venerdì 31 dicembre 2010

Il collage dei ricordi

Ecco un racconto inventato al momento, tasto dopo tasto, per augurarvi un buon anno:

Gli anni passano, si trasformano. Li modello come creta, li taglio con le forbici e realizzo un collage.
Ma cosa faccio con i ricordi brutti? Sono tutti frastagliati. Ho provato a ritagliarli però si sfilacciano sempre come quelle stoffe coi fili che cadono per terra.
Provo a darli una forma precisa, ma non vogliono. Preferiscono restare così, preferiscono non essere ordinati, ma caotici e poi a guardarli bene, sono davvero brutti?
Provo a riguardarli, li guardo solo e non li giudico. Non li avevo mai visti in quello stato e anch'io non mi sono mai vista in quello stato.
Mi fanno da specchio mentre io li guardo.
A volte preferirei non guardare però poi vengo catturata.
Ero davvero io quella?! Che buffa!
Ma ho fatto davvero io quella smorfia?! Non mi sembrava
No! Sono venuta con gli occhi chiusi. E' venuta bene però, sembra che io stia concentrata su qualcos'altro. A cosa pensavo in quel momento?
Ho deciso di attaccarli, ma come creare una composizione? Come far sì che ogni singolo ritaglio sia un proseguimento dell'altro? Devo forse ripercorrere tutto l'anno? Ma i pensieri su quei momenti sono gli stessi di allora?
No, non sono gli stessi.
Ma quei ricordi sono brutti perché io li vedo brutti? A volte alcuni ricordi brutti non lo sono veramente anzi pochi possono essere considerati davvero brutti.
Ci sono stati momenti difficili. Hanno i bordi taglienti. Cosa faccio con questi? Li inserisco?
Guardo anche questi. Come vorrei non guardarli, come vorrei non pensare a quei giorni e faccio fatica a non giudicarmi.
Allora pensavo altre cose e quei pensieri sono gli stessi di adesso anche se meno intensi.
Guardo i momenti belli. I bordi sono lisci. Li riguardo anche da varie angolature per capire anche come creare una composizione. Davvero ero così felice? Non ci credo. Davvero sono io quella? Non pensavo di avere uno sguardo e un sorriso così luminosi.
Lì non pensavo.
La cosa strana è che spesso un giorno poteva avere assieme momenti di diverso tipo.
Bene, ora ho tutti i ritagli. La faccio la composizione o no?
Guardo bene la parete su cui mettere la composizione. E' completamente bianca e a destra c'è una finestra aperta con la tapparella totalmente alzata.
Ho appena visto una folata di vento. E' stata molto veloce e mi viene in mente un'idea: prendo i ritagli e li taglio a piccoli quadratini così da non far capire di che genere siano. Finita quest'operazione, li metto in una tovaglia, li mescolo, vado alla finestra e apro la tovaglia.
Eccoli volare assieme uniti.
Ecco la mia composizione.

giovedì 30 dicembre 2010

Morta la modella Isabelle Caro

Certe notizie, certe morti non vorresti mai sentirle eppure succedono.
Come la morte di questa ragazza, Isabelle Caro, modella francese.
Il suo nome forse non vi dice niente?
Forse queste foto vi fanno capire chi è:




Se ho scelto di voler mettere le prime due foto interamente senza censura, non è perché non ho rispetto della sua persona, anzi: lei ha coraggiosamente scelto di farsi vedere nuda, di mostrarsi senza censura e io ho voluto rispettare la sua scelta anche adesso dopo la sua morte.
Avrei preferito molto di più oscurare il marchio, ma non sapevo come fare.

Lei soffriva di anoressia sin da adolescente anche dovuta a una madre che le impedica di crescere, fisicamente e psicologicamente.
Con quelle foto di Oliviero Toscani è diventata la testimonial contro l'anoressia. Molti hanno preferito voltare o la faccia o la pagina, ma non farlo adesso e prova a guardarla negli occhi: sono quelli di chi ha voglia di vivere, di chi ha deciso di combattere, ma il suo corpo non ha retto.

E' morta il 17 novembre a Tokio per una pneumopatia. Si è saputo solo ora.
Aveva 28 anni.



