lei è una Sacerdotessa.








Il suo sito (clicca qui)


Curiosità: in uno dei video si parla dello stemma di Taranto dove c'è Nettuno in sella ad un delfino che ha in una mano il forcone e nell'altra un bisso. Eccolo qua:

o



Aggiornamento 22 gennaio 2016: Stamattina vedo che c'è questa petizione su Change, promossa dall'attrice Maria Grazia Cucinotta, che intende preservare il sapere antico del bisso e quindi aiutare Chiara Vigo.


venerdì 25 novembre 2011

Violenza sulle donne

Il respiro dell'altro è su di te e ti dice di stare ferma, di fare la brava.



Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi, 1610

Dice che non puoi fare niente contro di lui perché è più forte e tu magari ci credi senno non staresti ferma.



Il ratto delle Sabine: Tarquinio e Lucrezia di Charles Christian Nahl, 1871

Tremi soltanto, un leggero tremore. Chissà se se ne accorge.
Provi a ribellarti.


Tarquinio e Lucrezia di Tiziano, 1571

Non si accorge che la tua anima è ferita, lacerata, fatta a pezzi e chissà quanto tempo ci vuole perché si rimargini. E il tuo corpo ricorderà tutto anche se la mente magari no.



Rapimento (bozza) di Lovis Corinth, 1904

Ah già, dov'è la mente? Forse sta vagando, forse preferisce pensare ad altro, forse è meglio così.
Alla fine magari ti sei assentata, ma tanto lui è così impegnato che non se ne accorge.
Però poi, quando ti lascia, ti ritrovi con te stessa e non ci sono lacrime che possano riparare.
Hai lo sguardo assente. Dove sei adesso? In quale antro della mente sei scappata?
Guarda come sei ridotta. Sei diventata solo una vaga ombra.



Interno o Lo stupro di Edgar Degas, tra il 1868 e il 1869

Rimani qui con me. Lo so che non vorresti, che desideresti la morte piuttosto che affrontare tutto questo, ma ce la faremo.
E non credere a quello che ti ha detto. Non è forza, è violenza e non è amore, è violenza.
Hai subito una violenza e tu non farlo con te stessa.



Oggi è la Giornata Mondiale contro la Violenza. L'anno scorso avevo realizzato un video (clicca qui) e adesso ho provato a scrivere questo racconto aggiungendo dei dipinti.
Cosa esce da quello che ho scritto? Giudicate voi.
Ma quello che vorrei che fosse chiaro è scritto nelle ultime righe perché alla fine la violenza può prendere il posto della tua anima e farti credere a delle menzogne.

Donna, non vergognarti di quello che sei e di quello che hai in te. Non permetterlo mai!
Tu, donna, sei un aspetto di una Dea.


Venere dormiente di Giorgione, tra il 1508 e il 1510

P.S: Di solito si associa l'atto della violenza all'uomo come se solo lui avesse nel Dna questo impulso, ma non stiamo a generalizzare perché non solo gli uomini violentano.

giovedì 24 novembre 2011

Liberate Rossella Urru

E' passato un mese e ancora non si sa niente: nella notte tra il 22 e il 23 ottobre Rossella Urru è stata rapita in Algeria



Io la conosco. So chi è.
Nata in provincia di Oristano, è venuta a laurearsi a Ravenna
Non sono stata una sua collega universitaria, l'ho conosciuta due anni fa facendo il laboratorio no-scuola.
Il 1 maggio 2009 io e tutto il gruppo del laboratorio (così anche lei) siamo andati all'orto della Facoltà di Scienze Ambientali. Eravamo lì per stare insieme, pranzare e piantare semi.
Poi la sera l'abbiamo passata nella casa che lei aveva affittato e mi ricordo che diceva di un gioco sardo.
Anche se non posso dire di conoscerla a fondo, mi ricordo di una ragazza cordiale e sorridente ed è questo ricordo che permane in me in questi anni dopo che lei è andata via da Ravenna.
Appena saputo la notizia del suo rapimento, io e tutti quelli a Ravenna che l'hanno conosciuta, studenti universitari e non, siamo rimasti sconvolti.
Pur nella lontananza geografica, siamo vicini col cuore a tutti i suoi concittadini.
A volte mi fermo a vedere i cartelloni qui a Ravenna dove si chiede della tua liberazione sperando di rivedere il tuo sorriso.
Per lei è stato creato un blog (clicca qui) dove sono raccolte le testimonianze di chi l'ha conosciuta e dove chi non l'ha conosciuta può sapere un po' di più.