"...Le sofferenze fisiche e psicologiche che ho subito hanno un senso solo se possono essere d'aiuto a chi è caduto o ha la tentazione di cadere nella trappola da cui io sto cercando di uscire”.


Aggiornamento 22 gennaio 2011: Credo che ormai lo sappiate: si è suicidata sua madre. Il marito parla per sensi di colpa per averla ricoverata. Non volevo parlarne però oggi ho visto un servizio su Isabelle e che parlava dell'anoressia. Hanno fatto vedere video su di lei, sulla sua voglia di vivere nonostante la malattia e veniva raccontata la sua storia: la madre aveva una storia d'amore con un artista emaciato e dall'unione nacque lei, Isabelle che le ha impedito di crescere e così la piccola a 13 anni smise di mangiare per non crescere. E LA MADRE SI E' FATTA VENIRE SENSI DI COLPA PER AVERLA FATTA RICOVERARE?! Per questo non ne volevo parlare perché ero arrabbiata.
Nel servizio, si vede Isabelle che dice di averla perdonata perché l'ha messa al mondo. Questa è stata una sua scelta però credimi se ti dico che la forza di vivere ce l'avevi tu: volevi innamorarti, volevi diventare madre appena ti era possibile, volevi diventare un'attrice di teatro, volevi vivere.
Purtroppo il tuo corpo non ha retto.
Ciao Isabelle.

Qui il suo blog in lingua francese

mercoledì 29 dicembre 2010

Il mito di Amore e Psiche

Due amanti...
Un amore intenso, ma oltraggiato...
I parenti che ti osteggiano...
Delle prove da superare...
Piccoli aiutanti magici...
Il sonno dell'amata...
Il risveglio...
Il lieto fine.

Quale favola sto raccontando?
Da questi indizi voi potreste dire chissà quanti titoli eppure io sto parlando di una sola favola o meglio, di un mito antico narrato da Apuleio nel suo Le Metamorfosi: quello di Eros e Psiche.
E sapete il perché? Perché questo mito è considerato la madre di tutte le favole nel tempo e anche nello spazio visto che anche favole di altri paesi hanno in comune una moltitudine di cose.

Che cosa racconta questo mito? Brevemente vi faccio il riassunto.

Psiche è una fanciulla così bella che viene considerata una dea alla pari di Afrodite, la dea della bellezza e dell'amore. Ma Afrodite non è un tipo che sta a guardare quindi incita suo figlio, Eros a farla innamorare con una delle sue frecce di un mostro orrendo.
Il tempo passa e Psiche non riesce a trovare un marito visto che tutti gli uomini tendono ad ammirarla da lontano mentre le sue due sorelle sono già accasate.
Psiche e i suoi genitori consultano un oracolo e questo avverte del pericolo: Psiche dovrà sposarsi "...un mostro malvagio, feroce e viperino che d'ali andando per l'aria tutti molesta. Giove stesso ne trema, molto lo temono i numi, ne ha terrore persino il mondo infernale.".
Psiche acconsente a questo matrimonio nonostante il parere negativo dei suoi genitori e con il vestito da sposa nel luogo prestabilito e verrà condotta nel palazzo del mostro da Zefiro.
Lei non può vedere il suo sposo, ma potrà sentire la sua voce e anche quelle delle sue ancelle che sono a sua disposizione. Inoltre, Psiche e il suo sposo passano le notti insieme e in una di queste lei rimarrà incinta.
Intanto le due sorelle la stanno cercando e Psiche vuole andarle incontro contro il volere dello sposo che alla fine acconsente, ma la mette in guardia. Queste, vedendo che Psiche sta bene ed è perfettamente accasata, rodono per l'invidia e decidono di avvertire Psiche di un falso pericolo: lo sposo la vuole ammazzare dopo che lei abbia partorito.
Psiche, credendo della buona fede delle sorelle, decide di scoprire chi è il suo sposo e dopo una notte di fuoco, accende una lanterna e così conosce l'identità del "mostro": è Eros, il dio dell'amore.
Psiche rimane lì a guardarlo estasiata però una fiammella della lanterna cade e ferisce Eros. Lui si sveglia e vistosi scoperto, scappa velocemente. Psiche rimane lì a guardarlo e presa dallo sconforto cerca di suicidarsi, ma lì vicino passa il dio Pan con la ninfa Eco la frenò dal suo gesto.
Psiche vagabondò e chiese aiuto alle divinità presenti, ma nessuna cercò di aiutarla per non fare un torto ad Afrodite così, dopo un viaggio errante, e dopo essersi vendicata delle due sorelle, decide di presentarsi alla dea che la sottopone a delle prove da superare.
Psiche si farà prendere dallo sconforto perché le prove sono difficili, ma ci saranno delle piccole creature che la aiuteranno per portare a fine il compito.
Allora Afrodite la sottopone a un compito gravoso: andare negli Inferi e chiedere a Proserpina un po' della sua bellezza inserendola in una scatoletta.
Ancora una volta, la curiosità di Psiche gioca un brutto scherzo perché la scatoletta non contiene altro che un sonno infernale e lei cadde come morta.
Eros recuperò il suo stato e corse dalla sua amata risvegliandola.
Infine il lieto fine con il matrimonio di Eros e Psiche, divenuta immortale.
La bambina si chiama Voluttà.

Ho cercato di riassumere il più possibile tenendo però ben chiaro lo svolgimento del mito.

Adesso elenco le opere ispirate da questo mito. Alcune sono famose altre no:




Cupido e Psiche di Annie Swynnerton, 1891


Cupido e Psiche di Paul Jacques Aimbaudry



Psiche di Guillame Seignac


Cupido in volo è colpito dalla bellezza di Psiche di Maurice Denis, 1908


I genitori di Psiche la abbandonano sulla sommità della montagna di Maurice Denis, 1909 ca.


Psiche scopre che il suo amante segreto è Cupido di Maurice Denis, 1908


Cupido e Psiche di Adolfo Cipriani


Cupido e Psiche a San Pietroburgo



Cupido e Psiche nel pergolato nuziale di Hugh Douglas Hamilton, 1792 - 93


Cupido e Psiche che si baciano, copia romana



Cupido e Psiche di Middleton Jameson, 1898



Cupido e Psiche di Benjamin West, 1808




Eros e Psiche di Johann Heinrich Fussli 



Psiche dormiente di Michelangelo Palloni (affresco), 1688


Amore e Psiche di Edvard Much, 1907


Psiche e Caronte di Errol Le Cain 


Cupido e Psiche di William Etty


Amore e Psiche di Francois Edouard Picot, 1819


Cupido ha trovato Psiche di Edward Burne Jones, 1865 ca.


Psiche e Pan di Edward Burne Jones, 1872 - 74


Il matrimonio di Psiche di Edward Burne Jones, 1895


Cupido consegna Psiche di Edward Burne Jones


Psiche agli Inferi di Eugène Ernest Hillemacher, 1865



Psiche e Cerbero di Edmond Dulac



Psiche agli Inferi di Adolph Lalyre


Psiche negli Inferi di Paul Alfred de Cuzon


Amore e Psiche di François Gérard, 1798


Il rampimento di Psiche di W.A. Bouguereau, 1895



Psiche di W.A. Bouguereau, 1892



Amore e Psiche bambini di  W.A. Bouguereau, 1890
noto erroneamente come Il primo bacio che è del 1873


Amore e Psiche di W.A. Bouguereau, 1889



L'amore di Psiche di Eugene Medard, 1878



La loggia di Psiche di Raffaello Sanzio nella Farnesina (Roma), 1517 


Il matrimonio di Psiche di Raffaello Sanzio, 1517


Il matrimonio di Psiche di Pelagio Palagi, 1808
quello al centro è Giove


Il matrimonio di Cupido e Psiche


Psiche e Mercurio di Adriaen De Vries



Eros e Psiche di Clodion



Il matrimonio di Psiche nella sala del Palazzo Ducale di Mantova


 Amore e Psiche che si abbracciano di Antonio Canova, 1788 - 1793


particolare del precedente





Amore e Psiche in piedi di Antonio Canova, 1796 - 1800


particolare del precedente


Psiche fanciulla di Antonio Canova


Eros e Psiche di Antonio Canova
(è stato anche un pittore, ma non ha mai raggiunto l'eccellenza come con le sculture)