Attenzione: Prima di realizzare il post ho chiesto il permesso alla sua famiglia. Me l'hanno concesso a patto di non andare sul politico e/o religioso.
Chiedo anche a voi, se volete commentare, di rispettare tale riguardo. Altrimenti i commenti verranno cancellati

mercoledì 23 novembre 2011

Estinto il rinoceronte nero dell'Africa Occidentale (Aggiornato)





L'uomo può capire l'estinzione di una specie?
Quando quell'uomo imbraccia un fucile, che cosa gli importa se ciò che gli sta davanti è l'ultimo della sua specie, che altri della sua specie sono stati ammazzati perché ai loro occhi apparivano come bottini senza anima, senza una vita degna di essere rispettata?
Eppure quell'animale respira, magari aveva dei figli. Oppure è giovane e spera un giorno di farsi una famiglia, di insegnare ciò che lui ha appreso dalla sua stessa famiglia d'origine.
Non siamo poi tanto diversi.
Quindi nei confronti di questo rinoceronte nero come ci dobbiamo comportare?
A me stanno sgorgando delle lacrime e chiedo scusa se è possibile anche se non sono io ad aver ammazzato quel rinoceronte per il suo corno.
Sentimentale sono? Forse, ma di sicuro arrabbiata.
Un'altra specie si è estinta assieme al quagga, al dodo che lo vediamo rappresentato ne Alice e il Paese delle Meraviglie

disegno di John Tenniel, 1869


... e tanti altri animali.
La gravità di un'estinzione, il vuoto lasciato... L'uomo capirà mai tutto ciò?
Sarebbe un ulteriore passo avanti, ma quante specie animali dovranno estinguersi ancora prima di tutto ciò?




Uomo, se credi tanto di essere forte, distruggi anche le montagne, gli oceani, distruggi anche il cielo e perché no anche il Sole!
Sei tanto come Re Mida che tutto quello che tocca diventa oro, ma ricordati che Re Mida rischiò la morte per questa sua maledizione.



Aggiornamento 14 dicembre 2014:
Recentemente sta facendo notizia dell'estinzione del Leopardo Nebuloso.
Adesso leggo che in realtà la sottospecie, come dice il National Geographic, si è estinta nel 1983 mentre la specie è minacciata anche se non in pericolo di estinzione.
Così ho chiesto se la stessa cosa valeva per questo rinoceronte nero perché da quel che ho letto, ovviamente dopo aver scritto il post, mi sembrava che le cose non fossero andate così.
E infatti è stato confermato che la notizia si rifà all'estinzione dichiarata ufficialmente di una delle sue 4 sottospecie, il "Rinoceronte nero dell'Africa occidentale" (Diceros bicornis longipes), ma si tratta di un annuncio fatto nel 2006 (anno in cui si è persa ogni sua traccia, la dichiarazione ufficiale c'è stata nel 2011), nulla di recente!
Quindi, per quanto si tratti di una specie ancora minacciata più che altro dai bracconieri e dall'impatto antropico, il "Rinoceronte nero"
(Diceros bicornis) NON E' REALMENTE ESTINTO, almeno non ogni sua sottospecie! 



 

lunedì 21 novembre 2011

Pina 3D

Finalmente sono riuscita a vedere il film Pina di Wim Wenders.
Anche se non era in 3D non importava perchè le immagini arrivavano comunque.



Scrivendo il post per il secondo anniversario della morte di Pina Bausch (clicca qui) ho scoperto per caso dell'esistenza di questo film.
Wim Wenders pensava da tempo di realizzare un film su Pina Bausch e ciò è sembrato possibile grazie al 3D che, caso più unico che raro, non è utilizzato per un film di cassetta.
Ma Pina Bausch è morta il 30 giugno 2009 all'improvviso e alla fine come successe con Parnassus-l'uomo che voleva ingannare il diavolo di Terry Gilliam, si decise di andare avanti.
Quello che doveva diventare un film realizzato insieme è diventato un suo memoriale.
Così nel film ci sono anche le testimonianze dei suoi danzatori. con le loro stesse voci sottotitolate.



Ognuno ricorda la sua Pina, la sua esperienza con lei, come è stato averla come coreografa e anche se i danzatori sono di diverse nazionalità, tra i quali un'italiana, si può capire come il modo col quale hanno percepito Pina è sempre lo stesso: una Pina intensa, penetrante e gentile.