Cupido e Psiche, Jean Baptiste Regnault


Amore e Psiche di Orazio Gentileschi, 1628 - 1630



Psiche onorata dal popolo di Luca Giordano, 1692


Psiche servita dagli spiriti invisibili di Luca Giordano, 1702


Psiche viene visitata nella notte da Cupido di Luca Giordano



Psiche mostra alle sue sorelle i doni ricevuti da Cupido di Luca Giordano


Psiche scopre Cupido di Luca Giordano

Cupido abbandona Psiche di Luca Giordano


Psiche punita da Venere di Luca Giordano, 1702



Il matrimonio di Psiche di Luca Giordano


Amore risveglia Psiche dal sonno causato da Proserpina di Anthoon Van Dick, 1638 - 1640


di Michelangelo Palloni, 1688 ca.


Psiche scopre l'identità dell'amante e fa cadere una goccia di olio bollente di Jacopo Zucchi, 1589


Cupido e Psiche durante uno dei loro incontri notturni di Jacques Louis David, 1817



Amore e Psiche, pittura greca



Psiche apre la porta per il giardino di Cupido di John William Waterhouse, 1904


Psiche apre lo scrigno d'oro di John William Waterhouse, 1903


Amore e Psiche di Auguste Rodin, 1905



Psiche di Auguste Rodin


Il bagno di Psiche di Frederick Leighton, 1890



Il risveglio di Psiche di Guillaume Seignac



Psiche abbandonata da Amore di Giovanni di Niccolò de' Luteri detto Dosso Dossi, 1525 circa



Amore e Psiche di Angelica Kauffmann, 1792


Psiche e Caronte di John Roddam Spencer Stanhope, 1883 



Psiche abbandonata di Pietro Tenerani, 1819


Psiche svenuta di Pietro Tenerani, 1822



Psiche abbandonata di Augustin Pajou, 1790


particolare del precedente


Eros e Psiche, affresco pompeiano, 45 - 79 d.C.

 

Il rapimento di Psiche di Oscar Pereira da Silva, 1914


Cupido e Psiche di Joshua Reynolds, 1789




Avrete senz'altro notato che spesso ricorre la farfalla sia che la tiene Psiche, sia che lei abbia ali da farfalla. Infatti col termine "psyche" s'intende anche la farfalla oltre all'anima.

Psiche non poteva non ispirare i poeti. Infatti Giovanni Pascoli l'ha inserita nei suoi Poemi conviviali nel 1905:


O Psyche, tenue più del tenue fumo
ch’esce alla casa, che se più non esce,
la gente dice che la casa è vuota;
più lieve della lieve ombra che il fumo
disegna in terra nel vanire in cielo:
sei prigioniera nella bella casa
d’argilla, o Psyche, e vi sfaccendi dentro,
pur lieve sì che non se n’ode un suono;
ma pur vi sei, nella ben fatta casa,
ché se n’alza il celeste alito al cielo.
E vi sfaccendi dentro e vi sospiri
sempre soletta, ché non hai compagne
altre che voci di cui tu sei l’eco;
ignude voci che con un sussulto
sorgere ammiri su da te, d’un tratto;
voci segrete a cui tu servi, o Psyche.
Intorno alla tua casa, o prigioniera,
pasce le greggi un Essere selvaggio,
bicorne, irsuto; e sui due piè di capro
sempre impennato, come a mezzo un salto.

E tu ne temi, ch’egli là minaccia
impazïente, e sempre ulula e corre;
e spesso guazza nel profondo fiume,
come la pioggia, e spesso crolla il bosco,
al par del vento; e non è mai l’istante
che tu non l’oda o non lo veda, o Psyche,
Pan multiforme. Eppur talvolta ei soffia
dolce così nelle palustri canne,
che tu l’ascolti, o Psyche, con un pianto
sì, ma che è dolce, perché fu già pianto
e perse il tristo nel passar dagli occhi
la prima volta. E tu ripensi a quando
vergine fosti ad un’ignota belva
data per moglie, crudel mostro ignoto.
E sempre al buio tu con lui giacesti
rabbrividendo docile, ed alfine,
vigile nel suo sonno alto di fiera,
accesa la tua piccola lucerna,
guardasti; e quella belva era l’Amore.
E lo sapesti solo allor che sparve,
l’Amore alato. E ne sospiri e l’ami.
E nella casa di ben fatta argilla,
dove sei schiava delle voci ignude,
sempre l’aspetti, che ritorni, e dorma
con te. Tu piangi, quando Pan, la notte,
fa dolcemente sufolar le canne;
piangi d’amore, o solitaria Psyche,
nella tua casa, dove più non tieni
posto, che l’ombra, e non fai più rumore,
che l’alito; e le voci odi che fanno
all’improvviso a te cader dal ciglio
la stilla che non ti volea cadere.
Però che sono e sùbite e severe
le più; ma più di tutte una che sempre
contende e grida, ad ogni tuo sospiro
verso l’alata libertà: "Non devi!"
Quella non t’ama, credi tu; ma un’altra
è, sì, che t’ama, e ti favella a parte
e ti consola, e teco piange, e parla
così sommessa che tu credi a volte
che sia meschina prigioniera anch’ella.