Questo film fa parte della categoria documentario eppure è molto di più, questo film mostra.
Io lo ritengo un autentico film visionario: abbandonata nel piacere della danza, mi lascio travolgere da quei corpi, da quell'intensità, dalla tensione e distensione che c'è in ogni passo, in ogni gesto.
Non è solo danza, ma anche teatro: i luoghi non usuali per delle rappresentazioni di ballo lasciano spazio a storie di umana comprensione.
L'attenzione per i colori, per il loro accostamento e quello per le luci fa il resto.
Penso che anche chi non è appassionato di danza può lasciarsi incantare da questi movimenti perché sono reali, odierni anche se esaltati.



Balliamo, balliamo. Altrimenti siamo perduti.
Questa frase di Pina Bausch viene ripetuta continuamente eppure loro nella danza si perdono, ma non perdono il contatto con la vita.
Questo film è uno straordinario omaggio alla vita con tutti i suoi molteplici aspetti.



Quello che Pina ha lasciato, quello che Pina è stata ce l'abbiamo di fronte agli occhi e di questo dobbiamo solo ringraziarla. 


Aggiornamento 28 febbraio 2012:
Pina è stato candidato come miglior documentario agli Academy Award, ma non ha vinto.


mercoledì 16 novembre 2011

Arte commerciale (?)

Ieri mi è arrivata un'e-mail di un collettivo di artisti che mi chiedevano una cosa e l'oggetto dell'e-mail era: Manifesto per un'arte commerciale.
Ho avuto una tentazione forte di non leggerlo visto quell' arte commerciale (ne sono rimasta un po' sconcertata), ma alla fine ho preferito andare nel loro blog (clicca qui) per leggerlo.
Ma ve lo posso sempre riportare qui:


MANIFESTO PER UN' ARTE COMMERCIALE


La bruttezza del presente ha valore retroattivo.
Karl Kraus


1. Viviamo nel mondo del Mercato e della sua crisi senza soluzione. Immersi nel monologo autoelogiativo, nel discorso ininterrotto che il Mercato tiene su se stesso. Come i condannati del racconto "Nella colonia penale" di Kafka, siamo infilati in una macchina che incide sul nostro corpo la Legge.

2. Consideriamo che la ricerca artistica sia la falsa coscienza di chi non riesce a profittare del mercato, ma solo a subirlo. Anche chi sputa sull'arte, chi teorizza la sua fine o chi è molto puro e socialmente impegnato, alla fine se la gode se riesce a entrare in una piccola galleria, in una sconosciuta collana, in un teatro periferico.

3. Siamo contro ogni idea romantica sull'arte. Odiamo il genio e sregolatezza, l'artista profetico, le pose d'artista. Il genio è rigore e fa quello che può. Odiamo l'eternità e siamo per l'effimero. Solo le cose che passano sono quelle che restano. Preferiamo pensare la nostra opera sulla mensola di un bagno piuttosto che in un grande museo.

4. Pensiamo che l'arte contemporanea non abbia di se una conoscenza ontologica, ma solamente tecnica, strumentale, procedurale e che metta il suo impegno massimo nella relazionalità e nell'efficacia tecnica e operativa. Il maggior merito dell'artista d'oggi è aver rimosso sia l'orgoglio che la vergogna dell'arte, negando a sé e al suo lavoro un'orizzonte di verità. Nessuno può oggi immaginare seriamente che l'arte salverà il mondo, né comprenderà la vita o ad essa si sostituirà. Questa è la nostra conquista di libertà, immersa nel Mercato.

5. Non ci interessano il gusto, la sensibilità, la cultura perché non ci interessano i ristretti circoli, gli appassionati, le belle riviste. Ci interessa parlare a molti, stare sulla strada, essere accessibili a tutti. Non ci interessa dire qualcosa di elevato, ci interessa vendere. Ma nel Mercato le due cose coincidono. Contro ogni intellettualismo, l'immediato sensibile è il nostro terreno e il mercato il nostro linguaggio.

6. Per arrivare a tutti accettiamo le forme di comunicazione del Mercato, per trarre profitto dal nostro lavoro ci adeguiamo alle immagini del dominante. Vogliamo descrivere nel modo più semplice possibile, cinicamente, ciò che abbiamo attorno, ciò che dalla nostra nascita respiriamo : il Mercato. Che cosa né farà il nostro Cliente non ci riguarda. Ne usi per proprio piacere, per elogiare il Mercato o di contro per attaccarlo, ne usi per tenere in piedi un tavolino, per coprire una macchia sul muro, come posacenere non ci interessa.