E tu devi, d’un mucchio alto di semi,
far tanti mucchi, e sceverare i grani
d’orzo, i chicchi di miglio, le rotonde
veccie, i bislunghi pippoli di rena.
E come fine polvere di ferro
sparsa per tutto il mucchio è la semenza
dei papaveri. E tu, Psyche, tu gemi
trepida, inerte; e poi con le tue dita
d’aria ti provi, scegli a lungo i semi
del papavero immemore, e in un giorno
tanti ne cogli, quanti appena udresti
cantare nella secca urna d’un fiore.
E piangi, ed ecco vengono le figlie
dell’alma Terra, frugole e succinte,
dalla pineta dove a Pan selvaggio
frangean tra gli aghi dei pinastri il suolo.
Non so chi disse alle operaie nere
di Pan la cosa. Ma si fa d’un tratto
un brulichìo per l’odorata selva;
e sgorgano esse a frotte dai minuti
lor collicelli, mentre Pan nell’ombra
s’addorme al canto delle sue cicale.
E salgono alla casa, onda su onda,
fila incessante di formiche, ed opre
vengono a te; ma prima i grani d’orzo,
pesi, e i bislunghi pippoli di vena
portano, due di loro uno di quelli;
fanno le veccie di tra il biondo miglio,
poi fanno il miglio minimo, poi vanno.
E resta a te la polvere di semi,
di cui ciascuno dal suo nulla esprima
un lungo stelo e il molle fior del sonno.

E il molle sonno tu lo chiami, o Psyche,
dacché di quelle voci una, la voce
che non t’ama e ti sgrida aspra, ti disse:
"Vil fanticella, prendi questa brocca
e va per acqua al nero fonte; al fonte
di cui sgorga l’oscura onda, sotterra,
al fiume morto. Esci per poco, e torna."
E tuo mal grado, o schiavolina, andasti
con la tua brocca di cristallo al fonte;
e là vedesti, su la grotta, il drago,
l’insonne drago, sempre aperti gli occhi;
e tu chiudesti, o Psyche, i tuoi, da lungi
rabbrividendo; ed ecco, non veduto,
uno ti prese l’anfora di mano,
che piena in mano dopo un po’ ti rese,
e dileguò. Tu lentamente a casa
tornavi smorta, e con un gran sospiro,
apristi gli occhi, e nel cristallo puro
tu guardasti l’oscura acqua di morte,
e vi vedesti il vortice del nulla,
e ne tremasti. E Pan allora un dolce
canto soffiò nelle palustri canne,
che tu piangesti a quel pensier di morte
come piangevi per desìo d’amore:
lo stesso pianto, così dolce, o Psyche!
Ma pur ne tremi, o Psyche, ancora, e mesta
invochi il sonno, perché a te nasconda
quell’altro sonno, che non vuoi, più grande!
Ma delle voci di cui tu sei schiava,
quella che t’ama e ti consola a parte,
ecco che ti favella e ti consola:
"Povera Psyche, io so dov’è l’Amore.
Oh! l’Amore t’aspetta oltre la morte.
Di là, t’aspetta. Se tu passi il nero
fiume sotterra, troverai l’Amore.
Tremi? C’è un vecchio, vecchio come il tempo,
che tutti imbarca, e non fa male a Psyche!
E c’è un cane, oltre il fiume, che divora
ciò ch’è di troppo, e non fa male a Psyche!
Pallida Psyche, prendi tra le labbra
che sembrano due petali appassiti
di morta rosa, un obolo, e leggiero
tienlo, così, che te lo prenda il vecchio,
né tu lo senta; e chiudi gli occhi, e dormi.
E prendi una focaccia, anche, col miele
e col mite papavero, e leggiera
tienla, così, che te la prenda il cane,
né tu lo senta; e chiudi gli occhi, e dormi.
Appena desta, rivedrai l’Amore."