7. Vogliamo stare nel Mercato come pesci nell'acqua e rivendichiamo di non voler nascondere questa nostra scelta. Siamo pronti a contraddirci, non a illuderci.

VEDI TU


Ho dovuto leggerlo e rileggerlo per capire meglio il senso e in alcuni punti ci sto come il fatto che non mi interessano i ristretti circoli. Però in altri no.
E' vero che in tempi questi siamo sempre legati al Mercato, a cosa decide e se faccio un quadro poi mi piacerebbe venderlo, ad un prezzo, per come sono, ragionevole (dopotutto sono ancora giovane), e poi ho preferito donare alcuni miei quadri a miei amici, i quali possono testimoniare, che conosco bene e che li hanno apprezzato di parecchio a volte rimanendo anche a bocca aperta.

Arte e Mercato... Quest'associazione mi fa subito venire in mente Andy Warhol. Come dimenticare le sue lattine di zuppa Campbell del 1964?



Eppure anche lui anni fa è stato profetico nel dire che ognuno di noi avrà i suoi 15 minuti di gloria.


Una delle cose straordinarie dell'arte e che puoi dire tutto e il suo contrario e nel dire una negazione, puoi anche riportare il contrario un po' come faceva Oscar Wilde


foto di Napoleon Sarony, 1882


Con i suoi aforismi poteva dire tutto e niente e nello stesso tempo far riflettere.

L'artista è il creatore di cose belle
Rivelare l'arte e celare e l'artista è il fine dell'arte.
L'artista non desidera dimostrare nulla. Perfino la verità può essere dimostrata.
Nessun artista ha intenzioni etiche. Uno scopo etico in un artista è un imperdonabile manierismo stilistico.
Nessun artista è mai morboso. L'artista può esprimere qualsiasi cosa.
Il pensiero e il linguaggio sono per l'artista strumenti di un'arte.
Il vizio e la virtù sono per l'artista materiale di un'arte.
Ogni arte è a un tempo superficie e simbolo.

E poi alla fine c'è questa frase così perentoria che sembra cancellare tutto:

Tutta l'arte è perfettamente inutile.


Dove sta la verità? Che cosa ha detto in realtà? Che cosa rimane?
Tutto e niente.
La cosa che più mi è piaciuta è la frase finale ovvero della contraddizione. Io penso che chi voglia fare arte sia sempre in bilico.
Gli artisti si contraddicono sempre ed essere veri.
Quindi il Mercato è una contraddizione dell'Arte e per questo le appartiene?
A dir la verità non so, molte cose che loro hanno scritto non capisco forse perché proprio non mi appartengono.
Insomma mi sembra che vogliano provocare che, quando non fine a se stessa, la trovo un'utile e indispensabile arma degli artisti. E' un po' come un leggero elettroshock soprattutto in questi tempi dove la maggior parte della gente sembra essere anestetizzata. Però come con tutte le armi, bisogna stare attenti perché possono essere a doppio taglio.


Se ho voluto riportare qui il testo del manifesto (con il loro permesso ovviamente) è perché le loro frasi mi ponevano il punto della riflessione e spero che lo stesso sia per voi. Sarei molto lieta se condivideste le vostre riflessioni

Alla fine di questo post cosa vi rimane? Tutto o niente? O un'altra quantità?

Decidete voi.

martedì 15 novembre 2011

Direttamente dal mondo di Aulonia....



Chi ti sembra?

A scuola quando disegnavo personaggi inventati chiedevo sempre ai miei compagni che cosa li sembrassero. Mi piaceva ascoltare le loro opinioni e vedere quanto quello che loro percepivano coincidevano con quello che volevo io o anche no ed entrambi nei due casi, era sempre interessanti.
Poi alcuni erano più titubanti nel rispondere e allora chiedevo: Se lo incontri per strada che sensazioni ti dà?
Lì allora i miei compagni si divertivano nel dare le risposte ed era quello che volevo: le sensazioni.
Ora, chi vi sembra questa creatura? Se lo sogni, che sensazioni ti dà?
Ma soprattutto, se volete sapere chi è basta che andate qui, nel mio secondo blog.
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