Tu la focaccia prendi su, col miele,
tu chiudi nelle labbra scolorite
l’obolo; e non so quale alito lieve
ti porta via. Per dove passi, un’ombra
passa, non più che d’ali di farfalla.
Ma tu non dormi; e lievemente il vecchio
ti prende il piccolo obolo di bocca;
ma tu lo senti, e senti anche la rauca
lena del vecchio rematore, come
se alcuno seghi il duro legno, e come
se alcuno picchi su la putre terra;
anche senti un latrato, solitario;
e tremi tanto, che di man ti sfugge
ah! la focaccia, e fa un tonfo nell’acqua
morta del fiume. Ed anche tu vi cadi,
cadi nel queto vortice del nulla.

Ma Pan il gregge pasce là su l’orlo
del morto fiume. Non udivi il suono,
là, della vita? Tremuli belati
e cupi mugli, il gorgheggiar d’uccelli
tra foglie verdi, e sotto gravi mandre
lo scroscio vasto delle foglie secche.
E ti cullava nella vecchia barca
un canto lungo, che da te più sempre
s’allontanava sino a dileguare
nella dimenticata fanciullezza.
Pan! era Pan! Egli ti porge un braccio
ispido, e su ti leva intirizzita,
gelida, o Psyche; immemore; e ti corca
nuda così, lieve così, nel vello
del suo gran petto, e in sé ti cela a tutti.
Quali alte grida là dal mondo! Quali
tristi lamenti intorno alla tua casa,
d’argilla, o Psyche, donde più non esce
il tenue fumo, alla tua casa vuota
di cui sparve il celeste alito in cielo.
Ti cercano le genti, o fuggitiva.
O Psyche! o Psyche! dove sei? Ti cerca
nel morto fiume il vecchio che tragitta
tutti di là. Ti cerca, acre fiutando,
dall’altra riva il cane che divora
ciò ch’è di troppo. Tutti, o Psyche, invano!
O Psyche! o Psyche! dove sei? Ma forse
nelle cannucce. Ma chi sa? Tra il gregge.
O nel vento che passa o nella selva
che cresce. O sei nel bozzolo d’un verme
forse racchiusa, o forse ardi nel sole.

Ché Pan l’eterno t’ha ripresa, o Psyche.


E anche John Keats realizza un'Ode a Psiche nella sua raccolta Iperione del 1884:


Ascolta, o Dea, questi versi dissonanti
Strappati dalla dolce violenza e dal ricordo caro;
E che sin entro la morbida conchiglia del tuo orecchio
Sian cantati i tuoi segreti, perdona.
Certo ho sognato, oggi – o davvero l’alata Psiche
Ho visto con i miei occhi aperti?
Giravo spensierato per un bosco
Quando di colpo estasiato per la sorpresa
Due belle creature vidi, coricate fianco a fianco,
Nell’erba folta, sotto un sussurrante tetto
Di foglie e tremuli fiori, ove un ruscello
Appena visibile scorreva:
Tra i taciti fiori dalle fresche radici, azzurri lunari,
Dolcemente profumati nei purpurei boccioli,
Giacevano con quieto respiro sopra un letto d’erba,
Le braccia intrecciate e le ali,
Solo le labbra non si toccavano, ché ancora non s’eran dette addio.
Come se sperate dalle mani dolci del sonno
Fosser pronte a superare il numero dei baci passati
Quando l’alba l’occhio tenero aprisse dell’amore nascente.
Conoscevo bene il fanciullo alato;
Ma tu, o felice colomba felice, chi eri?
La sua Psiche fedele!

Oh tu, ultima nata visione, più dolce
Sei di tutta la svanita gerarchia Dell’Olimpo,
Più bella di Diana nelle sue regioni di zaffiro,
Più bella di Venere, la lucciola amorosa del cielo,
Tu, la più bella sei, pur se tempio non hai,
Né altare colmo di fiori,
O coro di vergini che dolcemente piangano
La tua mezzanotte,
E non voce, o liuto, o flauto, o incenso squisito
Che fumi dal turibolo scosso,
O santuario, bosco, oracolo o ardore
Di profeta sognante della pallida bocca.

Tu, più splendida sei, pur troppo tardi nata
Per gli antichi voti o per l’ingenua lira appassionata,
Quando sacri erano i rami della foresta
Incantata, sacra era l’aria, l’acqua, il fuoco:
Pure, anche un questi giorni tanto lontani
Dalle fedi felici, le tue ali lucenti
Che volteggiano tra gli olimpi in rovina io vedo,
E canto, ai miei soli occhi credendo.
Sì, lascia sia io il tuo coro e il pianto
Alzato per la tua mezzanotte,
Lascia sì io la tua voce, il tuo liuto, il tuo flauto,
Il tuo incenso squisito che fuma dal turibolo scosso,
Il tuo santuario, il tuo bosco, il tuo oracolo e l’ardore
Di un profeta sognante dalla pallida bocca.

Voglio essere io il tuo sacerdote, e costruirti un tempio
Nelle inesplorate regioni della mia mente,
Dove ramosi pensieri, appena nati con piacevole dolore,
Mormoreranno al vento sostituendo i pini:
E lontano lontano, di vetta in vetta macchie oscure d’alberi
Vestiranno tutt’intorno i gioghi selvaggi dei monti
E zefiri, fiumi, uccelli e api culleranno
Nel sonno le driadi coricate sul muschio:
Tra questa ampia quiete
Adornerò un roseo santuario
Con la trama in intrecciata d’una mente al lavoro,
Con boccioli, campanule e stelle senza nome,
Con tutto ciò che l’alma fantasia sa inventare,
Lei, che creando fiori, sempre diversi li crea:
Per te sarà li ogni dolce piacere
Che l’ombroso pensiero può conquistare,
Una torcia splendente, un finestra aperta alla notte
Perché caldo l’amore vi possa entrare.



Questo mito viene visto anche come un'allegoria dell'Anima (Psiche) che incontra l'Amore (Eros), ma per far sì che l'Anima non perda l'Amore non deve mai vederlo in faccia, non lo deve rendere visibile perché senno perde la sua forza trascinante.
Credo sia un mito attuale, un errore che spesso ricorre: cercare di rendere visibile l'Amore, di vederlo con la luce della razionalità.

Inoltre Psiche da giovinetta inesperta diventa sempre più matura soprattutto quando decide di presentarsi a Afrodite. E poi l'aiuto che si riceve dagli altri. Spesso, per motivo d'orgoglio, lo si rifiuta però, quando necessario, è indispensabile farsi aiutare e chiedere aiuto non è da vigliacchi.
Psiche che guarda dentro la scatola d'oro assomiglia molto a Pandora quando guarda dentro il vaso: la curiosità, a volte, gioca dei brutti scherzi.
E poi, a guardare bene, l'oracolo non aveva tutti i torti riguardo all'identità del "mostro".

P.S.: Di Psiche ne avevo parlato anche qui realizzando un quadro.

N.B.: A volte si è tradotto Eros(= Amore) con Cupido. Io ho tenuto così, ma c'è da dire una cosa: Eros non è Cupido. Quest'ultimo è stata una traduzione degli Antichi Romani che spesso hanno riadattato non solo i miti, ma anche alcune caratteristiche degli dei. Il vero Eros è più travolgente del tenero Cupido.


Aggiornato e Modificato


Aggiornamento 17 gennaio 2011: In poche più di due settimane, ovvero da quando l'ho postato a adesso, questo post ha ottenuto poco più di 1000 visualizzazioni e per quanto riguarda il mio blog è tantissimo!!! E' anche il mio primo post che supera le 1000 visualizzazioni.
Grazie infinite a tutti e continuate a seguire il mio blog :)

Aggiornamento 16 marzo 2011: Questo post ha superato di poco le 5000 visualizzazioni. Ne sono sorpresa. Vuol dire anche che in soli 2 mesi dall'appunto qui sopra, il post ha quintuplicato le visualizzazioni. Grazie infinite, ma non dimenticate anche gli altri post, ok?
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